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venerdì 13 luglio 2012

LA NAVE AFFONDA.

Italia declassata , governo contro Moody's
"Giudizio ingiustificato e fuorviante"

Bene l'asta Btp, downgrade pesa su spread


Il lancio è scritto in linguaggio chiaro e comprensibile. Moody's ha declassato, il prode governo italiano reagisce negando l'affermazione. Berlusconi e Tremonti facevano la stessa cosa, negavano l'evidenza dicendo che era una visione distorta della realtà. L'unica differenza è che in questo caso lo stile governativo è cambiato e la ricerca del colpevole non è contestuale alla negazione. Monti ha avuto l'intelligenza di anticipare il colpevole: la concertazione (anch'io penso da anni che sia stata "una cagata pazzesca", ma non per i motivi che sostiene lui).

Comunque, resta il fatto interessante che il senso è quello di dipingere un governo competente e virilmente pronto a rispondere colpo su colpo all'avverso destino. Trovo molto interessante questo esercizio di falsa neutralità per puntellare Monti, quando per gli stessi motivi il quotidiano "di sinistra" chiedeva a gran voce la detronizzazione di Berlusconi.

Il sottotitolo poi è tutto un programma. Con linguaggio ermeticamente sintetico - degno delle migliori supercazzole - semina ottimismo a piene mani. L'asta dei Btp è andata bene, quindi vuol dire che ci sono ancora acquirenti disposti ad investire. Il downgrade pesa sullo spread. I termini stranieri permettono di dire le cose più terribili, anestetizzandone il significato.

Io che non sono esperto d'economia, traduco così: la nave affonda, ma riusciamo ancora a vendere i biglietti. Ciò che mi domando è come questi biglietti impediranno di finire sott'acqua.

mercoledì 12 ottobre 2011

RESPINTO IL BILANCIO DELLO STATO. MA I CONTI SONO STATI TRUCCATI O NO ?



Grande enfasi oggi sulla bocciatura del bilancio consuntivo dello Stato. Le opposizioni cantano vittoria e chiedono le dimissioni del governo, minacciando nientemeno che l'Aventino durante il discorso di domani di Berlusconi. Il governo minimizza, dicendosi sicuro che domani, se ci sarà bisogno, riotterrà la fiducia della camera. Napolitano interviene con i suoi moniti, invitando il cavaliere a indicare nel suo discorso come intenda continuare a condurre la baracca.

Non so se questa notizia meriti l'attenzione che i media le stanno dedicando: a me ricorda molto le riunioni di condominio dove i condomini contestano le spese dell'amministratore, ma forse sbaglio ed effettivamente questa è una bomba...

C'è però un'altra notizia che è scomparsa dall'orizzonte alla velocità della luce: l'Italia, come la Grecia, avrebbe truccato i propri conti per poter entrare nella moneta unica.
Leggendo in rete mi sono imbattuto in una notizia molto simile risalente al Febbraio 2010:

"DERIVATI, L'ITALIA TRUCCA I CONTI DEL TESORO?
di Superbonus
Goldman Sachs in Grecia, JP Morgan in Italia. Il New York Times scrive che grazie ai derivati dal 1996 il nostro paese avrebbe truccato i conti. Ma il governo non parla. Tremonti dovrebbe chiarire in Parlamento.

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Immaginate di avere un mutuo di 100 mila euro a 20 anni sulla vostra casa e pagate il 4% di tasso. Si presenta da voi un banchiere internazionale e vi propone di darvi 20 mila euro subito, che potete spendere come vi pare. In cambio alzerà il tasso del vostro mutuo al 5%. Mentre tutti i vostri vicini continueranno a pagare il 4% e magari, se i tassi sono bassi, potranno passare dal tasso fisso al tasso variabile voi continuerete a pagare il 5% ed i 20 mila euro li avrete già spesi. È questo, grosso modo, che ha fatto la Grecia con la banca d’affari Goldman Sachs ed è questo che sembra avere fatto l’Italia con JP Morgan.

Il New York Times che ha riportato la notizia che, grazie ai derivati, dal 1996 l’Italia avrebbe truccato i conti non ha trovato né conferma né smentita dal nostro governo. In realtà sul Fatto Quotidiano del 19 dicembre 2009 avevamo segnalato la stranezza del fenomeno che si osservava intorno al debito pubblico italiano: i tassi di interesse scendevano, ma lo Stato continuava a pagare sempre lo stesso tasso sullo stock di debito. Ci eravamo chiesti se tale anomalia non fosse data dall’uso della "finanza creativa" per far rientrare il nostro paese nei parametri europei, taroccando di fatto i conti con l’aiuto di qualche banchiere compiacente e ben pagato. La questione non è di poco conto per due motivi. Il primo è di ordine politico: il derivato che il New York Times sostiene essere stato stipulato nel 1996 con JP Morgan è un derivato bipartisan, perché da Carlo Azeglio Ciampi in poi, tutti i ministri delle Finanze successivi devono esserne venuti a conoscenza.

Il trucco contabile, se davvero ci fosse, non sarebbe mai stato denunciato e quindi il dibattito sui conti pubblici italiani si sarebbe sviluppato per anni intorno ad una bugia contabile ben custodita dentro il ministero di via XX Settembre, dal direttore della Finanza della Cassa depositi e prestiti Matteo Del Fante, all’epoca dei fatti banchiere di Goldman (secondo la ricostruzione del Nyt).

Il secondo motivo riguarda la moralità e trasparenza delle istituzioni poste a guardia della correttezza dei conti e della trasparenza verso gli investitori internazionali. Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha lavorato a Goldman Sachs negli anni in cui la Grecia ha realizzato lo swap con la banca d’affari. La stessa banca si è affrettata a smentire che Draghi abbia avuto un qualsiasi ruolo nella vicenda. Esiste tuttavia una singolare coincidenza: Draghi era anche direttore generale del Tesoro nel 1996 e se avesse realmente realizzato l’operazione di maquillage contabile spostando al futuro il debito, sarebbe anche lecito pensare che tale expertise possa essere stata messa al servizio di altri paesi europei una volta passato nelle file di Goldman Sachs. Ma i condizionali e i periodi ipotetici, ovviamente, sono obbligatori in attesa di riscontri concreti.

Goldman Sachs in Italia ha poi potuto vantare come consulenti nomi del calibro di Romano Prodi, Gianni Letta, Mario Monti e addirittura un Goldman boy, Massimo Tononi, era stato nominato sottosegretario al Tesoro nel 2006. Che fine a fatto Tononi? È tornato a lavorare per Goldman Sachs che lo ha riassunto con un lauto stipendio proprio mentre infuriava la bufera finanziaria e venivano licenziati centinaia di bancari a New York e Londra. Bastano questi esempi per capire perché ci sia l’impressione diffusa che nei luoghi deputati al controllo della trasparenza e della correttezza delle operazioni finanziarie dello Stato siano state installate porte girevoli che permettono agli uomini delle banche d’affari americane di entrare e uscire quanto vogliono. Se esista o meno questo gigantesco swap che ha gravato, o ancora grava sui nostri conti pubblici non è più una questione economica finanziaria, ma diventa una questione di credibilità della nostra classe dirigente.

L’inchiesta giornalistica del New York Times ha messo in allarme la city londinese. Ora anche il Financial Times e il Wall Street Journal sono a caccia dello scoop, sognando di smascherare il più grande falso contabile della storia. Forse sarebbe opportuno che, per la prima volta nella storia, il ministro del Tesoro Giulio Tremonti si presentasse in Parlamento e svelasse esattamente lo stato delle finanze italiane scoprendo quello che sembra essere il segreto meglio custodito della storia recente: la posizione complessiva in derivati del Tesoro e le relative controparti. Meglio sapere subito se dobbiamo stringere la cinta a causa di una classe dirigente scriteriata che ha ipotecato il nostro futuro piuttosto che scoprirlo a mercati aperti con conseguenze disastrose per i nostri titoli di Stato e i nostri risparmi.

Se i derivati ci sono e alterano i nostri conti possiamo ancora correre ai ripari. Ma per favore ci si risparmi la tiritera che sono stati stipulati in condizioni di emergenza, è una scusa che non regge per le vicende di Bertolaso figuriamoci se vale per chi entra ed esce da una banca d’affari".


Dunque, secondo l'articolo, il trucco risalirebbe al 1996 e avrebbe avuto come protagonisti personaggi che ancora oggi occupano ruoli chiave nel nostro paese. Gianni Letta è sottosegretario alla presidenza del consiglio; Draghi si accinge a sostituire Trichet alla guida della Bce; Prodi fa il padre nobile del Pd - a proposito: pochi ricordano che il Prodi politico fu un'imvenzione di D'Alema -; Ciampi è senatore a vita.

Insomma, se la notizia fosse vera, gli artefici del trucco in stile greco ricoprirebbero ancora ruoli di responsabilità da cui potrebbero ancora nuocere alla collettività.

Due cose mi sono tornate alla mente, leggendo questa notizia.

La prima, più recente, è l'intervista della BBC al trader indipendente, che disse che i politici non governano il mondo; è Goldman-Sachs a governarlo (più Jp Morgan e tutte le altre banche d'investimento).

La seconda risale a dieci anni fa. Tremonti, appena insediatosi il governo Berlusconi, apparve in Tv e annunciò che c'era un buco nei conti dello Stato: fu massacrato da Prodi e da tutto il centro-sinistra.
Sarà mica che il buco di cui parlava nel 2001 sia lo stesso di cui fugacemente si è parlato in questi giorni?

lunedì 26 settembre 2011

OBBLIGO DI RETTIFICA





Con il Ddl intercettazioni potrebbe entrare in vigore la norma "ammazza-blog". In pratica, letteralmente, ogni gestore di "sito informatico" ha l'obbligo di rettificare ogni contenuto pubblicato sulla base di una semplice richiesta di soggetti che si ritengano lesi dal contenuto in questione. Non c'è possibilità di replica, chi non rettifica paga fino a 12mila euro di multa.

E, badate bene, non importa che il contenuto della richiesta sia fondato:  è sufficiente la richiesta perché il blog, sito, giornale online o quale che sia il soggetto "pubblicante" sia obbligato a rettificare.

Il testo in approvazione infatti recita: "Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono".

Un rischio di censura illimitato ed incivile, dato che si potrebbe essere obbligati a rettificare cose vere, documentate, per la maggior gloria di qualche farabutto, che non gradisce che siano messe in piazza le proprie porcate.

Quindi per facilitare il compito ai "professionisti della rettifica", ecco un po' di affermazioni palesemente vere e inconfutabili, scelte a caso.
  1. Il ministro Brunetta è alto e intelligente, come dimostrano le sue foto e i continui attestati di stima tributatigli dai suoi colleghi di governo.
  2. Nicole Minetti è stata eletta consigliere regionale per la sua lunga e appassionante militanza politica.
  3. Roberto Formigoni non è il governatore della regione Lombardia e non è di Comunione e Liberazione.
  4. L'Euro è la nostra salvezza e in Italia non c'è la crisi.
  5. Il ministro Tremonti non pagava l'affitto in nero a Milanese, dato che è abituato a vivere a scrocco.
  6. Bossi non parla di secessione e non ha avuto un ictus: tiene semplicemente il lato sinistro del corpo a riposo. Un po' come i delfini, che non dormono mai completamente, ma "addormentano" alternativamente metà del corpo.
  7. Bossi jr., "il Trota", è un genio.
  8. La Grecia è economicamente florida e sta trainando la crescita dell'eurozona.
  9. In Giappone non c'è stato nessun disastro nucleare.
  10. Berlusconi è il miglior primo ministro degli ultimi 150 anni.
  11. La Gelmini è il miglior ministro dell'istruzione degli ultimi 150 anni.
  12. Le "olgettine" sono un ordine monastico: infatti, si vestivano da suore e da infermierine.
Adesso me ne sto qui e attendo le mail di rettifica.
Mica pago 12.000 euro per difendere la verità!

mercoledì 14 settembre 2011

I NUOVI PADRONI





"Il problema del rapporto con la Cina è questo: ci stanno mangiando vivi. Le merci che vanno in Cina hanno i dazi cinesi le merci che arrivano in Europa, no. Io voglio per molti anni i dazi e le quote nel nostro Paese, fino a che ci saremo riconvertiti dal punto di vista industriale".
Con questa lapidaria affermazione il ministro dell'economia Tremonti spiegava, nel Marzo 2006, che si dovevano imporre i dazi alle importazioni cinesi, altrimenti l'Italia sarebbe stata cannibalizzata dalla potenza economica dagli occhi a mandorla.
Oggi, cinque anni dopo, di dazi non si parla più. Anzi, è notizia di questi giorni che l'Italia avrebbe avviato frenetiche trattative per vendere ad un fondo sovrano cinese una consistente parte del proprio debito pubblico.
Berlusconi e Tremonti hanno forse deciso di proclamare la dittatura del proletariato?
Per ora, pare non sia così.
Più semplicemente, i conti pubblici stanno sempre più irrimediabilmente colando a picco, per cui si tenta di raschiare il fondo del barile, nella speranza di fermare (finora senza risultato) l'affondamento.
Dato che ormai la situazione è, eufemisticamente parlando, disperata, qualunque ciambella di salvataggio, di qualsiasi provenienza, è bene accetta.
Ovviamente le motivazioni della potenza asiatica non sono dettate da scopi filantropici, bensì da puri calcoli di convenienza: alla Cina non conviene la fine dell'Euro.
Chiaro quindi che questa disponibilità all'acquisto dei debiti italiani dovrà essere ripagata in futuro in qualche modo.


 


Torna alla mente questo vecchio manifesto elettorale e la battuta di Grillo sul bambino cinese, che non è il figlio della coppia, ma il loro datore di lavoro.
Che anche questa volta la fantasia superi la realtà?

venerdì 9 settembre 2011

UNITI... O COMPLICI ?



Da quando è in carica questo governo, ho sempre più spesso sentito rivolgere continui appelli al dialogo tra le forze politiche. Di solito questi appelli nella migliore delle ipotesi cadevano nel vuoto. Se no, si risolvevano in estenuanti risse da pollaio, con reciproci, quanto sterili, scambi di accuse: il governo è inetto, l'opposizione è comunista.
Del resto, per parlare con un presidente del consiglio, che è lì per risolvere esclusivamente le sue faccende, occorre necessariamente discutere solo dei fatti suoi.
Altrimenti si fa come il Pd che da vent'anni parla di politica con il cavaliere, che li ascolta come si ascolta un cretino.
Adesso è arrivata questa crisi, che non sembra ci lascerà tanto presto.
Da quel momento, gli appelli si sono fatti sempre più pressanti. Se a farli è l'insipido Napolitano, addirittura si tramutano in moniti.
Oltre al dialogo, veniamo quotidianamente ammoniti ad essere uniti con chi deve affrontarla, questa crisi.
Ora: pensate a Berlusconi, che ha avuto rapporti con la mafia (chez Dell'Utri) e con la P2, oltre a svariate altre pendenze giudiziarie; guardate Tremonti, che si fa pagare l'affitto di una casa dal suo braccio destro, indagato per corruzione; guardate come si è ridotto Bossi, che comunica tramite il digitale (medio) e, dato che non si capisce quello che dice, il Trota gli fa da interprete (mamma mia!); vedete la faccia di Calderoli, che non avendo più nulla da semplificare al ministero è direttamente passato alla sua già primitiva materia grigia; pensate a chi volete voi e poi chiedetevi se essere uniti a costoro sia prova di unità, o non piuttosto di complicità.

lunedì 5 settembre 2011

I COMPITI DELLE VACANZE DEL MINISTRO TREMONTI



Il ministro dell'economia Tremonti ha detto che la manovra economica è venuta male perché è stata fatta di fretta, in quattro giorni.
Stiamo parlando di quello stesso ministro che si vanta di avere previsto, grazie al suo incommensurabile genio, con un anticipo di anni la crisi che stava arrivando.
La domanda è: se aveva capito con anni di anticipo cosa stava per succedere, che cazzo ha fatto in tutto questo tempo?
Si considererà anche un genio, ma si comporta come mio nipote che sta facendo adesso i compiti delle vacanze dopo essersi divertito tutta l'estate.
Passi per mio nipote, che va alle medie.
Ma se sei ministro...

venerdì 5 agosto 2011

I SOLITI VECCHI COMUNISTI !

Costituzione Italiana, articolo 41:
" L'iniziativa privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali".

Questo è l'articolo che stasera in conferenza stampa Berlusconi e Tremonti hanno affermato di voler modificare. Che cosa c'è che non va, secondo loro, in un articolo che parla di lavoro, digntà sociale e umana?
Semplice: si parla troppo di libertà, di utilità sociale e di controllo statale contro eventuali abusi.
Concetti troppo comunisti per le loro orecchie neoliberiste.
Voi lo modifichereste?
Io, invece, chiederei che venisse finalmente applicato!

venerdì 29 luglio 2011

NON HO BISOGNO




Da oggi, sappiamo che Berlusconi controlla parte della Guardia di Finanza e la usa per controllare, spiare, pedinare chi dissente da lui.
Lo dice il ministro dell'economia Giulio Tremonti, che per questo motivo ha deciso da due anni di non vivere più nelle caserme della GdF quando si trova a Roma. Per questo, e solo per questo, il povero Giulio ha accettato l'offerta del suo stretto collaboratore Milanese, indagato, di trasferirsi a scrocco in un appartamento di cui parrebbe aver pagato metà dell'affitto mensile.
Per dimostrare a noi che questa vicenda che lo ha coinvolto non è un episodio di corruzione, ma una semplice ingenuità, Tremonti ha prodotto il classico alibi a prova di bomba, imitando in ciò le granitiche giustificazioni di quegli esponenti di governo implicati prima di lui in altri scandali. Potendo scegliere tra un'ampia rosa di spiegazioni, alla fine ha optato per il metodo Scajola-Bertolaso. Del primo ha utilizzato la beata ingenuità, la buccia di banana, che non gli ha consentito di accorgersi che l'appartamento che abitava costava molto di più di quanto lui pagasse. Dal secondo ha ripreso l'elevata classe sociale per spiegare che non ha bisogno di rubare perché, guadagnando già 5 milioni di Euro all'anno, è ricco.
Come tutti i suoi predecessori, neppure lui è stato sfiorato dal pensiero di affermare che non ruba perché è onesto.

sabato 16 luglio 2011

TITANIC, ITALIA




La manovra finanziaria è stata approvata ieri ed è stata firmata a tampo di record dal prode Napolitano, che ha ringraziato tutti per la responsabilità dimostrata e per la coesione.
Tremonti ha paragonato la situazione italiana al Titanic e ha detto che se si affondasse, naenche la prima classe si salverebbe dal naufragio.
Mai una metafora si è rivelata più azzeccata: infatti, in quello storico evento, la maggior parte dei passeggeri di prima si salvò, la maggior parte di quelli di terza affogarono. Quindi se tanto ci dà tanto, loro sono a posto, noi ci attacchiamo, a meno di non riuscire a passare in seconda classe, dove uno su due se la caverà.
Già una cosa così dovrebbe far dubitare i passeggeri che non hanno il biglietto di prima.
Da oggi cominciano a saltare fuori gli altarini: i passeggeri di prima classe hanno annullato con un paio di emendamenti ad hoc gran parte dei tagli previsti per loro, praticamente si sono tenuti tutte le loro scialuppe di salvataggio, mentre a noi hanno sgonfiato un po' i salvagente.
Queste notizie fanno sorgere il dubbio che Napolitano o non ha letto bene quello che ha firmato, o è in malafede, oppure risponde a input esterni di lobbies economiche: di certo, ha dimostrato di non essere lì per rappresentare la terza classe.

giovedì 14 luglio 2011

PANE, AMORE E...

''Il paese ci guarda: siamo diversi certo, ma non troppo divisi. Per questo sono orgoglioso di essere con tutti voi''.
Così Tremonti all'Aula del Senato, nel suo discorso sulla manovra economica.
Sono certamente diversi: ci sono quelli alti, bassi, belli, brutti, biondi, bruni, onesti, ladri, pregiudicati, incensurati, liberisti, neoliberisti, iperliberisti, cattolici con due tre quattro famiglie, atei casti, utilizzatori finali di mignotte, minorenni, travestiti...
Però, suvvia, dopo tutto non sono poi così divisi.
Infatti, quando si tratta di decidere su aumenti di stipendio (loro), vitalizi estesi anche alle loro compagne-pubbliche concubine (loro), rimborsi elettorali (loro), trasporti (loro), scorte (loro), case (loro), autorizzazioni all'arresto (loro) e chi più ne ha più ne metta...
Non siano ipocriti.
La dicano tutta.
Sono proprio uniti, una cosa sola.
Stringiamci a coorte (loro)
Siam pronti alla morte (nostra)

martedì 12 luglio 2011

CRISI : NOI PAGHIAMO. E POI ?



Tremonti stasera ha ringraziato le opposizioni per il senso di responsabilità che stanno dimostrando in questa difficile congiuntura economica: lo credo bene, dove li trovi dei tipi così arrendevoli, che rifiutano di dirti arrangiati?
L'opposizione, però, pare che si sia impuntata, pretendendo in cambio un repentino cambio di governo, non appena approvata la manovra: questi si che sanno tirare fuori gli attributi.
Benissimo, quindi io e gli altri nababbi di lavoratori dipendenti, precari, pensionati oltre a quei lavoratori autonomi che si ostinano a essere buoni contribuenti ( nonostante Berlusconi da anni continui a dire che le tasse non bisogna pagarle), apriremo ancora i cordoni della borsa, per impedire l'affondamento del Titanic su cui ci troviamo. Lo faremo ancora, sapendo benissimo che una parte dei passeggeri non pagherà, dopo che si era imbarcata senza pagare il biglietto.
Il problema è: e poi?
Non potendo pretendere che una parte dei passeggeri paghi sempre di più per sopperire alle mancanze di chi è a bordo a sbafo, come pensa l'equipaggio di risolvere la situazione?
Dicono che potrebbero cambiare l'equipaggio, perché quello che adesso sta governando la nave non è stato capace di scoprire che si era imbarcato clandestinamente.
Bene, ma chi mi dice che il prossimo sia migliore da questo punto di vista? Finora ogni equipaggio nuovo non ci è riuscito: non vedo perché il successivo dovrebbe farcela. Solo perché non è più quello vecchio?
Forse è giunto il momento che siano i passeggeri contribuenti a dire chiaramente che questa è l'ultima volta che pagano il biglietto, che tra l'altro aumenta senza che migliori il servizio a bordo. Dopodiché, pagheranno solo se il nuovo equipaggio attuerà un regolamento severissimo per punire chi viaggia a ufo e dimostrerà di sapersi impegnare seriamente per metterlo in pratica.
Forse, dopo tante forme di obiezione di coscienza, occorre iniziare a praticare anche questa.
Forse, occorre cominciare ad opporsi attivamente a questa politica e a questi politici.

lunedì 11 luglio 2011

LARGHE INTESE VERSO IL BARATRO

Ormai è fatta: la manovra finanziaria in salsa greca pare che verrà approvata in tempi brevi. Evidentemente siamo con l'acqua alla gola. La prova risiede nel fatto che, mentre i governi si stanno profondendo in dichiarazioni di facciata sulla serietà e sull'efficacia della finanziaria di Tremonti, i grandi speculatori economici stanno scommettendo sul fallimento italiano come dimostra l'andamento della borsa milanese.
Mentre il Governo è eloquentemente taciturno, il prode Presidente Napolitano cerca in modo patetico di farne le veci, invitando le opposizioni ad un periodo di tregua, visto il momento drammatico: in pratica, gli sta chiedendo di abdicare al loro ruolo.
L'opposizione più imetta degli ultimi sessant'anni ha approfittato subito dell'occasione e ha riunito le sue varie anime. Il risultato è che costoro non voteranno a favore (continuano a dichiararlo: forse qualcuno di loro pensava si potesse), ma non faranno nulla per mettere il governo in difficoltà, limitandosi ad esigere che vengano approvati solo dei piccoli correttivi.
Una posizione francamente insostenibile, che, però, dà paradossalmente ragione agli speculatori che scommettono sul nostro fallimento.
Da un lato, infatti, la speculazione attacca l'Italia perché con un governo così indebolito e screditato, il successo è praticamente garantito: l'economia nazionale si sta avvitando su sè stessa, in attesa di precipitare nel gorgo.
Dall'altro, Napolitano fa esattamente l'opposto di ciò che andrebbe fatto: togliere di mezzo il governo, per dare un segnale forte di credibilità internazionale, sostituendolo magari magari un esecutivo tecnico.
Questa non sarebbe certo una soluzione definitiva, ma darebbe comunque un segnale forte, che, almeno nell'immediato, potrebbe tenere a freno l'ondata speculativa (un governo più credibile potrebbe anche dare del filo da torcere), nella speranza poi che altri fattori possano metterci al riparo da un default che, al momento, appare inevitabile, anche se (forse) non nell'immediato.
Io sono pessimista. E voi?

giovedì 7 luglio 2011

" FORSE, NON SI RIFERIVA A ME "



Brunetta: "I fuori onda non li considero. Li considero alla stregua di intercettazioni illegali e, quindi, chi mai non ha detto fuori onda, in senso metaforico al vicino, delle cose... Lei che mi ha interrogato, quante volte dice ogni giorno al giornale, riferendosi non certamente al suo direttore, perché il suo direttore è fuori da... dal... dalla considerazione... perché i direttori, per definizione, sono bravissimi, ma a colleghi, amici, eccetera cose... come dire, a mo' di battuta. Se fossero pubblicati tutti i fuori onda...".
Giusto, se non fosse che Renatino considera una conferenza stampa pubblica alla stessa stregua di una discussione privata tra colleghi: il paragome non sussiste.
Giornalista: " Come cosidera le parole di Tremonti? C'è stato un chiarimento? Ma l'ha accettato questo chiarimento?".
Brunetta: " Io le considero come quelle del suo direttore, con il fondatore, Eugenio Scalfari, quando si parlano. Sono... come dire... fuori onda".
Anche qui si confrontano pere con arance, infatti il giornalista glielo fa notare.
Giornalista: "Però erano rivolte a lei. Lei come le ha prese queste parole?".
Brunetta: "Benissimo ! - scuotendo la testa in segno di diniego - Io, vede, sono molto consapevole del lavoro che sto facendo. Io difendevo la manovra... spiegavo la manovra... e spiegavo come la manovra, per quanto riguarda il pubblico impiego, fosse sostenibile dal punto di vista sociale, della coesione sociale, riguardando tre milioni e mezzo di persone. Questo è il mio onore... - lapsus freudiano: forse onere è più appropriato - il mio onore: far sì che dentro una manovra dura e difficile  si salvaguardasse il potere d'acquisto dei lavoratori pubblici, si salvaguardasse l'efficienza nei confronti dei cittadini, la trasparenza, la mobilità e così via. Son tutte le cose che poi io ho spiegato dentro un Power-Point. Il resto, come dire, non mi tocca, nel senso che quando ho scritto nella mia valutazione... non ho capito perché Tremonti mi abbia chiesto scusa. Cioé, non ho capito, sinceramente ,- mangiandosi la parola - non avendo sentito il fuori onda quando avveniva e non ho capito la motivazione. Forse non si riferiva neanche a me. Si riferiva, probabilmente a qualche direttore di giornale".
Risate. Sipario.


"QUESTO E' PROPRIO UN CRETINO"





Conferenza stampa al Ministero dell'economia. Prende la parola il Ministro Brunetta e Tremonti inizia il suo show. Prima, rivolto al suo vicino, gli sussurra "questo è proprio il tipico intervento suicida"- mentre Brunetta sta spiegando che le cifre dei tagli nel pubblico impiego per i prossimi anni sono minime rispetto alla spesa comlessiva- per chiudere con un lapidario "questo è proprio un cretino", tra i sorrisi ironici del suo interlocutore.
La domanda che mi pongo è: l'intervento "suicida" è rappresentato da ciò che il "cretino" sta dicendo, o dalle cifre che sta sparando?
Entrambe le cose, sembrerebbe, visto che il vicino di Tremonti gli fa notare che, a fronte di "una manovra complessiva di 34 miliardi e nove, accumulati con la spesa, il pubblico impiego 0,6...è inutile che ne parli,no?".
"Eh, ma deve parlare...", chiosa il nostro Superministro dell'Economia: come a dire che il piccolo Brunetta deve dar fiato alla lingua. Evidentemente quando si parla di cifre, l'argomento diventa spinoso.
"Questo è un massacro", ripete due volte l'altro vicino di Tremonti; al che, il ministro domanda se deve dirlo ad alta voce, per sputtanare il collega. Alla fine, decide di lasciar perdere: "tanto c'è il testo", cioé carta canta, sarà il documento a dimostrare che Renatino sta sparando cazzate.
Qui si comincia a capire che il governo è davvero unito, come continua a dichiarare Berlusconi.
La farsa prosegue con Tremonti che inizia a fare battutine ironiche verso Brunetta, nella speranza di porre fine al teatrino.
Si raggiunge l'orgasmo quando Brunetta annuncia che, anche se gli stipendi pubblici saranno taggliuzzati, il loro potere d'acquisto cominque non risulterà compromesso. Notate come mentre lo dice Renato si volti verso Giulio alla evidente ricerca del suo assenso e come Giulio, apposta, non muova un muscolo: uno racconta balle e l'altro non gliele copre, anzi; Tremonti si gira verso Sacconi e mormora "Maurizio, questo è proprio scemo,eh?". Lapidaria la risposta di Sacconi: "io non lo seguo neppure".
Fermiamoci un attimo per guardare meglio il gruppo dei Magnifici otto, in ordine da sinistra a destra.
Calderoli fissa il vuoto con sguardo perso: ci starà capendo qualcosa?
Bonaiuti annuisce econ opportune espressioni fa capire che chi sta parlando è un genio dell'economia, che riesce a tagliare gli stipendi senza impoverire i lavoratori: sanno proprio trasformare il piombo in oro.
Brunetta spara cazzate.
Romani si appoggia la testa sulla mano, probabilmente per schiacciare un pisolino.
Gli altri quattro sono in evidente imbarazzo e si stanno chiedendo perché sono lì.
Quando Brunetta attacca a parlare delle visite fiscali da effettuare subito prima o subito dopo un ponte festivo, Giulio non ce la fa più: attacca a tamburellare sul tavolo e sul ritmo di quelle note canta la colonna sonora dello show.
"Questo è proprio cretino !".
Impagabili.
Buona visione.