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martedì 10 luglio 2012

CHI SI FERMA E' PERDUTO ? FORSE NO




Non è assolutamente strano che su un campione numericamente risibile di aziende controllate, ben l'85% di queste risultino gravemente inadempienti per quello che riguarda la sicurezza sul lavoro.
Quello che è più interessante è che di fronte ad una simile Caporetto si registri un calo degli infortuni, talmente macroscopico da avere scatenato l'entusiasmo dei media.

La verità nuda e cruda sta semplicemente nel fatto che le statistiche dell'Inail prendono in considerazione gli infortuni di quanti un lavoro ce l'hanno ancora. E dato che c'è grossa crisi, questo risultato ci dice semplicemente che, lungi da un eventuale aumento della sicurezza, sono diminuite le potenziali vittime, perché questi ultimi semplicemente un lavoro non ce l'hanno più.

Infatti una delle categorie di infortuni "crollata" è quella degli incidenti cosiddetti "in itinere", cioè che avvengono durante gli spostamenti casa-lavoro-casa. A meno di considerare l'ipotesi che i lavoratori siano più cauti negli spostamenti, bisogna concludere che "in itinere" ci sono meno persone e che quelli che si spostano ancora corrono gli stessi rischi di prima.

Forse non è poi così vero che "chi si ferma è perduto".
Sicuramente è ancora vero che "chi va piano va sano e va lontano".
Certamente chi si è fermato non andrà lontano, ma almeno non è perduto.

domenica 10 luglio 2011

INFORTUNIO SUL LAVORO: COSA FARE

Da un mesetto a questa parte, mi sto facendo una cultura su cosa fare in caso di infortunio sul lavoro.
Siccome un blog deve servire anche a condividere informazioni, ecco un riassunto su quanto ho imparato sulla mia pelle, nella speranza che ciò possa essere d'aiuto ad altri.
Innanzi tutto, è importante sottolineare che non devono trascorrere più di 24 ore tra quando uno si fa male e quando si reca al Pronto Soccorso per farsi visitare, quindi meglio farlo subito.
Trascorse le 24 ore, infatti, sono cavoli tuoi, nel senso che se anche ti sei fatto male mentre lavoravi, ti toccherà metterti in malattia e nessuna assicurazione ti risarcirà eventuali danni.
Fatta la premessa, ci si reca in ospedale, dove è necessario specificare subito che si vuole essere visitati per un infortunio. E' necessario fornire i nostri dati e verificare scrupolosamente che vengano riportati correttamente.
Una volta visitato, ti viene consegnato il referto del Pronto Soccorso in cui devono essere riportati i tuoi dati, le circostanze che hanno causato l'incidente, gli esami svolti, la diagnosi, la prognosi (cioé i giorni) e eventuali terapie ed esami da eseguire. Anche qui bisogna essere molto attenti a verificare che tutto sia scritto correttamente, perché se ve ne andate via e ve ne accorgete soltanto dopo, potrebbe cominciare una piccola odissea che vi porterà via inutilmente del tempo: infatti se il medico ha sbagliato a scrivere per esempio i vostri dati, sappiate che solo lui li potrà correggere. In un ospedale i dottori lavorano su turni e quindi si alternano. Trovare proprio quello che vi ha visitato proprio può non essere così semplice; in più, mentre voi siete lì ad aspettare che lui vi corregga l'errore, lui sta visitando altre persone, quindi non aspettatevi il tappeto rosso e rassegnatevi ad aspettare che trovi un po' di tempo per voi. Ovviamente, per lui la faccenda non è così urgente come per voi.
Per quanto riguarda me, ovviamente l'errore c'era, ma me ne sono accorto quasi subito, quindi ho rimediato in dieci minuti.
A questo punto, dopo aver consegnato o fatto avere al vostro datore di lavoro il modulo di denuncia di infortunio sul lavoro che l'ospedale vi ha rilasciato (anche qui: controllate che sia tutto giusto), potete recarvi a casa e godervi il meritato riposo per il periodo che vi è stato accordato.
Fino a qui la procedura è più o meno identica per tutti.
Da qui in poi, ho imparato alcune cose interessanti, anche se per puro caso.
Sapete per caso se il vostro medico di famiglia e specializzato in medicina del lavoro?
Se si, siete a cavallo, perché tutti i certificati successivi ve li farà lui sia che il vostro infortunio si sia risolto entro il termine stabilito dal medico dell'ospedale, sia che invece non siate ancora guariti e abbiate bisogno di prolungare la convalescenza.
In caso contrario, potete scegliere tra due diverse soluzioni, una più comoda, l'altra più (legalmente) corretta.
Se optate per la comodità, potete comunque rivolgervi al medico di famiglia, che per la modica cifra di 50 Euro cadauno, vi rilascerà i certificati necessari alla chiusura e/o prosecuzione dell'infortunio.
Se invece (come me) ritenete paradossale il fatto di dover pagare per tornare a lavorare, dovrete rivolgervi all'Inail: in questo caso, mi permetto di dare qualche consiglio, basato sulla mia esperienza personale.
Qualche giorno prima che scadano i vostri giorni di inabilità al lavoro, telefonate al numero verde 803-164 o consultate il sito http://www.inail.it/, per sapere quale è la vostra sede di competenza. Già che ci siete, chiedete se la vostra pratica risulta aperta, perché in caso contrario non verrete visitati e questa non è una ragione sufficiente per giustificare un mancato rientro al lavoro. Tenete presente che, come in tutti gli uffici pubblici, la tecnologia è antidiluviana, quindi i sistemi informatici sono lenti: per farla breve, può essere che il vostro incidente a loro non risulti, per cui, o richiamate tutti i giorni, oppure vi fate consegnare dal vostro datore di lavoro una copia della denuncia che lui deve aver inoltrato entro due giorni dal fatto e con quella vi presentate da loro.
Ovviamente, io ho dovuto seguire la seconda strada, salvo scoprire una volta lì che la pratica era stata aperta: beh, una copia in più di un documento può sempre servire.
Superati gli scogli burocratici, si può finalmente essere visitati e qui bisogna mettersi in coda, perché per la prima visita non ci si può prenotare: chi primo arriva, meglio alloggia.
Le visite vengono fatte dal lunedì al venerdì, solo la mattina.
Il medico vi visita, vi chiede come è successo il vostro infortunio e poi vi dirà se potete tornare a lavorare, o se avete ancora bisogno di riposo e cure, nel qual caso vi dirà anche se sono necessarie ulteriori terapie o visite specialistiche, che vi farete prescrivere dal vostro medico di famiglia (in questo caso, gratuitamente). Se vi prolunga il periodo di infortunio, vi dirà anche il giorno e l'ora in cui tornare.
Ricordatevi sempre di portare con voi a tutte le visite tutti i documenti relativi all'incidente: verbale di Pronto Soccorso, elenco delle medicine prescritte, terapie e visite specialistiche effettuate.
Questo è quello che ho imparato sin qui. Se aumenterò la mia cultura sull'argomento, posterò le ultime novità.

giovedì 30 giugno 2011

INAIL, ATTO SECONDO

Dunque, ho deciso: vado all'INAIL e mi faccio visitare lì, costi quel che costi.
Il giorno dopo mi alzo di buon ora e prendo i mezzi. Un po' di tempo che non viaggiavo con il trasporto pubblico: questo treno è pulito e con aria condizionata, peccato che la ressa impedisca di respirare. Sembra una confortevole scatola di sardine.
Fortuna che il viaggio è breve: dopo poco finalmente scendo e mi fermo un attimo a riassaporare la bella sensazione di avere ancora dei polmoni che immettono aria nel mio corpo.
Con passo deciso mi avvio verso l'ufficio di competenza.
Sono addirittura arrivato in anticipo, mi tocca aspettare.
Finalmente apre. Raggiungo la sala d'attesa e mi adeguo alla mia funzione: attendo. Sono il terzo in fila, ma chiamarla fila non è giusto: siamo in cinque.
L'ambiente è molto silenzioso e c'è posto per sedersi: mi accomodo, anche perché con il collare faccio fatica a stare in piedi.
Finalmente tocca a me.
Spiego la situazione e l'impiegato inserisce nel terminale il mio nome: la pratica e stata aperta, è il suo responso... ("E' fatta", penso)... C'è un problema, però: è stata aperta presso un altro ufficio, dall'altra parte della città!
"Proviamo a fare una cosa...", mi dice, e attacca a smanettare sulla tastiera, spiegandomi che forse è possibile spostare tutto in questo ufficio.
"Aspetti un attimo... Niente, non ci riesco: deve andare là, mi dispiace." e mi scrive l'indirizzo dell'ufficio, dandomi anche tutte le indicazioni per arrivarci.
Ringrazio e, smadonnando, mi incammino verso la meta. Il mio medico, penso, ha sempre più ragione. Va bé, almeno sono gentili, mi consolo.
Finalmente arrivo, entro, prendo il mio numerino e mi rimetto in fila.
Anche qui, di gente c'è n'é poca e posso sedermi.
Pochi minuti d'attesa ed è il mio turno: spiego alla signora che mi sta di fronte che mi sono fatto male al lavoro, che il mio medico non mi può fare il certificato e che quindi ho deciso di rivolgermi a loro.
"Giusto, ha fatto benissimo", risponde con un ampio sorriso, "doveva proprio venire qui. Vada pure di là- dice, indicando il corridoio- e si faccia visitare dalla dottoressa.".
Corridoio, piccolo ufficio, altra impiegata: "Buongiorno. Deve farsi visitare? Prego, tenga il numero" e mi mette in mano un bigliettino.
Altra sala d'attesa con poche persone. Guardo il mio foglietto: numero 10. Guardo l'orologio: un quarto alle undici.
O sono sfacciatamente fortunato, o in questo posto non ci viene nessuno.
Forse il mio medico non ha poi così ragione, resta da vedere se è vero che ti rimandano a lavorare anche se sei ammaccato.
Pochi minuti ed è il mio turno.
La dottoressa mi fa sedere, si fa spiegare quello che è successo, poi si alza e mi visita.
Torna alla scrivania e si mette a scrivere al computer. Stampa un foglio, lo firma, me lo dà e mi dice: "Ci rivediamo tra dieci giorni".
All'inizio non capisco, poi leggo il foglio che ho davanti: mi ha prolungato l'infortunio.
Forse anche i forum che li dipingono come dei macellai hanno torto.

sabato 25 giugno 2011

INAIL, ATTO PRIMO

Un paio di settimane fa sono rimasto vittima di un incidente sul lavoro e sono andato in ospedale. Mi hanno dato un po' di giorni di riposo e per me si è aperto il mondo delle pratiche INAIL, di cui ho cominciato a farmi una cultura.
Passa qualche giorno e, approssimandosi la scadenza del certificato, chiamo il medico curante convinto che sia lui, come sempre mi è stato detto, colui che deve chiudere ho prolungare la pratica. E' un tipo un po' particolare, direi un No-Global di destra e neanche stavolta si smentisce: lui non è specializzato in medicina del lavoro, quindi non ha titolo per farmi un certificato del genere, che comunque non avrebbe alcun valore legale. Devo andare, dice, all'INAIL e farmi visitare dai loro medici e, se si rifiutano, inscenare seduta stante una veemente protesta perché pago le tasse ed ho diritto ad essere visitato da loro. "Non ti muovere da lì, finché non ti visitano!", chiosa, lanciandosi in un lungo pippotto sulla sanità pubblica e su come è ridotta. Conclude con un'amara osservazione sul fatto che l'istituto in questione non funziona, che chi ci lavora non ha voglia di fare un cazzo, che lui si è rotto di supplire alle loro disfunzioni. "Comunque... se hai bisogno chiamami, ché non ti lascio col culo per terra!": se proprio dovessero rifiutarsi di visitarmi (o, penso io, chiamare la polizia perché c'è uno che protesta nei loro uffici) il certificato me lo fa lui, ma devo pagare 50 Euro perché non è una prestazione da medico di base.
Trasecolo: io dovrei pagare per rientrare a lavorare? E se non pagassi? Potrei starmene a casa per sempre?
Un po' mi preoccupa l'idea di entrare in questo mondo così disorganizzato abitato da schiere di brunettiani fannulloni.
Mentre penso al da farsi, guardo su internet un po' di forum di condannati come me che si sono visti costretti al sacrificio: la maggioranza dice che sono andati a farsi visitare ed il medico li ha rimandati al lavoro, anche se i loro sintomi non erano passati. Addirittura c'è una che racconta che il marito si è rotto un braccio e l'hanno rimandato a lavorare appena ha tolto il gesso, anche se non riusciva ancora a muoverlo!
La tentazione di scucire 50 Euro per evitare di tornare al lavoro sciancato mi viene, però il principio ha la meglio: chiamo l'Inail e prego.
Mi risponde il solito call-center che mi passa la filiale di competenza.
Se non han voglia di lavorare... qui ci passo la giornata per niente... rispondono al terzo squillo... spiego il problema, ma la mia pratica non risulta... "Eccoci", penso... l'impiegata mi dà la sua mail e dice di far mandare la denuncia dal mio datore di lavoro, altrimenti di richiamare l'indomani perché i loro terminali oggi vanno a rilento.
Gentili, ma forse il mio medico ha ragione.