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giovedì 5 aprile 2012

REQUIESCAT IN PACE


Dalla malattia di Bossi la Lega non esiste più
E dopo di lui le correnti si azzanneranno


A parlare è Rosanna Sapori fino al 2000 membro del direttivo provinciale del Carroccio ed ex conduttrice di Tele Padania Libera: "Il Senatur dice cose che in realtà gli vengono messe in bocca da chi gli sta intorno. Peccato però che queste persone non abbiano ancora capito che senza di lui sono finiti anche loro. La gente vera, i leghisti duri e puri, credono solo nel leader. Il partito è lui e basta"


Rosanna Sapori, ex conduttrice di Tele Padania Libera
Bossi minaccia di cacciare chi lo contesta e dice che Flavio Tosi è uno stronzo. Ma non è lui a pensarlo. E’ chi gli sta intorno. Peccato però che queste persone non abbiano ancora capito, o fingano di non capire, che finito Bossi sono finiti anche loro. La gente vera, i leghisti duri e puri, credono solo nel Senatùr. La Lega è lui e basta”.

Chi parla è una che la pancia del movimento la conosce bene. E’ Rosanna Sapori, ex consigliera comunale leghista ad Azzano San Paolo, in provincia di Bergamo e fino al 2000 membro del direttivo provinciale del Carroccio. Oggi gestisce una tabaccheria a Bergamo, ma ancora nel 2004, quando il contratto di collaborazione non le fu più rinnovato, era una delle giornaliste e conduttrici di punta di Radio Padania Libera, l’emittente che qualche giorno fa ha censurato le telefonate di protesta contro l’imposizione di Maurilio Canton a segretario provinciale di Varese.

Ma non chiamatemi epurata – aggiunge – E’ vero, sono stata licenziata in tronco da Radio Padania, ma nessuno mi ha mai buttato fuori dalla Lega. Sono io che da allora non ho più rinnovato la tessera”. E al fattoquotidiano.it ricorda anche il patto segreto stipulato tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, di cui ha parlato di recente Gigi Moncalvo nel corso di In mezz’ora di Lucia Annunziata.

Si smette così di essere leghisti?
Perché? Cosa significa essere leghisti oggi?

Ce lo spieghi lei.
Significa essere cretini. Dalla malattia di Bossi la Lega non esiste più.

Come no? Ci sono ministri, parlamentari e sindaci leghisti in tutto il Nord Italia.
Ma perché secondo voi è Bossi che li sceglie? E’ lui che decide?

Cosa intende?
Che Bossi ha avuto un ictus fortissimo e da allora non è stato più lo stesso. Se oggi mi incontrasse per strada probabilmente non mi riconoscerebbe nemmeno. Due anni fa, al funerale di Vito Gnutti (ministro leghista dell’Industria nel primo governo Berlusconi, ndr) non riconobbe Alessandro Patelli (ex tesoriere del Carroccio, ndr)! Dopo la malattia non sapeva più nemmeno chi erano i figli e così chi gli stava intorno ha assunto il controllo su tutto.

A chi allude in particolare?
Soprattutto alla moglie. E’ lei che dal 2004 ha preso in mano la Lega e anche l’alleanza con Berlusconi. Sull’accordo scritto tra il Cavaliere e il Senatùr per la cessione del simbolo, oltre a quella del senatore Giuseppe Leoni, uno dei fondatori della Lega, c’è anche la sua firma.

Che prove ha lei per dire che quell’accordo esiste davvero?
La parola di Daniele Vimercati, l’unico giornalista che Bossi abbia mai apprezzato e stimato al punto da sceglierlo come suo biografo ufficiale. La storia della cessione del simbolo della Lega a Silvio Berlusconi, come garanzia della nuova alleanza del 2001 dopo il ribaltone del ’94, in cambio del ritiro delle querele e dei soldi necessari a far fronte alla disastrata situazione finanziaria del movimento – la sede di via Bellerio era tutta pignorata – me l’ha raccontata Vimercati alla fine del 2001 pochi mesi prima di morire. Me lo ricordo come fosse ieri, era un pomeriggio e, con le lacrime agli occhi, mi disse: “Rosanna, non c’è più niente da fare. Lo hanno convinto che Berlusconi sta molto male e che nel giro di poco sarà costretto a lasciare la politica così lui, Bossi, si riprende il simbolo e tutto, intanto incassa i soldi”.

Davvero Bossi era convinto che Berlusconi fosse messo così male? Per questo accettò di cedergli il simbolo con lo spadone?
Bossi era stato convinto di questo perché qualcuno glielo fece credere. Ne ebbi un’ulteriore conferma quando un pomeriggio si presentò in radio e io, che con lui avevo un ottimo rapporto, un po’ per provocarlo gli dissi: “Ma come Umberto, ti vendi a Berlusconi?” e lui, piuttosto alterato, mi rispose: “Ma che dici? Che non lo sai che sta male?”. Allora capii che quello che mi aveva detto Vimercati era tutto vero.

Come fa lei a dire di un uomo che oggi arriva a minacciare di epurazione chi lo contesta, che sarebbe pilotato da altri?
Cito testuali parole pronunciate da Calderoli a Venezia: “Questi sindaci che rompono i coglioni non si rendono conto che sono polvere e senza la Lega ritorneranno polvere”. Secondo voi chi è che decide chi deve essere cacciato dalla Lega?

Però è Bossi che ha dato dello “stronzo” a Flavio Tosi per poi fare retro marcia assicurando che il sindaco di Verona non sarà mandato via.
Ma quelle sono cose che gli mettono in bocca altri: Calderoli, la moglie Manuela Marrone, Rosy Mauro e tutti quelli che fanno parte del cosiddetto cerchio magico. Tosi poi non lo può minacciare più di tanto nessuno perché sanno che a lui dei ruoli nazionali non gliene è mai fregato niente. C’è una sola cosa che Tosi vuole fare: il sindaco di Verona. E da sindaco può parlare e contestare la linea del partito, incluso il voto su Milanese, ad esempio. Chi sta a Roma invece non può farlo perché sa che se si va a votare di nuovo con questa legge elettorale non sarebbe più ricandidato.

Ma se è Tosi il vero anti-Bossi, Maroni allora che ruolo avrebbe?
Maroni non è mai stato pericoloso in sé. Maroni è la persona più tranquilla, moderata ed equilibrata che io conosca dentro la Lega. La vera pericolosità di Maroni, per il cerchio magico, sta nel ruolo che ricopre come ministro dell’Interno, per l’accesso che ha a determinati documenti.

Però a Pontida è lui che la base ha acclamato.
Quella che a Pontida acclamava Maroni non è la vera base. La vera base sta con Bossi e basta. E’ lui l’unico vero guru, nonostante la malattia, nonostante tutto, è solo Bossi che i duri e puri della Lega riconoscono come leader assoluto. Se togli Bossi la Lega è finita e se Bossi chiudesse gli occhi domani mattina non potete immaginare cosa accadrebbe.

Cosa?
Avete presente la storia della lista dei politici gay e omofobi? Bè, credete sia un caso che lì in mezzo ci fosse il nome di Calderoli? Io lo dico oggi e lo sottoscrivo: senza Bossi finirà male. Divisi tra maroniani, calderoniani, tosiani, zaiani, cotiani, cominceranno a lanciarsi fango addosso. Mica sono come i democristiani che di giorno litigavano e di notte andavano a letto insieme, questi si ammazzano!

Ma alla guerra tra “cerchio magico” e “maroniani” come ci si è arrivati?
Ci si è arrivati perché quelli che stanno con Maroni sanno bene che quando non ci sarà più Bossi verrà fuori la storia del simbolo e vogliono aver pronta una nuova Lega da presentare agli elettori.

di Claudia Daconto

lunedì 2 aprile 2012

OBAMA VS CICCHITTO

Immaginate per un attimo di essere voi in Corea al posto di Monti. Sta parlando il presidente Usa Obama, colui che è considerato l'uomo più potente del pianeta. Dalla tasca della vostra giacca improvvisamente parte la fastidiosa melodia del vostro cellulare. Inutile che diciate che voi non usate quelle musichette idiote: ci sono momenti e luoghi in cui anche una sinfonia di musica classica rompe le balle. E questo è uno di quei momenti. Imbarazzati vi precipitate fuori, cercando di rispondere il più in fretta possibile, cosicché possiate porre fine a quella cacofonia musicale. Finalmente riuscite a rispondere e scoprite che all'altro capo del filo c'è nientepopodimeno che Fabrizio Cicchitto. Che fate?

  1. Lo mandate a quel paese in malo modo, dato che vi ha fatto fare una figura di merda sesquipedale di fronte all'uomo più potente della Terra.
  2. Dato che siete persone educate, gli dite che ora non avete tempo per stare al telefono con lui - sta parlando l'uomo più potente della Terra - e gentilmente lo congedate, promettendogli che lo richiamerete non appena possibile.
  3. Vi intrattenete a parlare amabilmente con lui mentre sta parlando l'uomo più potente della Terra, facendo sorgere in quest'ultimo più di un dubbio sul suo effettivo potere e, colmo della sfiga, vi assentate proprio nel momento in cui egli, parlando a braccio, sta rivolgendo un solenne encomio alla vostra arte di governo.
Non ho preso in considerazione il caso 4, che è quello che dice che una persona di buone maniere in certi contesti - conferenze, cinema, teatro, concerti, ecc. - si premura di spegnere preventivamente il cellulare per non essere disturbato e per non disturbare gli altri, perché è una risposta banale.

La risposta 1 e 2 ci direbbero che effettivamente il nostro Monti è persona non proprio di grande educazione, ma comunque tecnico non succube dei pessimi esponenti politici che siedono al Parlamento. E che, a meno che in Italia non si verifichi un'immane catastrofe, quando parla Obama "lui non c'è per nessuno".

La risposta 3 invece potrebbe far sorgere qualche dubbio sul carisma internazionale di cui gode il buon Mario, che preferisce al presidente Usa il sicuramente più provinciale Cicchitto.
A me ricorda anche un altro presidente del consiglio, di cui Monti per l'aplomb viene considerato l'alter-ego.



Sensazione di déjà vu...

mercoledì 26 ottobre 2011

I VERI BLACK BLOC ? DRAGHI E NAPOLITANO





Colgo fior da fiore alcune dichiarazioni fatte oggi dall'ormai ex presidente della Banca d'Italia - prossimo numero uno della Bce - e il purtroppo presidente della Repubblica...

"E' obiettivo fondamentale il recupero di uno stabile percorso di crescita della produzione e dell'occupazione da conseguire congiuntamente a quello non più rinviabile dell'equilibrio strutturale dei conti e della riduzione del debito pubblico". (Giorgio Napolitano)

"Un rilancio duraturo della crescita sostenibile passa soprattutto per le riforme strutturali da tempo invocate, in larga parte condivise ma tuttora inattuate". (Mario Draghi)

''Occorre dare piena e rapida attuazione alla manovra di settembre, in particolare definendo e realizzando rapidamente il previsto programma di di revisione della spesa pubblica''. (Mario Draghi)

"L'aggravarsi della crisi ha una dimensione mondiale ed europea, ma la particolare vulnerabilità dell'Italia ha radici nazionali: l'alto livello del debito pubblico, i dubbi sulle prospettive di crescita della nostra economia, le incertezze e i ritardi con cui si provvede alla correzione degli squilibri e alle misure di rilancio della crescita". (Mario Draghi)

La lettera d'intenti del governo all'Unione europea "è un passo importante verso un piano di sviluppo e di riforma dell'economia, ma il piano va fatto con rapidità e concretezza". (Mario Draghi)

Occorre "rispettare l'insostituibile apporto" alla costruzione europea di Francia e Germania, però desta preoccupazione "la riluttanza della seconda ad accettare ulteriori, ormai inevitabili, trasferimenti di sovranità". (Giorgio Napolitano)

Le leadership europee devono essere consapevoli "che è indispensabile procedere oltre i limiti rimasti ancora in piedi" nel Trattato di Lisbona. (Giorgio Napolitano)

"Non lasceremo che l'Euro ceda agli attacchi della speculazione e ad ondate di panico nei mercati finanziari: nessuno si faccia illusioni in proposito". (Giorgio Napolitano)

"Se l'Italia è cosciente delle sfide che ha davanti, deve essere capace di dare le risposte necessarie".
 Dando le risposte che Bruxelles ci chiede "non si tratta di rendere omaggio alle istituzioni europee, si tratta di fare il proprio interesse nazionale e di dare il suo contributo nell'interesse europeo". (Giorgio Napolitano)

"Nessun argomento consistente è stato portato per mettere in questione la validità della scelta dell'euro e la sua irreversibilità. Già all'inizio degli anni '90, quando si fece quella scelta, non c'era alternativa all'unione monetaria e non ce n'è oggi alcuna alla prosecuzione del cammino dell'euro". (Giorgio Napolitano)

Di fronte alle "crisi del debito sovrano. A ciò si è reagito e si sta reagendo, da parte delle istituzioni europee e dei governi nazionali, con misure straordinarie e con rilevanti innovazioni. Ed è da apprezzarsi il contributo che è venuto e viene dalla Banca centrale europea, anche riempiendo qualche vuoto politico-istituzionale". (Giorgio Napolitano)

Ormai la costruzione europea ha "delle fondamenta talmente profonde, che si è creata un'interconnessione e compenetrazione così radicata tra le nostre società, tra le nostre istituzioni, tra le forze sociali, i cittadini e i giovani dei nostri paesi, che nulla può farci tornare indietro, che non è pensabile uno sfaldarsi di questa costruzione". (Giorgio Napolitano)

E' uscito da poco il testo della lettera con cui il governo italiano ha messo nero su bianco le tappe con cui il Paese sarà trasformato in una "sacca di lavoro cinese in Europa".

Questi due sono i nostri veri Black Bloc.

domenica 16 ottobre 2011

LA VIOLENZA E LE VIOLENZE : PERCHE' SONO UN FIANCHEGGIATORE





Una grande manifestazione pacifica a Roma di centinaia di migliaia di persone pacifiche, rovinata da poche centinaia di violenti, che hanno messo a ferro e fuoco la città eterna.
Questa la sostanza del messaggio che tutti i media hanno fatto passare, a beneficio di chi non ha partecipato.

Che questo risultato fosse stato in larga parte previsto e auspicato da qualcuno direi che può essere più che un sospetto. Del resto, fare in modo di lasciare lungo le strade di un corteo molte macchine parcheggiate non mi pare sintomo di una “gestione della piazza” oculata, anzi. Direi che si è voluto lasciare delle esche, nella speranza che certi pesci abboccassero. In più, non credo che le “forze dell'ordine” siano così inermi da non essere state a conoscenza della presenza di “poche centinaia” di violenti (mica dieci o venti scalmanati).

La mia sensazione è che si sia voluto lasciar fare proprio per ottenere il duplice risultato di far fallire la manifestazione da un lato, e di ottenere un argomento di sicura presa sull'opinione pubblica dall'altro, proprio per far affogare in un mare di chiacchiere inutili le ragioni dei manifestanti.

Direi che l'obiettivo – meglio: gli obiettivi – sono stati perfettamente centrati: il dibattito si è immediatamente spostato sulla ferma condanna delle violenze e sulla richiesta fatta chiaramente agli organizzatori, e implicitamente a tutti coloro che hanno partecipato alla manifestazione, di condannare nettamente non i singoli episodi, ma LA violenza in generale: cosa che è stata prontamente fatta.

“Chi non condanna la violenza è un fiancheggiatore” e “occorre isolare le frange violente dal movimento” sono le parole d'ordine urlate a squarciagola da tutti.

Fermiamoci però un attimo a rifletterci sopra.

Dato che personalmente sono convinto che gli episodi di violenza di ieri siano stati nella migliore delle ipotesi colpevolmente e nella peggiore volutamente provocati, sono d'accordo sul fatto che siano da condannare. Per di più, assaltare una banca (dove soldi ormai ne tengono pochini, e poi mica hanno assaltato Goldman Sachs), un supermercato, o incendiare la macchina di un anonimo tizio (anche se è un'Audi, chi ti dice che non è stata pagata a rate?), siano gesti inutili e cretini.

Aggiungo anche che in questo momento, in cui il movimento sta allargando le sue basi, è necessario il dialogo e il confronto tra tutti coloro che più o meno attivamente ne fanno parte.

Quindi sicuramente bisogna distinguersi da questi episodi. E dico distinguersi, perché sono convinto che in mezzo a quelli che sono stati definiti teppisti ci sia anche qualcuno che teppista di professione non è, ma che si sia fatto per così dire tirare in mezzo. E prima di condannarlo e isolarlo, forse sarebbe il caso di provare a spiegargli (volendo, anche a calci in culo) dove e perché sbaglia, se non, addirittura, ascoltare le sue motivazioni (se ci sono).

Se però la richiesta che viene imposta è quella di condannare non gli episodi di, ma LA violenza, allora mi dispiace, ma io sono un fiancheggiatore e secondo me sbagliano tutti quelli che non lo sono.

Provo a spiegarmi. Tutte le rivolte e/o le grandi rivoluzioni del passato hanno sempre avuto, volenti o nolenti, un carattere violento, perché solo con la violenza è possibile provocare un cambiamento traumatico di un sistema.

La rivoluzione francese è stata violenta; il Risorgimento italiano è stato violento; la lotta partigiana è stata violenta, solo per citare alcuni esempi. Ebbene, io non ho memoria di nessun personaggio che in quelle epoche si sia alzato a dire che “chi non condanna la violenza è un fiancheggiatore” o che “occorre isolare le frange violente dal movimento”.

Infine, l'esempio secondo me più importante: la lotta pacifica per l'indipendenza dell'India.

Il Mahatma Gandhi, quello vero, predicò di affrontare il proprio nemico facendosi perfino macellare col sorriso sulle labbra. Ma disse anche che se non si posseggono i mezzi per fare ciò, l'apatia non può mai essere giustificata. E allora che si imbraccino i fucili e si spari al nemico. Questo disse Gandhi.

Allora cosa facciamo ? Isoliamo e condanniamo anche lui?

lunedì 26 settembre 2011

OBBLIGO DI RETTIFICA





Con il Ddl intercettazioni potrebbe entrare in vigore la norma "ammazza-blog". In pratica, letteralmente, ogni gestore di "sito informatico" ha l'obbligo di rettificare ogni contenuto pubblicato sulla base di una semplice richiesta di soggetti che si ritengano lesi dal contenuto in questione. Non c'è possibilità di replica, chi non rettifica paga fino a 12mila euro di multa.

E, badate bene, non importa che il contenuto della richiesta sia fondato:  è sufficiente la richiesta perché il blog, sito, giornale online o quale che sia il soggetto "pubblicante" sia obbligato a rettificare.

Il testo in approvazione infatti recita: "Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono".

Un rischio di censura illimitato ed incivile, dato che si potrebbe essere obbligati a rettificare cose vere, documentate, per la maggior gloria di qualche farabutto, che non gradisce che siano messe in piazza le proprie porcate.

Quindi per facilitare il compito ai "professionisti della rettifica", ecco un po' di affermazioni palesemente vere e inconfutabili, scelte a caso.
  1. Il ministro Brunetta è alto e intelligente, come dimostrano le sue foto e i continui attestati di stima tributatigli dai suoi colleghi di governo.
  2. Nicole Minetti è stata eletta consigliere regionale per la sua lunga e appassionante militanza politica.
  3. Roberto Formigoni non è il governatore della regione Lombardia e non è di Comunione e Liberazione.
  4. L'Euro è la nostra salvezza e in Italia non c'è la crisi.
  5. Il ministro Tremonti non pagava l'affitto in nero a Milanese, dato che è abituato a vivere a scrocco.
  6. Bossi non parla di secessione e non ha avuto un ictus: tiene semplicemente il lato sinistro del corpo a riposo. Un po' come i delfini, che non dormono mai completamente, ma "addormentano" alternativamente metà del corpo.
  7. Bossi jr., "il Trota", è un genio.
  8. La Grecia è economicamente florida e sta trainando la crescita dell'eurozona.
  9. In Giappone non c'è stato nessun disastro nucleare.
  10. Berlusconi è il miglior primo ministro degli ultimi 150 anni.
  11. La Gelmini è il miglior ministro dell'istruzione degli ultimi 150 anni.
  12. Le "olgettine" sono un ordine monastico: infatti, si vestivano da suore e da infermierine.
Adesso me ne sto qui e attendo le mail di rettifica.
Mica pago 12.000 euro per difendere la verità!

lunedì 19 settembre 2011

PAOLO BARNARD : "IL PIU' GRANDE CRIMINE". L' AGGIORNAMENTO 1

Il 18 Ottobre dell'anno scorso, il giornalista Paolo Barnard pubblicava in rete questo primo aggiornamento del suo lavoro "Il più grande crimine":


"La Commissione Europea ha appena passato una direttiva che multa gli Stati dell'Eurozona per lo 0,2% del PIL se non si adeguano ai parametri del Patto di Stabilità (deficit al 3% del PIL e debito al 60%), quei parametri che sono stati disegnati appositamente per paralizzare i governi nel loro compito di creare ricchezza per i cittadini, e per distruggere i mercati europei su cui le nostre famiglie dipendono per il lavoro e per vivere. Il risultato di questo ennesimo crimine contro la nostra vita vera è riassunto dall'economista Joseph Halevi (Sydney Univ.) così: "Siccome è ora chiaro che la UE, e l'Eurozona in particolare, non potranno generare più alcuna spesa significativa, accade che la domanda ora sta appesa disperatamente alla spesa a deficit interna ed esterna degli USA. Come ha detto Krugman, è l'unica cosa che sopravvive al momento".Tradotto: con la produzione pubblica di ricchezza e di posti di lavoro totalmente paralizzata in Europa da un disegno criminoso, dobbiamo tutti - persone, figli, aziende, lavoratori, anziani - sperare che gli USA continuino a spendere, perché sono l'unica fonte di domanda di beni e servizi che ancora funziona. Se si spegne quella siamo fottuti. Cioè, calano gli stipendi, schizza alle stelle la già stellare cassa integrazione, i licenziamenti galoppano, milioni di italiani perdono i diritti, perché da disperati si è ricattati da chiunque. L’economista Micheal Hudson (Univ. of Missouri, Kansas City) aggiunge: “In gioco ci sono proposte per cambiare radicalmente le leggi e la struttura della società europea. Se le forze anti-lavoro avranno successo, spezzeranno l’Europa, che diventerà una palude morta col mercato interno a pezzi. Siamo a questo punto di gravità, è un colpo di Stato finanziario in piena regola”.
La Caritas ha appena pubblicato il suo rapporto sulla Povertà ed Esclusione Sociale in Italia e vi si legge che oggi le persone che vivono sotto la soglia  di “forte fragilità economica” nel nostro Paese sono 8.370.000. Naturalmente dovremo aspettare che si arrivi ai bollini per un pasto caldo al giorno, come già accade negli USA a 40 milioni di cittadini, per accorgerci che sarà il caso di smettere di preoccuparci da veri fessi esagitati (caro popolo viola) per la messa in onda di Santoro o per le presunte malefatte di una marionetta senza potere reale".

Tutto chiaro?
Bene, allora pensiamo all'accordo sull'innalzamento del tetto del debito Usa di un mese e mezzo fa: dopo un lungo braccio di ferro tra Obama e il Congresso, tutti hanno potuto tirare un sospiro di sollievo.
Il temuto default degli Stati Uniti non ci sarebbe stato, grazie all'accordo raggiunto in extremis con cui veniva deciso questo benedetto aumento.
I Repubblicani hanno esultato, poiché in cambio Obama ha dovuto impegnarsi a non aumentare le tasse: tradotto, i ricchi, che grazie agli sgravi fiscali introdotti da Bush Jr. pagavano meno dei poveri, continueranno a pagare meno.
In più, l'accordo prevede un drastico taglio della spesa pubblica, cioè una notevole diminuzione della spesa a deficit: se effettivamente la "domanda sta appesa disperatamente alla spesa a deficit interna ed esterna degli Usa", forse dovremmo prepararci ad una catastrofe, le cui cifre saranno certo peggiori di quelle della Caritas di un anno fa.

lunedì 12 settembre 2011

NESSUNO LO CAPISCE





Come al solito, al Cavaliere tocca far tutto da solo. Per far tacere la ridda di voci sulla sua fuga dai magistrati napoletani, che lo vogliono sentire come testimone sulla presunta estorsione subita da Gianpi Tarantini, oggi ha dovuto piantare tutto e tutti e precipitarsi dal grande giornalista Belpietro, che molto imparzialmente gli ha apparecchiato il suo set televisivo.
Povero Berlusconi!
Nessuno riesce mai a capirlo.
I giudici di Napoli non hanno compreso la sua filantropia, che lo porta naturalmente ad aiutare un uomo disperato, con dei bambini piccoli, rovinato dai magistrati cattivi, che lo perseguitano solo per avergli presentato carrettate di donnine disponibili, dato che lui, a settantacinque anni suonati, è ancora un grande seduttore.
L'incontro con le "toghe rosse" ( e terrone ) era previsto per domani.
Lui ci sarebbe andato di corsa, dato che "non ha nulla da temere", ma domani proprio non potrà.
Dato che Barroso non capisce nulla di matematica, domani gli toccherà piantare di nuovo tutto e andare a Bruxelles a dargli delle ripetizioni, nella speranza che poi sia in grado di comprendere la manovra finanziaria italiana.
Nel frattempo nemmeno la borsa lo capisce, dato che oggi ha aperto in negativo.
Speriamo che, con tutti i "cretini" che lo circondano, trovi anche cinque minuti per fare un salto in Piazza Affari.

venerdì 9 settembre 2011

UNITI... O COMPLICI ?



Da quando è in carica questo governo, ho sempre più spesso sentito rivolgere continui appelli al dialogo tra le forze politiche. Di solito questi appelli nella migliore delle ipotesi cadevano nel vuoto. Se no, si risolvevano in estenuanti risse da pollaio, con reciproci, quanto sterili, scambi di accuse: il governo è inetto, l'opposizione è comunista.
Del resto, per parlare con un presidente del consiglio, che è lì per risolvere esclusivamente le sue faccende, occorre necessariamente discutere solo dei fatti suoi.
Altrimenti si fa come il Pd che da vent'anni parla di politica con il cavaliere, che li ascolta come si ascolta un cretino.
Adesso è arrivata questa crisi, che non sembra ci lascerà tanto presto.
Da quel momento, gli appelli si sono fatti sempre più pressanti. Se a farli è l'insipido Napolitano, addirittura si tramutano in moniti.
Oltre al dialogo, veniamo quotidianamente ammoniti ad essere uniti con chi deve affrontarla, questa crisi.
Ora: pensate a Berlusconi, che ha avuto rapporti con la mafia (chez Dell'Utri) e con la P2, oltre a svariate altre pendenze giudiziarie; guardate Tremonti, che si fa pagare l'affitto di una casa dal suo braccio destro, indagato per corruzione; guardate come si è ridotto Bossi, che comunica tramite il digitale (medio) e, dato che non si capisce quello che dice, il Trota gli fa da interprete (mamma mia!); vedete la faccia di Calderoli, che non avendo più nulla da semplificare al ministero è direttamente passato alla sua già primitiva materia grigia; pensate a chi volete voi e poi chiedetevi se essere uniti a costoro sia prova di unità, o non piuttosto di complicità.

mercoledì 7 settembre 2011

CLANDESTINO ? AHI AHI AHI !






Da domani, anche chi si trova clandestinamente in Italia ed è sfruttato dai caporali che lo fanno lavorare in nero dovrà pagare le tasse.
Un'altra grande dimostrazione dell'accoglienza tipicamente italiana e della solidarietà che questo governo a trazione padan-leghista ha sempre manifestato verso i poveri e gli sfruttati.
La norma è stata inserita nella legge di conversione del decreto finanziario in discussione al Senato.
Il testo, al comma 35, infatti recita:

"A decorrere dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, è istituita un'imposta di bollo sui trasferimanti di denaro all'estero attraverso gli istituti bancari, le agenzie <money transfer> ed altri agenti in attività finanziaria. L'imposta è dovuta in misura pari al due per cento dell'importo trasferito con ogni singola operazione, con un minimo di prelievo pari a 3,00 euro. L'imposta non è dovuta per i trasferimenti effettuati dai cittadini dell'Unione Europea, nonché quelli effettuati verso i paesi dell'Unione Europea. Sono esentati i trasferimenti effettuati da soggetti muniti di matricola INPS e codice fiscale."


Saranno quindi solo i lavoratori clandestini quelli che dovranno versare l'imposta, mentre nulla sarà dovuto dai cittadini dell'Unione Europea e dagli extracomunitari regolarmente assunti.
Il sospetto quindi che i caporali potranno comunque continuare a mandare i loro illeciti proventi all'estero è grande.
Resta da domandarsi perché ci si accanisca così sui più deboli.

CONFINDUSTRIA : "MISURE PER LA CRESCITA". MA QUALI ?





Ancora il Senato non ha votato la manovra finanziaria, quindi non si sa bene cosa ci sarà scritto nel testo definitivo: questi si sono dimostrati capaci di tutto e quindi è inutile perdere tempo e fatica a parlare del nulla, almeno finché carta non canta.
Sia coloro che sono favorevoli (Confindustria), quanto quelli che più o meno si dichiarano contrari (opposizioni, sindacati) affermano all'unisono che comunque servono anche misure per la crescita.
Ciò che, però, nessuno dice è di quale tipo di crescita stiano parlando.
In Italia, ogni anno, vengono sprecate quantità enormi di risorse: alimentari, idriche, economiche, energetiche.
Solo per fare un esempio, due anni fa furono lasciate marcire 177.479 tonnellate di mele, poiché non era economico raccoglierle. Questo caso da bene l'idea di come ogni anno da noi in termini assoluti si butti una quantità di cibo sufficiente a sfamare per un triennio i tre quarti della popolazione. Nel 2009 la mancata raccolta di quei frutti, determinò anche lo spreco indiretto dei 124 milioni di metri cubi d'acqua utilizzati per coltivarle. A ciò occorre mettere in conto anche il danno economico e sociale che ne sono derivati.
L'esempio spiega bene come dietro ad ogni oggetto buttato via, si celi una serie di sprechi certo invisibili, ma non meno dannosi.
Insomma, forse faremmo meglio a pensare a noi stessi non più come membri di una società che consuma, ma che spreca.
Al tempo stesso, però, dovremmo anche preoccuparci molto se chi decide dei nostri destini ci parla di crescita, senza un progetto che possa eliminare preventivamente un incremento di consumi inutile e dannoso per tutti.

TARANTINI : UN POVERO PADRE DI FAMIGLIA DISPERATO



Mentre tutti ormai aspettano l'ultima puntata della soap opera sulla finanziaria, il cavaliere decide di porre l'ennesima fiducia per non dover perdere inutilmente tempo a discutere il provvedimento al Senato.
Va bene grondare sangue, ma Berlusconi non può sprecarlo tutto su questo tema, di cui a lui interessa solo l'aspetto elettoral-sondaggistico.
Quindi, dopo aver preso per i fondelli per l'ennesima volta i "diversamente concordi" dell'opposizione targata Pd, gli unici che da 17 anni a questa parte si illudono di aver di fronte un interlocutore con cui dialogare, il presidente potrà dedicarsi all'impegno più urgente della sua agenda politica: convincere Giampi Tarantini, il padre di famiglia disperato che già ha tanto aiutato in passato, a patteggiare la pena.
L'arresto del pappone, infatti, lo costringe a forzare i tempi, dato che se si dovesse aprire il processo, diventerebbero pubbliche le intercettazioni tra B., Tarantini e le sue escort.
Dal nostro punto di vista, dovremmo sperare che Giampi decida di farsi processare.
Ma la prospettiva di una serena vecchiaia con pensione da urlo targata Silvio è una prospettiva molto allettante.

martedì 6 settembre 2011

COSA DISCUTONO A FARE ?





Mentre al Senato gli onorevoli sono impegnati a discutere della legge finanziaria scritta sull'acqua, dato che il testo in discussione non è quello definitivo, noi comuni mortali assistiamo ad un continuo bailamme di ipotesi di modifica del decreto sempre più tragicamente comiche.
I nostri senatori se ne stanno chiusi in aula a parlare di cose che potrebbero essere cancellate da un secondo all'altro, mantenendo un atteggiamento serio ed istituzionale, anziché fare la cosa più sensata: prendere e andarsene a farsi un bell'aperitivo, in attesa che il governo decida una volta per tutte gli argomenti su cui discutere.
Invece no. Complice la campagna denigratoria sulla casta dei politici e il loro dolce far nulla, i nostri onorevoli si prestano volentieri a questa farsa del tutto inutile, dato che alla fine comunque verrà posto il voto di fiducia. Solo il Pd poteva pensare il contrario e svendere i suoi emendamenti per evitare che il governo la mettesse. Solo loro potevano dimostrare, ancora una volta, la loro dabbenaggine
Pensate che spreco di soldi, pagare trecento e passa senatori per fare un'appassionata discussione da bar sull'innumerevole miriade di puttanate uscite come conigli dai cilindri dei vari Berlusconi, Bossi, Calderoli, Maroni, Sacconi...
Pensate che spreco di energie fisiche e mentali, star lì a parlare dei deliri di costoro, anziché poter fare come i mercati finanziari, che non perdono neanche tempo ad aspettare la manovra definitiva e la seppelliscono con una gigantesca risata ribassista.

P.S. Pare, sembra, si dice, che il governo abbia finalmente deciso cosa diavolo scrivere nella finanziaria. Se stanotte non cambieranno idea un'altra volta, domani sapremo di che morte dovremo morire.

sabato 3 settembre 2011

POLITICA PATOLOGICA



Penso sempre più spesso che questo governo sia formato da persone che stanno cercando, in un modo o nell'altro, di usare la loro posizione di ministro e sottosegretario, anche per cercare di curare le frustrazioni o le patologie di cui soffrono o hanno sofferto in passato.
Di Berlusconi è quasi inutile parlare.
Essendo un narcisista patologico con enormi complessi di inferiorità, non riesce ad accettare la sua età con relativa pace dei sensi. Lifting e mignotte, pardon escort, rappresentano la sua terapia. Il problema è che man mano che la sua patologia si aggravava, diminuiva anche l'età delle sue "conquiste". Queste devono necessariamente essere sempre più giovani, dato che lui deve dimostrare a sè stesso di riuscire in seduzioni sempre più azzardate. Se nessuno lo fermerà, il prossimo passo sarà la pedofilia.
Brunetta ho sempre pensato che se fosse trenta centimetri più alto, sarebbe sicuramente una persona mentalmente normale: egli infatti combatte la sua battaglia contro i fannulloni del pubblico impiego non perché strenuo assertore dell'efficientismo, bensì poiché i suoi "nemici" sono tutti più alti di lui.
La Gelmini sta distruggendo il sistema scolastico, dato che non può sopportare il fatto di essere un mediocre avvocato come tanti e che per superare l'esame di abilitazione ha dovuto ricorrere al trucchetto di andare a sotenere l'esame al Sud, dato che a Milano non riusciva a passarlo. Anche lei, come il suo collega/paziente della funzione pubblica, si ritiene un genio incompreso che ora deve vendicarsi di chi non ha capito la sua grandezza. Le puttanate sulla meritocrazia del resto parlano da sole: una così, se si valutasse veramente il merito e le competenze, avrebbe vissuto l'esistenza anonima di milioni di persone.
Scilipoti è un altro caso da studiare. Uno che parla di sè in terza persona o è molto ignorante o cerca di darsi importanza sentendosi inadeguato.
Da ieri ho capito anche il problema del ministro Sacconi. Lui non vuole abolire lo Statuto dei Lavoratori perché è una legge che non gli piace. Lui vuole abolire direttamente il decennio '70-'79 e tutto ciò che ha rappresentato. Ci sarebbe da domandarsi cosa gli sia capitato di così traumatizzante in quegli anni.
Ieri davanti all'allibita platea delle Acli ha parlato con odio viscerale dei "bastardi anni '70", degli anni in cui l'anima laica di questo Paese (il secolarismo, lo chiama lui) è riuscita ad introdurre l'aborto, il divorzio e la riforma delle leggi sul lavoro.
Questo, lui non può sopportarlo, non riece a farsene una ragione.
Penso che, per Sacconi, lo Stato Pontificio pre breccia di Porta Pia rappresenti la terra promessa, il paradiso vero e proprio.
Solo per una cosa dissento con chi ieri gli ha urlato "fascista".
Meglio sarebbe stato se quel cittadino gli avesse detto :"Fatti curare!".

sabato 30 luglio 2011

... RIVOLUZIONE ...

E' da tempo che continuo a domandarmi come si possa spiegare l'apparente incongruenza che noto frequentando il mondo virtuale (Internet), sempre più popolato da persone che inneggiano alla protesta contro le caste, e quello reale, popolato da gente che apparentemente se ne frega di ciò che le succede intorno, ma anzi tira a campare, incazzandosi certo, ma non facendo seguire all'arrabbiatura alcuna azione concreta.
In più, mi chiedo sempre più spesso se l'oggetto dello sdegno sia poi così importante da meritare tutta l'attenzione che le viene dedicata.
Da mesi, ma anche da anni, il mondo della politica è sicuramente quello che suscita maggiore sdegno nei cittadini, sia per i costi molto elevati, sia per quell'aura di impunità e irraggiungibilità che lo circonda.
In giro sentiamo spesso parlare male di tutti i politici, senza eccezioni, ed il qualunquismo del sono tutti uguali, sono tutti ladri si spreca. Beninteso, non si può certo dire che la casta (come ormai viene generalmente definita) faccia qualche cosa per smentire questa opinione comune.
Comunque, ho deciso di verificare cifre alla mano quanto ci costa questa combriccola di spreconi, che i media e la gente comune additano come la causa di tutti i nostri mali: il totale dei costi della politica, tra diretti e indiretti (cioè persone che lavorano per "l'indotto") è di 24 miliardi e 700 milioni di Euro.
Una bella cifra, non c'è che dire. Tagliare su questi costi porterebbe già un piccolo beneficio.
Adesso, leggete questa cifra:

DUECENTOSETTANTAMILIARDIDIEURO

è la media dell'imponibile evaso in un anno. Molto, molto più elevata. Come mai di questo ultimamente non si parla? Semplice: perché non si tratta di una casta, ma di un numero non meglio precisato di cittadini che non pagano del tutto o in parte le tasse. Molti di questi, magari, faranno parte di quelli che si indignano per i costi della politica.
Verrebbe da dire da che pulpito...

(...continua...)

mercoledì 13 luglio 2011

ANCORA UN PASSETTINO...

L'attacco finanziario degli ultimi giorni ha bruciato in 48 ore metà delle entrate che il governo aveva calcolato di incamerare con questa manovra "lacrime e sangue". Quindi le pezze che il sistema sta cercando di mettere nascono già azzoppate, almeno della metà, dando per scontato che non ci siano altre ondate speculative, cosa tutt'altro che scontata.
La politica, ormai nel panico, ha deciso di rispondere con una nuova maxi ondata di privatizzazioni di beni e servizi.
Stiamo ormai raschiando il fondo del barile, ma vale il detto a mali estremi, estremi rimedi.
Il problema è che nessuno ci sta dicendo cosa si farà dopo, visto che ormai è chiaro a tutti che andare avanti così non è più possibile.
Da noi, per ora, si stanno affannando come forsennati a spiegarci cosa si sta facendo, ma non ci stanno dicendo cosa faremo da lunedì prossimo: segno evidente di una totale mancanza di strategie di lungo termine.
I politici assicurano che daranno ai mercati internazionali un segnale forte. Forse stanno organizzando il loro suicidio di massa. Meno di così credo che non possano fare.
E' di oggi la notizia che lo Stato sta valutando la possibilità, sempre più concreta, di privatizzare ulteriori quote dei suoi "gioielli di famiglia". Eni, Enel e Finmeccanica, cioé energia e industria, verranno cedute in mano ad imprenditori privati, che ovviamente non sono enti benefici e quindi penseranno prima ai loro profitti e, se avanzerà qualcosina, anche ai nostri bisogni.
Ma la nuova politica di liberalizzazioni interesserà anche, e soprattutto, le aziende municipalizzate. Questo nella speranza di aumentare il tasso di concorrenza sul mercato (?).
Alzi la mano chi ha visto un miglioramento dei servizi o una diminuzione delle tariffe.
In questi anni hanno privatizzato le ferrovie: avete visto una diminuzione del prezzo del biglietto o un miglioramento del servizio?
Hanno liberalizzato la telefonia: pagate meno una telefonata?
Hanno liberalizzato luce e gas: avete notato qualche differenza per voi vantaggiosa?
Hanno privatizzato la sanità: state meglio e pagate di meno le visite?
Comunque, la vera chicca è un'altra: pare sia stato deciso che quei comuni che procederanno a privatizzare beni e servizi verranno premiati, mentre quelli che si opporranno ad imboccare questa strada senza uscita verranno penalizzati. Non toccheranno la distribuzione dell'acqua, per rispetto dell'esito referendario: come sono democratici.
Visto che noi con le nostre tasse abbiamo contribuiamo tutti gli anni al funzionamento di questi beni e/o servizi, perché non chiederci prima se siamo d'accordo?

martedì 12 luglio 2011

CRISI : NOI PAGHIAMO. E POI ?



Tremonti stasera ha ringraziato le opposizioni per il senso di responsabilità che stanno dimostrando in questa difficile congiuntura economica: lo credo bene, dove li trovi dei tipi così arrendevoli, che rifiutano di dirti arrangiati?
L'opposizione, però, pare che si sia impuntata, pretendendo in cambio un repentino cambio di governo, non appena approvata la manovra: questi si che sanno tirare fuori gli attributi.
Benissimo, quindi io e gli altri nababbi di lavoratori dipendenti, precari, pensionati oltre a quei lavoratori autonomi che si ostinano a essere buoni contribuenti ( nonostante Berlusconi da anni continui a dire che le tasse non bisogna pagarle), apriremo ancora i cordoni della borsa, per impedire l'affondamento del Titanic su cui ci troviamo. Lo faremo ancora, sapendo benissimo che una parte dei passeggeri non pagherà, dopo che si era imbarcata senza pagare il biglietto.
Il problema è: e poi?
Non potendo pretendere che una parte dei passeggeri paghi sempre di più per sopperire alle mancanze di chi è a bordo a sbafo, come pensa l'equipaggio di risolvere la situazione?
Dicono che potrebbero cambiare l'equipaggio, perché quello che adesso sta governando la nave non è stato capace di scoprire che si era imbarcato clandestinamente.
Bene, ma chi mi dice che il prossimo sia migliore da questo punto di vista? Finora ogni equipaggio nuovo non ci è riuscito: non vedo perché il successivo dovrebbe farcela. Solo perché non è più quello vecchio?
Forse è giunto il momento che siano i passeggeri contribuenti a dire chiaramente che questa è l'ultima volta che pagano il biglietto, che tra l'altro aumenta senza che migliori il servizio a bordo. Dopodiché, pagheranno solo se il nuovo equipaggio attuerà un regolamento severissimo per punire chi viaggia a ufo e dimostrerà di sapersi impegnare seriamente per metterlo in pratica.
Forse, dopo tante forme di obiezione di coscienza, occorre iniziare a praticare anche questa.
Forse, occorre cominciare ad opporsi attivamente a questa politica e a questi politici.

venerdì 8 luglio 2011

DEFAULT : CI SIAMO ?

Mentre gli esperti ormai dicono chiaramente che la Grecia è fallita e in Europa si discute su quale sia l'eutanasia migliore per l'agonizzante stato ellenico, noi viviamo sempre avvolti in una bolla di sapone, che non ci consente di comprendere come la festa stia per finire anche da noi.
Già solo il fatto che una manovra finanziaria pesante come la nostra venga decisa oggi, ma inizierà a produrre i suoi effetti fra due anni, dovrebbe indurre la gente a porsi qualche domanda: è sempre più evidente- e le vicende borsistiche di oggi lo testimoniano- che questa manovra (giusta o sbagliata che sia, non importa) dovrebbe produrre effetti immediati e non futuri. Il fatto che venga posticipata è solo un espediente (patetico, tra l'altro) che i nostri politici adottano per non doversi assumere la responsabilità per gli errori commessi dal '94 ad oggi.
In altre parole, la nostra classe dirigente ha deciso scientemente di continuare a vendere fumo all'opinione pubblica per impedire una rivolta violenta in stile greco, nella speranza, infondata, che la situazione migliorasse per non meglio precisati fattori esogeni, che avrebbero consentito di continuare a mungere la vacca fino all'ultima goccia: il problema, purtroppo per noi, è che il latte non è illimitato e ormai è praticamente finito.
Per rendersene conto, basta mettere a confronto la nostra politica economica con le decisioni suicide che il governo greco sta attuando, nella speranza di evitare un default non più procrastinabile.
A questo proposito, ecco alcuni elementi estratti dall'articolo di Federico Simoncelli pubblicato sul Fatto del 29 Giugno.

 Entità della manovra: Ventotto miliardi e altri più di 50 che dovranno arrivare dalle privatizzazioni, il tutto su base quinquennale. Non è simile alla nostra?

TAGLI
  • Arriva un ulteriore taglio degli stipendi pubblici, questa volta soprattutto di quelli dei funzionari di grado più elevato che guadagnano fino a 18 mensilità. Brunetta ieri parlava di tagli agli stipendi, anche se lui, democraticamente, intende tagliare tutti gli stipendi, non solo quelli più elevati.
  • Per snellire il sovradimensionato settore statale greco è poi previsto un accorpamento degli enti, cioè una ulteriore riduzione del numero dei dipendenti. Per farlo, serviranno delle modifiche costituzionali, che renderanno possibile per il Governo licenziare con ammortizzatori sociali i lavoratori in esubero. La Gelmini con la scuola si è mossa per tempo. L'accorpamento con modifica costituzionale degli enti pubblici mi ricorda molto la proposta del PD per abolire le province. Che il fine sia lo stesso?.
  • L’obiettivo è quello di attuare 150mila tagli entro il 2015, il 20 per cento della forza lavoro statale. Beati loro, da noi i dipendenti pubblici sono 3 MILIONI e 500 MILA: pensate al 20 per cento di loro disoccupati.
  • La soglia di esenzione fiscale per i greci poi scende da 12mila a 8mila euro. Noi partiamo avvantaggiati.
AUMENTI
  •  Cresceranno le tasse sul gasolio da riscaldamento e le accise sulla produzione di benzina. A noi raccontano che è per colpa dell'arrivo di migliaia di profughi, che però in Grecia non arrivano. Saranno mica balle tipo il complotto giudaico-massonico tanto caro ai nazisti?
PRIVATIZZAZIONI
  • Nel 2011 verranno messi in vendita i pacchetti azionari che il governo detiene in aziende come Dei, la società elettrica statale, nella compagnia delle lotterie e in quella delle corse dei cavalli, nel porto del Pireo, nelle società che gestiscono l’acqua e le fognature ad Atene e Salonicco, nelle ferrovie statali. Da noi hanno tentato di privatizzare la gestione dell'acqua e stanno liberalizzando il trasporto ferroviario.
Io di economia non ci capisco quasi niente, ma non vi sembra che ci siano troppe coincidenze?