lunedì 25 luglio 2011

UN POSTO ALLA REGIONE




Prima ha detto che non si sarebbe dimesso.
Poi, si è autosospeso.
Oggi, finalmente, Filippo Penati, detto “il leghista di sinistra”, ha rassegnato le dimissioni dalla carica di vice presidente del consiglio regionale lombardo e da tutti gli incarichi all'interno del Pd.
Si chiude così questa specie di soap opera politico istituzionale, che ha avuto sui media un grande risalto e che è stata presentata come un gesto molto nobile, cosa rara in un periodo in cui i politici raggiunti da avvisi di garanzia spacciano come regola di vita la presunzione di innocenza e si scagliano contro fantomatici complotti orditi da magistrati comunisti.
Questa sceneggiata per fortuna in questo caso ci è stata risparmiata, occorre riconoscerlo a Penati, anche se il passo più importante, le dimissioni, sono giunte alla fine del teatrino descritto sopra.
Tutta questa vicenda, però, spiegherebbe anche come mai in questi anni non ci sia stata una dura battaglia all'interno della regione Lombardia per denunciare gli scandali che si sono succeduti, dall'arresto dell'assessore Prosperini alla tutt'ora scandalosa presenza in consiglio di Nicole Minetti, solo per citare due esempi. Parrebbe cioè che l'opposizione, chiamiamola così, non voglia fare la voce grossa, non avendo provveduto preventivamente a togliere i propri scheletri dagli armadi.
In più, è vero che Penati si è dimesso da vice presidente, ma rimane tutt'ora un consigliere regionale a tutti gli effetti: perché non vengono rassegnate anche quelle dimissioni? Perché non farlo subito?
Anche perché, se dovesse essre questo il prossimo passo, l'esito di questa strategia sarebbe veramente devastante, togliendo credibilità a tutto ciò che l'esponente Pd ha fatto sino ad ora ed anzi generando una ridda di ulteriori sospetti.
Fossi nei dirigenti del partito, aspetterei prima di santificare questa condotta.

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