Ho avuto una strana sensazione oggi pomeriggio, quando per radio ascoltavo lo scrosciare di applausi che il parlamento tributava al presidente della repubblica mentre con tono istituzionale e parole studiate li definiva impotenti, incapaci e anche stronzi.
Devo dire però che ho apprezzato quella parte. Così come ho apprezzato il passaggio in cui Napolitano ha bacchettato il M5S sulla loro purezza esclusiva contrapposta al marciume di tutti gli altri. E non mi è nemmeno dispiaciuta la lezioncina di storia sull'importanza del ruolo storico dei partiti politici.
Non mi ha invece fatto piacere la parte in cui Napolitano ha detto - parafrasando il suo discorso - che ora, anche senza travalicare la Costituzione, ci troviamo in una repubblica presidenziale di fatto, in cui lui deciderà la maggioranza (larghe intese) e imporrà il programma (quello dei dieci saggi). E guai a dissentire, sennò prende e se ne va. Forse in questa situazione, in cui il potere legislativo non esiste più - e anzi plaude alla propria dipartita - Napolitano non poteva agire diversamente. Però è estremamente probabile che in questo modo ci ritroveremo con un governo privo di opposizione, al cui confronto Monti - facente funzioni di "dictator" romano - era circondato di franchi tiratori.
Comunque la stampa si sta già sperticando in lodi per il coraggioso quasi novantenne vecchio/nuovo presidente, che, incurante della veneranda età, si erge a salvatore della patria. Dimenticando forse che se siamo a questo punto un po' di colpa la condivide anche lui.
E dulcis in fundo, per rendere meglio digeribile una rielezione che, volenti o nolenti, è storica cominciano ad apparire articoli come questo di Repubblica ("Prima di Napolitano, anche De Nicola venne rieletto"), per dimostrare che Napolitano non è il primo presidente rieletto nella storia repubblicana. Con l'intento di dimostrare che essendoci un precedente tutte le argomentazioni critiche non hanno senso.
All'estensore dell'articolo, tal Alessandro Giacone dell'università di Grenoble, andrebbe fatto notare che il paragone non regge: De Nicola si dimise e fu rieletto nel 1947, cioè prima che la Costituzione entrasse in vigore (1 gennaio 1948). E' quindi chiaro che la sua rielezione non avrebbe mai potuto violare una norma non ancora promulgata.
E proprio il fatto che si vada a riesumare maldestramente questi precedenti, un pochino mi fa pensare male.
"Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo."
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martedì 23 aprile 2013
domenica 31 marzo 2013
C'E' CHI PUO' E CHI NON PUO'. IO PUO'
E' da un mese che ho annullato il mio voto e ogni giorno che passa mi convinco sempre più di aver fatto bene. Non perché in questo modo io abbia fatto chissà quale nobile gesto, ma perché almeno mi rimane l'amara consolazione di non aver dato il mio modestissimo contributo allo schifo cui si assiste. E non essendo complice, ho piena libertà di critica.
Posso prendermela con Napolitano che stiracchia la Costituzione un'altra volta. Prima ha accettato che un governo legittimamente eletto si dimettesse senza essere stato sfiduciato (caso unico in Europa dal dopoguerra ad oggi), inventandosi con Monti una nuova figura di "dictator" romano: e, infatti, come nell'antichità il suo governo ha fatto passare con la scusa dell'emergenza leggi aberranti di cui pagheremo le conseguenze nei lunghi anni a venire. E potrei anche avercela un po' con l'orda di faciloni che erano convinti che via il Papi bastasse un professore bocconiano senza pubblicazioni e più educato per tornare tutti a star bene. A dimostrazione che B. sarà anche un demone, ma di sicuro non è il diavolo in persona come veniva dipinto dai suoi avversari.
E a proposito di avversari, posso anche gioire un pochino che il liberal-radical-chic Partito Democratico non sia riuscito a vincere con questa antidemocratica legge elettorale, per cui chi arriva primo prendendo neanche un terzo dei voti si cucca il cinquantacinque per cento dei seggi della camera: se quella di De Gasperi era una legge-truffa, per questa non c'è definizione.
Mi dispiace un po' per Bersani che si preoccupava di smacchiare giaguari, creare un liberismo più equo - contraddizione in termini -, lottare contro l'evasione fiscale e fare le grandi riforme. Quando si è accorto di aver toppato ha cercato di metterci una toppa, ma era troppo tardi.
Posso godermi Berlusconi che ormai è chiaro che è eterno perché, anche grazie ad una legge elettorale ad personam, o vince e piglia tutto il cucuzzaro, oppure perde pareggiando (e che nessuno dica più che Calderoli non sa fare bene le porcate).
Posso guardare con commiserazione tutti quelli che hanno votato M5S pensando che fossero chissà che cosa e adesso che i grillini si stanno rivelando in tutta la loro magnificenza, mi diverte un po' vederli arrabbiati e delusi per aver buttato via il loro voto.
Ma soprattutto, mi posso finalmente godere - preoccupandomi al contempo - gli eletti Pentastelluti, che sono meglio di un grande fratello, un talkshow, una soap, un reality, un serial tutti insieme. Questa accozzaglia general-qualunquista che dice una cosa poi la smentisce Grillo e allora negano di averla detta, sostenendo che si è messa in moto la macchina del fango. Che prendono in giro Napolitano che non s'addormenta e poi dormono loro in senato. Che parlano di fascismo buono e di fascismo cattivo. Che voteranno le proposte di legge che fanno parte del loro programma, ma che poi non presentano proposte di legge - mentre i partiti corrotti e bastardi in pochi giorni ne hanno buttate lì 500 - perché sono alla ricerca di qualcuno che insegni loro a scriverle (ma non erano tutti laureati?). Che insomma fanno solo un gran casino, e per farlo si sono dimezzati lo stipendio (e a seconda dei punti di vista, almeno costano meno, oppure troppo per quello che fanno). Che se uno avesse voglia ci potrebbe scrivere interi volumi: per ora mi limito a segnalare questo (sotto)blog che cerca di starci dietro.
Quanto a me, mentre guardo 'sto circo e mi preoccupo per il domani, aspetto che mi diano le uniche due cose che devono fare subito: meno tasse e il mio reddito di cittadinanza. E visto che il qualunquismo ormai dilaga, me ne frego di chi sarà a darmele.
Posso prendermela con Napolitano che stiracchia la Costituzione un'altra volta. Prima ha accettato che un governo legittimamente eletto si dimettesse senza essere stato sfiduciato (caso unico in Europa dal dopoguerra ad oggi), inventandosi con Monti una nuova figura di "dictator" romano: e, infatti, come nell'antichità il suo governo ha fatto passare con la scusa dell'emergenza leggi aberranti di cui pagheremo le conseguenze nei lunghi anni a venire. E potrei anche avercela un po' con l'orda di faciloni che erano convinti che via il Papi bastasse un professore bocconiano senza pubblicazioni e più educato per tornare tutti a star bene. A dimostrazione che B. sarà anche un demone, ma di sicuro non è il diavolo in persona come veniva dipinto dai suoi avversari.
E a proposito di avversari, posso anche gioire un pochino che il liberal-radical-chic Partito Democratico non sia riuscito a vincere con questa antidemocratica legge elettorale, per cui chi arriva primo prendendo neanche un terzo dei voti si cucca il cinquantacinque per cento dei seggi della camera: se quella di De Gasperi era una legge-truffa, per questa non c'è definizione.
Mi dispiace un po' per Bersani che si preoccupava di smacchiare giaguari, creare un liberismo più equo - contraddizione in termini -, lottare contro l'evasione fiscale e fare le grandi riforme. Quando si è accorto di aver toppato ha cercato di metterci una toppa, ma era troppo tardi.
Posso godermi Berlusconi che ormai è chiaro che è eterno perché, anche grazie ad una legge elettorale ad personam, o vince e piglia tutto il cucuzzaro, oppure perde pareggiando (e che nessuno dica più che Calderoli non sa fare bene le porcate).
Posso guardare con commiserazione tutti quelli che hanno votato M5S pensando che fossero chissà che cosa e adesso che i grillini si stanno rivelando in tutta la loro magnificenza, mi diverte un po' vederli arrabbiati e delusi per aver buttato via il loro voto.
Ma soprattutto, mi posso finalmente godere - preoccupandomi al contempo - gli eletti Pentastelluti, che sono meglio di un grande fratello, un talkshow, una soap, un reality, un serial tutti insieme. Questa accozzaglia general-qualunquista che dice una cosa poi la smentisce Grillo e allora negano di averla detta, sostenendo che si è messa in moto la macchina del fango. Che prendono in giro Napolitano che non s'addormenta e poi dormono loro in senato. Che parlano di fascismo buono e di fascismo cattivo. Che voteranno le proposte di legge che fanno parte del loro programma, ma che poi non presentano proposte di legge - mentre i partiti corrotti e bastardi in pochi giorni ne hanno buttate lì 500 - perché sono alla ricerca di qualcuno che insegni loro a scriverle (ma non erano tutti laureati?). Che insomma fanno solo un gran casino, e per farlo si sono dimezzati lo stipendio (e a seconda dei punti di vista, almeno costano meno, oppure troppo per quello che fanno). Che se uno avesse voglia ci potrebbe scrivere interi volumi: per ora mi limito a segnalare questo (sotto)blog che cerca di starci dietro.
Quanto a me, mentre guardo 'sto circo e mi preoccupo per il domani, aspetto che mi diano le uniche due cose che devono fare subito: meno tasse e il mio reddito di cittadinanza. E visto che il qualunquismo ormai dilaga, me ne frego di chi sarà a darmele.
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mercoledì 27 giugno 2012
PESO EL TACON DEL BUSO
“Stiamo cercando di proteggere le persone, e non il loro posto di lavoro. Deve cambiare l’atteggiamento delle persone. Il posto di lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato, anche attraverso sacrifici”.
Questa è la dichiarazione della Fornero al Wsj. Leggermente in contrasto con l'articolo 1 della nostra Costituzione, che proprio all'inizio recita: " L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro...".
Dato che la boiata è grossa, subito dopo è arrivata la precisazione: “Il diritto al lavoro non può essere messo in discussione perché è riconosciuto dalla Costituzione”. La precisazione non è ufficiale. Ma il concetto è sottolineato al ministero, precisando che nell’intervista la Fornero ha fatto riferimento “alla tutela del lavoratore nel mercato e non a quella del singolo posto di lavoro, come sempre sottolineato in ogni circostanza”.
Per la serie, era meglio se taceva. E, dato che non ne è capace, era meglio se non precisava.
Perché in questo modo ha chiarito - se ancora ve ne fosse stato il bisogno - cosa è per lei lo Stato.
Un'entità che dà lavoro, diritti, tutele, solo se in cambio riceve. Come i preti, che non fanno niente per niente.
Breve curriculum della Signora Rottermaier: è professore ordinario di economia politica, presso la facoltà di economia dell'Università di Torino. Insegna Macroeconomia ed Economia del risparmio, della previdenza e dei fondi pensione (in inglese).
Forse è per questo che in Italiano fa e dice boiate...
Le sue ricerche scientifiche riguardano i sistemi previdenziali, pubblici e privati, le riforme previdenziali, l’invecchiamento della popolazione, le scelte di pensionamento, il risparmio delle famiglie e le assicurazioni sulla vita.
Nulla che riguardi il lavoro. E si capisce pure questo...
Lasciamo pure perdere che sia sposata con Mario Deaglio, professore nella stessa università, e dimentichiamo lo scandalo della figlia meritocraticamente accademica anche lei. E' solo un vizio di famiglia.
Il problema vero è un altro, cioè che il ministro ha detto chiaro e tondo che lei non ha nessuna intenzione di tutelare tutti i cittadini, ma solo quelli meritevoli. In pratica, un rappresentante dello Stato ha disconosciuto la funzione di ciò che lei rappresenta. Di tutti gli altri (cioè chi secondo lei non merita), se ne frega. Se ci pensate è esattamente il concetto di meritocrazia: il governo di chi merita.
La questione è chi decide i parametri per stabilire il metodo. E se a stabilirli è una persona che ritiene che chiunque non sia professore universitario vale zero, il numero dei meritevoli si riduce drasticamente.
Pensate ad uno Stato che garantisce il diritto alla salute, ma non tutela quella di tutti i cittadini. O che tutela il diritto alla libertà senza garantirla ai singoli. Non suona eversivo?
La Fornero tempo fa se l'è presa per quella maglietta in cui il suo cognome faceva rima con cimitero.
Ma se le sue sparate generano nei cittadini - non meritevoli, ovvio - un certo rancore, la colpa non sarà mica sempre degli altri, i non meritevoli.
venerdì 18 novembre 2011
CHIEDIAMO UN REFERENDUM. E VEDIAMO CHE SUCCEDE
Questo non è un regime. Figuriamoci adesso che il capo del medesimo è stato disarcionato.
Il nostro presidente della repubblica è garante della Costituzione, che fa del nostro Paese uno Stato sovrano a tutti gli effetti. La sua indiscussa intelligenza politica ha permesso le dimissioni del Caimano e la formazione a tempo di record di un nuovo governo, formato dai migliori esponenti del nostro panorama culturale. Gente competente nei settori di cui da ministro dovranno occuparsi: una sorta di Accademia d'Italia.
Il presidente del consiglio Monti, quindi, saprà traghettare il Paese fuori dalla crisi, con una politica di sacrifici e riforme, compensate da una maggiore equità sociale. Nulla sarà imposto dall'alto. Tutto le decisioni che saranno assunte, verranno adottate solo dopo un approfondito dialogo con le parti sociali.
Monti ha tenuto a precisare - e, devo dire, la cosa un po' mi ha sorpreso - che il nuovo governo non è espressione di fantomatici poteri forti e sovranazionali, bensì ha come dovere principe quello di fare il bene della Nazione.
Quindi i soliti complottisti si tranquillizzino: nessun golpe e nessun progetto di distruggere il Paese.
Il Senato si è dichiarato soddisfatto e ha accordato la fiducia al governo, con una votazione plebiscitaria: solo 25 voti contrari.
Benissimo. Ora prendiamo in considerazione un dato di fatto. Il primo partito italiano è costituito dalla massa di cittadini che, alle ultime elezioni politiche, o non ha espresso un voto valido, oppure ha votato per partiti che non hanno raggiunto la soglia di voti per entrare in Parlamento. Questa massa di cittadini non beneficia di una rappresentanza politica. E però la consistenza numerica è tale da non poter essere ignorata.
Ora, diamo pure per scontato che il nuovo governo sarà rappresentativo di tutti i cittadini e che lavorerà nell'interesse di tutti. Quindi, stando a quanto dichiarato, prenderà ttutte le decisioni del caso dopo un ampio confronto con tutte le realtà sociali.
Mi permetto di fare una proposta: invece di protestare a compartimenti stagni - studenti, lavoratori, indignati vari - organizziamo un bel movimento di massa in cui discutere della crisi e delle cause che l'hanno generata. Parliamo di Europa e di debito. E, infine, vediamo se il governo è davvero democratico come afferma, chiedendo un referendum con cui esprimere se la maggior parte di noi è d'accordo su ripagare il debito e sulle ricette proposte allo scopo. E protestiamo tutti - con scioperi e manifestazioni, ad esempio - fino a che non otterremo il risultato.
Non vi sembra una prova del nove?
sabato 12 novembre 2011
DALL'INTERNAZIONALE SOCIALISTA, ALL'INTERNAZIONALE LIBERISTA: UN VERO E PROPRIO GOLPE
Diciamolo chiaramente: delle dimissioni di Berlusconi nessuna forza politica italiana può arrogarsi il merito. Mai viste delle opposizioni più imbelli di quelle, scandalosamente conniventi, che ci sono state in questi anni.
Il Cavaliere è stato dimissionato solo e unicamente dai grandi potentati neoliberisti e neomercantilisti sovranazionali, che ormai lo avevano individuato come l'ostacolo da rimuovere sulla strada dell'asservimento italiano. Ora che la missione pare essere compiuta, ci aspettano sangue, sudore e lacrime.
Che la soluzione a questa crisi politica sia la nomina di Mario Monti premier, io personalmente non lo penso proprio. Ci siamo liberati, almeno per il momento, dell'incarnazione italiana del "conflitto d'interessi", per metterci in casa un conflitto più ampio, su scala internazionale: ci ritroveremo un premier che è un non disinteressato affine di quelle lobbies economiche e finanziarie che sono state alla base dell'attuale situazione. Dopo l'Internazionale Socialista, è venuto il momento dell'internazionale neoliberista.
Per di più, con il fatto di aver nominato Monti senatore a vita, il grande Napolitano ha fatto entrare vita natural durante Goldman Sachs, Bilderberg e Trilaterale dentro le nostre istituzioni. Questi ci stringono il cappio al collo e il presidente della repubblica, invece di ergersi come unico e ultimo baluardo della Costituzione e dei cittadini, gli stende il tappeto rosso e si schiera apertamente a difesa dei grandi potentati sovranazionali, che calpestano ogni giorno di più la sovranità nazionale: un golpe in piena regola, attuato mediante il tradimento della Costituzione che il presidente giura di difendere.
Adesso, ci dovremo preparare alla farsa del "governo di larghe intese": nessuno - media, opinionisti, ecc. - fa notare come queste intese siano veramente molto ristrette, altro che larghe. E' vero che andare al voto adesso vorrebbe dire farlo con una legge elettorale francamente impresentabile.
Ma è altrettanto vero che le forze politiche attualmente presenti in parlamento rappresentano solo e unicamente il fronte liberale, lasciando totalmente prive di rappresentanza tutte le altre istanze non liberali. Per tacere anche di quelle correnti di pensiero che sono addirittura contrarie alla politica filo europeista.
In pratica, stando così le cose, la scelta si restringe tra l'essere ferocemente liberisti e un liberismo leggerissimamente più annacquato: quando si dice la libertà di scelta.
P.S. Due simpatiche coincidenze per i "complottisti"
Come mai Monti è diventato senatore a vita in concomitanza con l'arrivo degli osservatori finanziari dell'Europa?
Cosa mai si saranno detti oggi il presidente del consiglio "in pectore" e il capo della Bce Mario Draghi?
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lunedì 3 ottobre 2011
I VERI ARGOMENTI
Breve rassegna degli argomenti di discussione pubblicati oggi dai media:
La Fiat ha comunicato che dall'inizio del prossimo anno uscirà da Confindustria.
Grandi titoli in prima pagina, accompagnati dalla lieta novella che Marchionne annuncia che a Mirafiori verranno installate le nuove catene di montaggio per consentire che dal 2013 possa entrare in produzione il nuovissimo Suv che i sindacati aspettano come la panacea per salvare i posti di lavoro degli operai.
A parte che l'uscita da Confindustria era chiara già da tempo, continuo a domandarmi come si possa esultare per la produzione di un mezzo così inquinante e così poco a buon mercato: sarà mica che le modernissime catene di montaggio siano del tipo ad alta automatizzazione e che quindi, come in Corea, non prevedano l'impiego di esseri umani?
Grande attesa per la sentenza d'appello del delitto di Perugia, in cui l'accusa dice che Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono colpevoli, mentre la difesa sostiene la loro innocenza.
Mi pare che ciò sia assolutamente logico. Sarebbe una notizia se i difensori chiedessero la condanna dei loro clienti, contro il parere di un pubblico ministero convinto della loro innocenza.
Ma per il resto, uno può essere colpevolista o innocentista, oppure fregarsene.
Nella Lega continua la resa dei conti tra Bossi e i frondisti guidati da Maroni.
Prendo atto, ma non avendoli mai votati e non pensando di farlo neanche adesso, non vedo perché il dibattito dovrebbe entusiasmarmi.
Inizia oggi a Milano il cosiddetto processo "Ruby-gate", che vede imputati Berlusconi, Fede, Mora e Minetti.
Chi vuole, può andarsi a godere lo spettacolo. Quello che c'era da dire, però, è già stato detto e discusso in abbondanza, quindi, a meno di eclatanti novità, non vedo nuovi temi di discussione.
Continua l'acceso dibattito sulla legge elettorale, all'indomani del successo della raccolta di firme per chiedere il referendum, tra favorevoli, contrari e i "si, ma anche no" del Pd.
Novità oggi: nessuna. Rimango dell'idea che piuttosto che questa legge elettorale qualunque altro sistema sia preferibile, ma continuo a pensare che prima del "come" votare, occorra discutere approfonditamente su "chi" votare e sul "perché".
Un po' più sottovoce, la crisi greca con l'annuncio del taglio di 30.000 posti di lavoro nel pubblico impiego.
Grande attenzione alle reazioni, negative, delle Borse; molta enfasi sul fatto che comunque in Grecia le cose stanno rapidamente peggiorando nonostante gli aiuti promessi dalla "Trojka", segno evidente che il rimedio è peggiore dela causa. Ma di questo è meglio non parlare: la gente potrebbe essere stimolata a chiedersi se sia proprio il caso di continuare a tenere in vita un cadavere, o piuttosto se non sia meglio pensare a qualche ricetta alternativa. Come del resto è meglio tacere sul fatto che i licenziamenti nel pubblico impiego rappresentano più di un quarto dei lavoratori pubblici greci.
Gli investimenti prima di tutto. Per chi non investe in borsa, pazienza.
Sull'Islanda, ormai sono riusciti a convincere la maggior parte delle persone che la loro ricetta è valida solo a condizione che la popolazione sia poco numerosa; quindi, molta evidenza sul fatto che loro sono "solo" in 300.000 e quasi nulla su quello che hanno fatto.
A parte il fatto che per me è già inconcepibile pensare di mettere d'accordo quelle "poche" centinaia di migliaia di individui, non c'è ancora nessuno che mi abbia dimostrato in modo inconfutabile perché ciò non sia possibile per un numero più grande di persone.
Della "lettera segreta" Draghi-Trichet al governo italiano nessuno parla proprio più.
Eppure lì dentro stanno scritti nero su bianco gli obiettivi e le finalità dell'Europa, intesa come entità sovranazionale: annientamento dello Stato sociale e dei diritti dei cittadini; vendita di tutti i servizi pubblici ai privati; riforme costituzionali per consentire tutto ciò.
Ma il dibattito deve concentrarsi sul fatto che finalmente sappiamo che quella lettera esisteva davvero.
E il presidente Napolitano dice che la Costituzione bisogna amarla.
Per una volta, sono d'accordo con lui: bisogna amarla e, aggiungo io, ricordarla con grande affetto, quando sarà definitivamente morta.
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martedì 13 settembre 2011
LA "SQUOLA" DI FORMIGONI
Chi tocca le scuole cattoliche, muore!
E' questa, in parole povere, la risposta che il presidente ciellino Formigoni ha dato al sindaco di Milano Pisapia, che ha “osato” ricordare l'articolo 33 della Costituzione, quello che stabilisce la parità dell'istruzione privata senza oneri per lo Stato.
Il presidente della Regione Lombardia salta come la rana di Galvani, se qualcuno osa solo permettersi di dire una cosa che in un mondo normale sarebbe perfino ovvia, cioè che va benissimo che le scuole cattoliche insegnino ai propri studenti i precetti religiosi, ma che non pretendano di farlo a spese di uno Stato che si professa, almeno sulla carta, laico.
Oltretutto, è una questione di matematica da scuola elementare: se un Paese divide le proprie risorse tra istruzione pubblica e privata, è chiaro che la prima, l'unica che ha l'obbligo di mantenere efficiente, non potrà avere tutte le risorse necessarie,dato che queste, almeno in parte, andranno alla seconda, che potrà così garantire standard sempre più elevati, mentre chi riceverà meno soldi dovrà necessariamente impoverire l'offerta.
In periodo di crisi come questo, è chiaro che un sistema del genere non può sopravvivere e che quindi occorra scegliere cosa finanziare. Viste le posizioni di un simile personaggio, in linea, del resto con quelle del peggior ministro dell'istruzione che la storia repubblicana ricordi, la risposta appare, purtroppo, sin troppo ovvia. Questo, per inciso, avrà delle conseguenze devastanti sull'accesso all'istruzione, inteso come diritto garantito a tutti i cittadini, considerato che un'istruzione pubblica senza fondi non garantisce pari diritto allo studio a quanti non dispongano di risorse proprie per accedervi.
Non contento delle stupidaggini che riesce a sparare colui che da Cl è considerato il cavallo vincente per il dopo Berlusconi, Formigoni ha dimostrato concretamente la sua scarsa cultura storica. Nella sua sdegnosa risposta al sindaco di Milano, è riuscito ad affermare che, se non ci fosse la pari dignità delle scuole pubbliche e private, garantita anche grazie alla sua indefessa attività alla Regione, la scuola italiana tornerebbe a livelli medievali.
Una persona con un minimo di cultura, avrebbe potuto attendersi una citazione del laicismo proprio del periodo Illuminista.
Invece,tra tutti i periodi storici che poteva scegliere per meglio spiegare il suo punto di vista, ha scelto il Medio Evo, cioè il periodo storico in cui maggiormente l'istruzione e la cultura erano sostanzialmente appannaggio della Chiesa e del suo clero.
Lapsus, o citazione voluta per meglio spiegare a quale tipo di cultura, e di scuola, lui faccia riferimento?
venerdì 5 agosto 2011
I SOLITI VECCHI COMUNISTI !
Costituzione Italiana, articolo 41:
" L'iniziativa privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali".
Questo è l'articolo che stasera in conferenza stampa Berlusconi e Tremonti hanno affermato di voler modificare. Che cosa c'è che non va, secondo loro, in un articolo che parla di lavoro, digntà sociale e umana?
Semplice: si parla troppo di libertà, di utilità sociale e di controllo statale contro eventuali abusi.
Concetti troppo comunisti per le loro orecchie neoliberiste.
Voi lo modifichereste?
Io, invece, chiederei che venisse finalmente applicato!
" L'iniziativa privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali".
Questo è l'articolo che stasera in conferenza stampa Berlusconi e Tremonti hanno affermato di voler modificare. Che cosa c'è che non va, secondo loro, in un articolo che parla di lavoro, digntà sociale e umana?
Semplice: si parla troppo di libertà, di utilità sociale e di controllo statale contro eventuali abusi.
Concetti troppo comunisti per le loro orecchie neoliberiste.
Voi lo modifichereste?
Io, invece, chiederei che venisse finalmente applicato!
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