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venerdì 19 aprile 2013

BERSANI DIXIT : "AVRETE UNA BELLA SORPRESA". SOLO UNA ?

Lasciamo perdere il fatto che per i grillini i giornalisti sono tutti "casta" e poi il primo nome tra i loro candidati al Quirinale è la Gabanelli (per inciso grande amica personale di Grillo medesimo).
Poi è spuntato Rodotà, che effettivamente è persona di grande cultura anche giuridica, ma che non si può certo dire che non faccia parte dell'altra casta maledetta, quella dei politici.

Personalmente lui al Colle non mi dispiacerebbe, ma temo che sia troppo laico per l'anima bigotta del sempre più probabilmente "fu" PD. Partito - o forse sarebbe meglio dire accozzaglia - che sono sempre più contento di non aver mai votato, a maggior ragione dopo la figura inqualificabilmente penosa che ha fatto negli ultimi due giorni.

Da convinto annullatore di schede elettorali osservo con distacco queste elezioni per il nuovo presidente della repubblica. E quando è saltato fuori il nome di Marini - la "bella sorpresa" annunciata da Bersani ore dopo che tutti già lo sapevano - ho avuto il sospetto, quasi la speranza, che dietro quel nome ci fosse un disegno politico: un presidente gradito a Berlusconi in cambio della sua neutralità per consentire la nascita di un governo targato PD, salvando così la faccia con l'esclusione di larghe intese. E qui dovrei aprire una parentesi sul fatto che se queste elezioni avvengono col meccanismo della delega ( cioè se il presidente della repubblica non è eletto direttamente dai cittadini), allora chi delega deve anche mettere in conto l'eventualità che i delegati allo scopo operino scelte non pienamente condivisibili. Ma del resto se ti inventi il marketing delle primarie, poi non ti puoi neanche lamentare che i tuoi elettori si incazzino perché non fai per filo e per segno quello che loro vogliono.

Comunque sia, quando dopo la prima votazione Marini è saltato mi sono dovuto ricredere: i democratici navigano a vista, visto che all'improvviso si sono inventati delle mini-primarie (e dànghete) per trovare un nuovo candidato. E hanno estratto dal cilindro Prodi, padre nobile del partito. Che oggi è stato ignobilmente impallinato, decretando così la fine stessa del PD tramite suicidio, con i vaffanculi del suo fondatore. Non sono stati buoni neanche di arrivare al risultato tramite l'eutanasia, ma hanno scelto la morte violenta. Perché adesso non solo il primo partito si è giocato qualsiasi possibilità di fare proposte indipendenti per il Quirinale, ma hanno anche dimostrato la loro inaffidabilità come forza di governo.

E ciliegina sulla torta, Berlusconi ci fa un figurone, prima accettando Marini, poi chiamandosi fuori con Prodi e adesso presentandosi come salvatore della patria accettando qualsiasi nome possa essere condiviso e possa portare alle larghe intese.

Un gran bel risultato in un Paese che si sta devertebrando.

martedì 2 aprile 2013

SIAMO ANCORA UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA ?

Ricapitoliamo. Un anno fa Napolitano in piena tempesta economica nomina Monti senatore a vita. Due giorni dopo il governo legittimamente ancora in carica si dimette senza aver ricevuto alcun voto di sfiducia dal parlamento, caso unico nella storia repubblicana.

Viene varato un governo tecnico affidato al neosenatore Monti che in un anno presenta e fa approvare una serie di provvedimenti che nessun governo politico si sarebbe mai sognato di varare, pena il proprio suicidio. Fatto sta che quelle leggi passano con il voto delle principali forze politiche, che già profondamente in crisi a questo punto si scavano la fossa. Chiaro che il M5S diventi in questo modo un fiume in piena.

Dopo un anno di governo tecnico che si rivela un male nemmeno tanto necessario, Berlusconi decide di staccare la spina dimostrando ancora una volta di essere un grande giocatore sul tavolo della politica. Perché lascia col cerino in mano Bersani e il PD, che così rimangono gli unici veri complici dei tecnici, assieme a Casini e Fini che - unico elemento positivo di tutta la faccenda - oggi ne hanno finalmente pagato le conseguenze.

C'è chi sostiene che Napolitano sbagliò già allora a non sciogliere le camere. Può anche essere stato uno sbaglio, ma ho il sospetto che la scelta sia stata dettata più da calcoli di geopolitica.

Comunque, con un anno di ritardo finalmente si vota. Con una legge elettorale ad personam che è studiata apposta affinché B. vinca o non perda. In più studiata per un sistema bipolare, mai esistito in Italia, checché ne dicano i grandi politologi. E' evidente che con una legge così, se s'inserisce un terzo elemento va tutto a catafascio. E infatti esce una camera con una maggioranza antidemocraticamente nettissima (cioè il Partito Democratico alla camera ha una maggioranza non democratica) e un senato con una maggioranza chiara ma non sufficiente.

E qui le cose cominciano a ingarbugliarsi. Napolitano dà l'incarico a Bersani, ma non un incarico pieno. In una situazione del genere conferire un incarico esplorativo significa togliere autorità all'incaricato. Aldilà del gioco di parole, possibile che Napolitano non ci abbia pensato? Comunque Bersani ci prova lo stesso e ovviamente fallisce. Forse sarebbe stato meglio mandarlo alle camere e farlo sfiduciare lì. Ma a quel punto anche Napolitano avrebbe avuto l'unica alternativa di dimettersi, cosa che evidentemente non ha mai pensato di fare.

Comunque, bruciato Bersani, il presidente fa un tentativo in prima persona. Uno strano tentativo, visto che non si comprende come possa riuscirci lui, a meno che la sua autorità istituzionale o certi suoi argomenti siano più convincenti. Comunque non ce la fa. E si inventa, anche qui caso unico nella storia repubblicana, due comitati di saggi che a loro volta tentino laddove gli altri hanno fallito. Ma se non ce l'ha fatta Bersani che ha la maggioranza, nè Napolitano che è il presidente della repubblica, come ci possono riuscire Violante e Quagliariello?

Per ora abbiamo un partito di maggioranza senza funzioni di maggioranza, un parlamento esautorato del suo ruolo, un governo dimesso ancora in carica e un superparlamento di saggi nominati e non eletti che non si capisce bene cosa debba fare, nè perché. E si badi bene un governo che è morto tecnico ed è risorto politico, visto che Monti ha attivamente fatto campagna elettorale.

Possiamo ancora definirci una repubblica democratica?

domenica 31 marzo 2013

C'E' CHI PUO' E CHI NON PUO'. IO PUO'

E' da un mese che ho annullato il mio voto e ogni giorno che passa mi convinco sempre più di aver fatto bene. Non perché in questo modo io abbia fatto chissà quale nobile gesto, ma perché almeno mi rimane l'amara consolazione di non aver dato il mio modestissimo contributo allo schifo cui si assiste. E non essendo complice, ho piena libertà di critica.

Posso prendermela con Napolitano che stiracchia la Costituzione un'altra volta. Prima ha accettato che un governo legittimamente eletto si dimettesse senza essere stato sfiduciato (caso unico in Europa dal dopoguerra ad oggi), inventandosi con Monti una nuova figura di "dictator" romano: e, infatti, come nell'antichità il suo governo ha fatto passare con la scusa dell'emergenza leggi aberranti di cui pagheremo le conseguenze nei lunghi anni a venire. E potrei anche avercela un po' con l'orda di faciloni che erano convinti che via il Papi bastasse un professore bocconiano senza pubblicazioni e più educato per tornare tutti a star bene. A dimostrazione che B. sarà anche un demone, ma di sicuro non è il diavolo in persona come veniva dipinto dai suoi avversari.

E a proposito di avversari, posso anche gioire un pochino che il liberal-radical-chic Partito Democratico non sia riuscito a vincere con questa antidemocratica legge elettorale, per cui chi arriva primo prendendo neanche un terzo dei voti si cucca il cinquantacinque per cento dei seggi della camera: se quella di De Gasperi era una legge-truffa, per questa non c'è definizione.
Mi dispiace un po' per Bersani che si preoccupava di smacchiare giaguari, creare un liberismo più equo - contraddizione in termini -, lottare contro l'evasione fiscale e fare le grandi riforme. Quando si è accorto di aver toppato ha cercato di metterci una toppa, ma era troppo tardi.

Posso godermi Berlusconi che ormai è chiaro che è eterno perché, anche grazie ad una legge elettorale ad personam, o vince e piglia tutto il cucuzzaro, oppure perde pareggiando (e che nessuno dica più che Calderoli non sa fare bene le porcate).

Posso guardare con commiserazione tutti quelli che hanno votato M5S pensando che fossero chissà che cosa e adesso che i grillini si stanno rivelando in tutta la loro magnificenza, mi diverte un po' vederli arrabbiati e delusi per aver buttato via il loro voto.

Ma soprattutto, mi posso finalmente godere - preoccupandomi al contempo - gli eletti Pentastelluti, che sono meglio di un grande fratello, un talkshow, una soap, un reality, un serial tutti insieme. Questa accozzaglia general-qualunquista che dice una cosa poi la smentisce Grillo e allora negano di averla detta, sostenendo che si è messa in moto la macchina del fango. Che prendono in giro Napolitano che non s'addormenta e poi dormono loro in senato. Che parlano di fascismo buono e di fascismo cattivo. Che voteranno le proposte di legge che fanno parte del loro programma, ma che poi non presentano proposte di legge - mentre i partiti corrotti e bastardi in pochi giorni ne hanno buttate lì 500 - perché sono alla ricerca di qualcuno che insegni loro a scriverle (ma non erano tutti laureati?). Che insomma fanno solo un gran casino, e per farlo si sono dimezzati lo stipendio (e a seconda dei punti di vista, almeno costano meno, oppure troppo per quello che fanno). Che se uno avesse voglia ci potrebbe scrivere interi volumi: per ora mi limito a segnalare questo (sotto)blog che cerca di starci dietro.

Quanto a me, mentre guardo 'sto circo e mi preoccupo per il domani, aspetto che mi diano le uniche due cose che devono fare subito: meno tasse e il mio reddito di cittadinanza. E visto che il qualunquismo ormai dilaga, me ne frego di chi sarà a darmele.

sabato 2 marzo 2013

LA PIRAMIDE DI MASLOW. OVVERO PERCHE' GRILLO HA TRIONFATO, BERSANI HA VINTO (MA NON ABBASTANZA) E BERLUSCA HA TENUTO

File:Piramide maslow.png


Secondo Maslow gli individui sono unici e irripetibili, mentre i loro bisogni sono universali. Questi bisogni vanno dai più elementari (fisiologici) fino ai più elevati (quelli di autorealizzazione). Ovviamente non è possibile soddisfare i bisogni superiori se prima non si sono soddisfatti quelli più bassi.

Stavo cercando di darmi una spiegazione di come sia stato possibile arrivare ad un risultato elettorale come quello cui siamo giunti, quando mi si è accesa la lampadina. Chi ha vinto ha fatto leva sui bisogni più elementari dell'individuo; chi ha perso - o ha vinto, ma non abbastanza - ha discettato sui temi universali.

In questo periodo, caratterizzato da quella che forse è la peggiore crisi economica degli ultimi due secoli, con un numero sempre maggiore di persone senza lavoro, che quindi hanno sempre maggiori difficoltà a soddisfare le proprie necessità (cos'altro sono i tagli alla spesa delle famiglie?), ovviamente la platea sempre più ampia di individui che o si trovano o si troveranno a dover scendere ai gradini più bassi della piramide è in continuo aumento.

Quali saranno mai i messaggi più ascoltati da chi è in una situazione di grande bisogno?

Se non lavoro non mangio, perché ormai senza soldi non fai e non sei niente. Quindi va benissimo chi mi dice che mi restituisce i soldi dell'Imu (Berlusconi). E va ancora megli se mi promettono il reddito di cittadinanza e mi dicono che nessuno deve restare indietro (Grillo e il M5S). Perdipiù sono anche già parecchio incazzato con quelli che hanno votato i sacrifici del governo Monti e adesso come se nulla fosse dicono che occorrerà rivedere quei sacrifici per renderli più sostenibili (PD). Più sostenibili adesso che mi hanno già affossato. E quando vedo un magistrato in aspettativa che si candida per la sinistra e mi parla praticamente solo di etica e moralità (Rivoluzione Civile), mi va il sangue alla testa.
( A proposito di Ingroia e della sua accozzaglia di funzionari di partito alla ricerca di uno stipendio: che significato ha civile accanto a rivoluzione? Quale rivoluzione nella Storia è mai stata incivile?)

In questi giorni leggo dotte analisi del perché e del percome Grillo ha stravinto: è successo perché il suo programma comprende tutti i bisogni della piramide. Che è clamorosa la tenuta di Berlusconi: le sue sparate soddisfano le necessità più elementari. Come mai il PD non ha fatto il botto che tutti si aspettavano: si è rivolto solo a quella fetta di popolazione che può ancora permettersi di strologare sopra i massimi sistemi dell'universo.

E poi non venitemi a dire che il Partito Democratico è di sinistra. E' un partito radical-chic e proprio per la sua puzza sotto al naso non si è reso conto che le masse se ne stavano andando verso altri lidi, non necessariamente migliori; semplicemente più soddisfacenti, almeno a parole.

Ma quando sei con l'acqua alla gola, va bene tutto. Non importa che sia etico. Se sei disperato anche "Forza Provenzano" potrebbe darti una mano.

mercoledì 27 febbraio 2013

PICCOLI APPUNTI SU UN GRANDE DISASTRO. IL PD, RENZI E LE CHIACCHIERE DA BAR



Dunque. Piccola riflessione sul disastro. E soprattutto piccola riflessione sul Pd, che ha vinto le elezioni perdendo le elezioni, cose già dette…
E partenza, guarda un po’, da una frase di Matteo Renzi (oggi su La Stampa). Dichiarazione degna di nota, perché pare che il nuovo tormentone tafazzista italiano sia dire “Ah, se ci fosse stato Renzi!” (cosa che dicono, si badi bene, soprattutto elettori di Berlusconi che hanno copiosamente – anche se meno che in passato – votato Berlusconi).
Dunque la frase di Renzi recita: “Il nostro compito era snidare gli elettori del centrodestra…”. Ecco. L’astuto disegno era presentarsi chiedendo voti ad elettori di destra, magari con Ichino a fianco e con l’agenda Monti sotto il braccio. Ichino e agenda Monti che – all’apparir del vero – non sono andati lontano, anzi, in termini strettamente tecnici si può dire che abbiano preso una discreta facciata.
Le primarie del Pd, tra l’altro, hanno portato a candidature interessanti (giovani e donne, amministratori onesti, più che altro orientati a sinistra). Poi, con il listino bloccato, si è provveduto al solito disastro. Casi come quello di Enrico Letta paracadutato nelle Marche, per dire (dove il Pd ha perso la sua storica supremazia, anche grazie ad anni di governo con l’Udc), oppure la candidatura di “cattolici problematici” (Emma Fattorini nel Lazio) hanno riproposto il vecchio schema, di un Pd alla caccia del voto centrista, cattolico, liberista, montiano, ecc. ecc

FONTE

BERSANI PARLA, GRILLO NON AFFERRA



Quello di Bersani oggi mi è sembrato un discorso tutto sommato condivisibile. Ha preso atto del paradosso di una vittoria che non si è rivelata tale, finendo per rappresentare una sconfitta (della sua linea politica). Ha offerto la propria testa. Ha escluso accordi con Berlusconi (alleluia). Ha cambiato tono nei confronti del M5S, proponendo una tregua armata - leggasi "governo di scopo" - per formare una coalizione che possa confrontarsi su pochi e precisi punti programmatici. Infine, ha esortato (sfidato) i grillini a prendere atto che entrando in parlamento dovranno per forza di cose connotarsi politicamente.
Il fatto che queste dichiarazioni di Bersani siano arrivate dopo un giorno di completa latitanza, mi fa sospettare che siano state precedute da un aspro confronto interno.
Se Bersani riuscirà a mantenere la guida del partito, forse si potrà cominciare ad avere un cautissimo ottimismo politico, derivante anche dal fatto che il  nome del "dictator" Monti non è mai stato pronunciato.

A questa prima - piccola - nota positiva, ne corrisponde una di segno opposto. Grillo ha risposto sostanzialmente in maniera affermativa con una frase in politichese: "Il modello Sicilia è meraviglioso".
Attualmente è sicuramente un modello per il M5S, poiché consente loro di mantenere la funzione di pedagoghi integerrimi che decretano sulla bontà o meno delle proposte che i politici (ladri, corrotti e anche un po' coglioni) si arrabattano a formulare.
Solo che questo sistema/modello può funzionare solo laddove il capo del governo venga eletto direttamente, non avendo quindi bisogno di passare attraverso un voto parlamentare che ne confermi o meno la fiducia.
Viceversa, in un sistema che non preveda l'elezione diretta del capo del governo questo sistema meraviglioso diventa totalmente inutile.
Nessun presidente della repubblica - nemmeno Napolitano che ha permesso la caduta del governo Berlusconi senza che venisse prima sfiduciato (caso unico dal dopoguerra ad oggi) - assegnerà l'incarico di formare il nuovo governo senza che sia nata prima una maggioranza parlamentare in grado di sostenerlo.

Gli scenari possibili si riducono di molto. Non si può tornare a votare, perché Napolitano a meno di violare la costituzione non può sciogliere le camere. Quindi, visto anche che questo parlamento così formato dovrà comunque eleggere il nuovo presidente della repubblica, sarà imprescindibile che si nomini un governo che abbia una maggioranza solida.
E se i grillini non si renderanno conto in fretta che è ora che si trasformino in una forza politica vera e propria, in grado anche di sporcarsi le mani, l'unica maggioranza solida possibile è quella PD-PDL.

martedì 26 febbraio 2013

CHI HA VINTO ?



Quando ormai i risultati di queste elezioni sono praticamente definitivi, si può cominciare a ragionarci su.

Chi ha vinto?

Non gli astenuti, che comunque si pongono come primo partito nazionale, con un sensibile aumento dei propri aderenti. Loro però non possono vincere mai perché troppo eterogenei, perché chi si astiene rinuncia a partecipare e perché all'oligopolio finanziario mondiale fa sempre piacere che il "popolo" rinunci a partecipare.

Non il PD, che vede clamorosamente fallire la sua proposta politica con cui cercava di sedurre l'elettorato moderato. Forse se si fossero rivolti un po' più a sinistra avrebbero potuto cogliere qualche soddisfazione maggiore. E' lì che si trova un bacino di elettori in disperata attesa di una casa comune che li accolga. Ma finché si consentiranno follie tipo quelle renziane, l'ultimo partito vero rimastoci continuerà a cercare dalla parte sbagliata. E a proposito di Renzi è la dimostrazione lampante che non sempre "giovane è meglio".

SEL riporta una piccolissima vittoria di Pirro. E' solo grazie a Vendola che Bersani vince alla Camera. Certo, potrebbe anche tentare di rivendicare questo merito, ma i numeri sono veramente microscopici. I Democratici avrebbero buon gioco nel far notare al povero Nichi che senza di loro lui sarebbe rimasto fuori da Montecitorio.

Rivoluzione Civile... non pervenuta. L'ennesimo tentativo della sinistra radicale di evitare di prendere atto che è morta e che forse occorreva già da qualche anno ripensare al proprio ruolo e alla propria funzione nella società è fallito miseramente. I suoi dirigenti attuali sicuramente non saranno in grado di farlo e non sembra che ci sia qualcuno che possa o voglia sostituirli. Ed è triste - oltreché grave - che a sinistra ci siano elettori, ma latitino completamente persone in grado di farsi eleggere.
Ingroia si è dimostrato un fuoco fatuo. Ha spiegato la sconfitta dicendo che la colpa è del PD, che non ha voluto costruire un'alleanza. A parte il fatto che forse Bersani non aveva tutti i torti dal suo punto di vista, quello che manca in questa spiegazione è un'analisi dei propri errori.

Monti e la sua cricca "Luigi XVI" hanno avuto la giusta ricompensa per i servigi resi alla nazione. Servigi che se tutto va bene richiederanno anni per essere neutralizzati. Personalmente troverei corretto da parte sua che rinunciasse anche alla carica di senatore a vita, visto che aveva già rinunciato all'aspetto onorifico della nomina senatoriale per "salire" in politica. Comunque considero una bella vittoria l'uscita di Fini.

Berlusconi ha sicuramente vinto. Io lo davo per morto, ma prendo atto che il suo fascino funziona "a prescindere". Forse ha giocato a suo favore il fatto che in questa campagna elettorale sia stato uno dei pochissimi ad aver detto chiaramente alcune cose che avrebbe fatto, tipo la restituzione dell'IMU. Che poi fossero balle o meno, è stato l'unico che tra fumose promesse di abbassare le tasse senza dire quali e come, ha spiegato quale e come.

Per il M5S è un trionfo. Volenti o nolenti adesso tutti dovranno tenerne conto. Da un lato la sua affermazione è un pugno in piena faccia alla politica, che ora o sarà in grado di riformarsi radicalmente, oppure sarà destinata a soccombere. E' anche vero però - almeno per me - che è un movimento qualunquista totalmente privo di capacità di governo. Occorrerà aspettare qualche tempo prima di poter esprimere un giudizio definitivo. Penso che adesso o il movimento sarà in grado di maturare politicamente - e ho più di un dubbio - oppure sarà destinato ad esaurirsi naturalmente.

Per quanto riguarda me, non so dire se ho vinto, perso o pareggiato. Sono andato a votare perché non voglio astenermi e ho votato Pippo al senato, Pluto alla camera e non posso ancora parlare delle regionali.

mercoledì 16 gennaio 2013

ELEZIONI: TANTO RUMORE PER IL NULLA...



Dato che vado per i 40, faccio parte a pieno titolo di quella che l'ambizioso presidente Monti chiama "la generazione perduta", quella fetta di popolazione che volente o nolente è stata di fatto "esodata" a causa di politiche sociali ed economiche drammaticamente - per non dire colpevolmente - sbagliate: precarizzata selvaggiamente in cambio di niente e senza alcuna speranza di ottenere un domani una pensione che permetta non dico una vecchiaia dignitosa, ma neppure una minima sussistenza. Per non lasciare alcun barlume di speranza, si è fatto in modo di annullare anche il miraggio pensionistico, aumentando la distanza dal traguardo, con gli handicap delle varie riforme del welfare (per inciso, anche l'introduzione della schiavitù è una riforma), una più ignobile dell'altra.

Che un presidente del consiglio possa certificare un così grande fallimento politico e sociale senza che nessuno di coloro che chiama in causa senta il bisogno di replicare o quanto meno di giustificarsi/scusarsi è per me già un buon motivo per non votare nessuno dei cosiddetti vecchi politici.

E dato che neanche il "nuovo" che avanza dice chiaramente qualcosa in proposito, neanche le "novità" saranno prese da me in considerazione.

Questo per quanto riguarda il particolare.

In un contesto più generale, però, penso che ugualmente non valga la pena perdere tempo a votare qualcuno. L'unica cosa che farò sarà stare a guardare, allibendo, questa campagna elettorale che impegnerà un sacco di energie per ottenere...: massimo sforzo per il minimo risultato.

Naturalmente i grandi media, per i loro interessi di bottega, devono per forza presentare l'evento come epocale. E dato che niente come il futile genera dibattito, qualsiasi starnuto - tipo la buffonata del voto utile, solo per fare un esempio possibile tra i tanti - viene e verrà amplificato a dismisura.

Quindi, grande eco per Monti che sostiene che gli schieramenti devono tagliare le ali più estreme, o che la sua agenda è l'unica possibile: una bibbia in tutto e per tutto. Appelli al voto utile - per chi? - perché il paese ha bisogno di stabilità.
(Giusto tra parentesi, tesi confutata dalla semplice constatazione che quando si votava col sistema proporzionale i governi duravano infinitamente meno di oggi, ma le legislature duravano tutte cinque anni. E che colui che osò proporre un premio di maggioranza che assegnava il 55% dei seggi al partito che avesse raggiunto il 50,1% dei voti, quel De Gasperi che oggi tutti citano ad esempio, fu sostanzialmente fatto fuori dal parlamento proprio a causa di quella "legge truffa". Altri tempi).
Pantomime su Berlusconi che si ritira, no si candida, fa il premier, il capo della coalizione. Ma chi, sano di mente, poteva pensare che si sarebbe ritirato con i casini giudiziari e aziendali che ha? E dato che la Lega se l'è comprata, come poteva succedere che Maroni potesse davvero staccarsi da lui?
Titoloni per Rivoluzione Civile di Ingroia, che si dimette da giudice per andare in Guatemala, se ne va subito anche da lì per candidarsi e speriamo che lo eleggano, così almeno si ferma un po'.
(A proposito, qual è una rivoluzione "incivile"? Di solito sono cruente o, assai più raramente, incruente).
O, infine, Grillo che candida dei giovani che o la pensano come lui o se ne vanno fuori dalle balle; che fa delle "parlamentarie" - in cui si è parlato pochissimo - con i candidati che postavano in rete i loro spot elettorali che sembrano i casting del Grande Fratello (guardare QUI per credere); che permette di votare a poche decine di migliaia di persone e poi chiama buffonarie le primarie del PD (partito che si definisce di massa e poi rappresenta la media e alta borghesia) a cui si presentano a votare in milioni; che abusa delle allegorie storiche: la "Waterloo di Monti" - ma dopo Waterloo c'è stata la Restaurazione -, o "Parma sarà la nostra Stalingrado" - ma Stalingrado era assediata dai nazisti -; che "l'antifascismo non è un mio problema", anche se "non sono mai stato fascista".

Insomma, questo è ciò che passerà il convento nel prossimo mese. Invece, silenzio totale su quello che, forse, dovrebbe essere l'unico argomento davvero importante: l'Europa e ciò che la riguarda (crisi compresa).

venerdì 13 luglio 2012

I FALSARI, LA BANDA DI CRETINI E MOODY'S



Moody’s ci ha declassati a Baa2, che sta solo due scalini sopra al giudizio‘Spazzatura’ (Junk).
Monti e il suo rigore sono quasi spazzatura, lo dice Moody’s. Aggiungo che, Monti e il suo rigore sono anche un piano criminale, come già spiegato da tempo.
Ma la cosa interessante sono le reazioni qui in Italia. Un Paese che fa piangere.
I falsari sono come sempre quelli di Repubblica, veri ratti indecenti, che pubblicano la notizia citando in evidenza come ragione per la bocciatura “l’incertezza politica del dopo Monti”.Cioè: non ci bocciano perché Monti è un fallito in malafede e l’euro un disastro. Noooooo… ci bocciano, scrivono gli epigoni di Scalfari, perché abbiamo troppo poco Monti! Ok.
Se si va a leggere la sentenza di Moody’s, il fattore politica italiana è appena accennato alla fine. Ora leggete cosa invece pesa veramente nel giudizio di Moody’s:
 
in primissimo luogo la nostra suscettibilità ai collassi imminenti di Spagna e Grecia. Poi…
il sostanziale rischio nell’applicare le riforme e l’esasperazione per le austerità e per le riforme fra il popolo italiano. Poi…
 il rischio crescente dei i tassi d’interesse alti che dobbiamo pagare per emettere i nostri titoli di Stato, a causa sempre del fattore crollo Spagna e Grecia e del fatto che non ci sono compratori internazionali per i titoli italiani (e questo è drammatico, signor fallito Monti). Poi…
 l’economia italiana che sta crollando. Poi…
 la pochezza dei fondi del tanto decantato Fondo salva Stati (MES).
Ma Repubblica dice che “pesa l’incertezza politica del dopo Monti”, pagliacci del giornalismo di puttane vendute a De Benedetti.
Nella realtà ogni singola voce del il giudizio negativo di Moody’s fa capo a un solo problema, e sempre quello: l’infermabile spirale distruttiva dell’insostenibile sistema Euro. Già spiegata alla noia. E ci arriva pure Moody’s a preoccuparsi per l’esasperazione per le austerità e per le riforme fra il popolo italiano”. Repubblica zitta.
 Ora la banda dei cretini. E chi volete che siano? Ma certo! Il PD. Ecco lo splendido Francesco Boccia, sempre da Repubblica: “Dura la reazione del coordinatore delle commissioni economiche del Gruppo Pd della Camera, Francesco Boccia: "Se un Paese come l'Italia - dice Boccia - fa tutti i sacrifici richiesti dall'Ue e poi un'agenzia di rating declassa addirittura i titoli di Stato definendoli di fatto a rischio, e l'Esma o la Consob non intervengono, allora è la resa della politica".
Non sovviene al luminare che se si fanno i sacrifici e ci bocciano lo stesso forse, dico forse?, c’è qualcosa che non va nei… sacrifici? Eh Einstein? Non sovviene al luminare che la resa della politica c’è già stata, se siamo ridotti a non riuscire in nessun modo a cavarci fuori da questo disastro? Ed è soprattutto la resa degli encefali del PD, questo è certo, che proprio non ce la possono fare a scostarsi dalla scheda prestampata che la parrocchia gli ficca in cranio.
E poi il cretino di scorta, e chi mai sarà? Ma sì, lo Squinzi. Eccolo: "Il numero uno di Confindustria, poi, ha ribadito la necessità di rafforzare l'euro, definendo 'inaccettabile' la messa in discussione della moneta unica e riconoscendo gli sforzi del governo nell'intraprendere la strada giusta: "È doveroso - ha detto - riconoscere a Monti il merito di essersi assunto sulle proprie spalle l'impegno di un nuovo corso. Stiamo facendo sforzi sul fronte del rigore - ha aggiunto - ma per la crescita bisogna fare di più".”
Il rigore genera crescita dice sto scienziato. Ci vuole più euro! Ok, allora togliamo il concime dal campo, che il contadino se lo deve mettere sotto al letto, e vedrete che il campo fiorirà. Ma perché ho studiato Schopenhauer quando cotanti lumi erano fra noi?
Vabbè, mi si perdoni, ma non ce la si fa nel mezzo di sta tragedia a non mandare almeno a fanculo i falsari e la banda di cretini.

mercoledì 27 giugno 2012

INTERESSI DI BOTTEGA





Mi sono sempre chiesto come mai un partito come il Pd, che teoricamente si proclama vicino ai cittadini, che sostiene di rappresentare il centro-sinistra - dove centro è la principale e sinistra la subordinata (issima) -, in realtà sia così spudoratamente al servizio di quegli stessi poteri finanziari e bancari a cui il presidente del consiglio Monti fa da palo.

La risposta che mi sono sempre dato è che gli attuali vertici del partito siano incompetenti, oltreché ignoranti. In realtà il motivo è sempre lo stesso: interessi di bottega (o di Botteghe) oscuri (o Oscure) ai più.

Ciò, beninteso, non significa che la classe dirigente vada riabilitata. Semmai è un'ulteriore aggravante.

Risulta che uno dei due partiti fondatori, i Ds, si sia politicamente sciolto assieme alla Margherita, ma che dal punto di vista finanziario sia tutt'ora vivo e vegeto. Insomma, il partito si è sciolto, i suoi bilanci sono ancora lì, solidissimi. E, unico elemento rimasto a ricordare la tradizione comunista, sono in rosso di 156,6 milioni di Euro.

Questo aiuta a comprendere come mai Bersani dica che è una follia uscire dall'Euro e perché descrive apocalittiche visioni di gente che gira con carriole piene di soldi in caso di ritorno alla Lira: sta descrivendo sè stesso e i suoi colleghi dirigenti.

Bene. Ma come mai il Pd ,che ha ereditato i bilanci passivi dei Ds, a parole si spaccia per forza popolare e nei fatti invece appoggia il governo Monti votando qualunque boiata esso gli metta sotto il naso, non prima di aver fatto un po' di cagnara per cercare di salvare le apparenze?
Giusto per fare un esempio, oggi voterà la fiducia alla boiata Fornero, che distruggerà i restanti diritti dei lavoratori, in cambio dell'assicurazione del governo di provvedere entro un mese a risolvere il cosiddetto problema degli esodati. Cioè, in pratica, butterà a mare i lavoratori, per salvare le pensioni di chi non lavorerà più: una delle tante politiche per i giovani (pensionati).

La risposta a questo appoggio al governo dei banchieri è sempre in quei 156,6 milioni di debiti, dato che tra i suoi creditori troviamo

  • Unicredit, la banca di quel Profumo per cui i dirigenti Pd stravedevano: 26 milioni
  • Gruppo Intesa, il cui ex presidente Passera è diventato ministro: 36 milioni
  • Efibanca (Banco popolare): 24 milioni
  • Banca Popolare di Milano: 12 milioni
Stando così le cose, è evidente che, a meno di fare ulteriori prestiti per comprare carriole, il Pd debba per forza tutelare certi interessi, che di certo non sono quelli dei suoi elettori: con loro non hanno debiti.

Insomma, mentre Monti fa il palo ai banchieri, il Pd fa il palo alle banche.

martedì 6 marzo 2012

PRIMARIE

La Puglia, Milano, Genova. Adesso anche Palermo. Ovunque il Pd indichi un suo candidato alle primarie, questo risulta puntualmente sconfitto.

In un partito serio la dirigenza comincerebbe a farsi qualche esamino di coscienza. All'interno di quest'accrocchio di residuati politici, invece, si continua a blaterare di tirarsi Monti in casa come padre nobile - se non vero e proprio leader - o di prendere atto che gli elettori non vogliono alleanze con la sinistra.

Forse sarebbe il caso di convincersi una volta per tutte che non è che gli elettori vogliono Monti o l'alleanza con il centro o la sinistra. E' più probabile che chi vota alle primarie stia cercando in tutti i modi di far capire che non vuole più questi dirigenti.

Ma, si sa, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire...

Mi torna in mente questa gag di Corrado Guzzanti: quando la realtà supera la fantasia.

giovedì 23 febbraio 2012

RIFORME O RISTRUTTURAZIONI COATTE ?



Quando sento uno come Veltroni dire che il Pd dovrebbe cercare di agganciare al partito uno come Monti, mi sorge spontanea la domanda se ci troviamo di fronte ad un esponente politico che è avanti di vent'anni - un genio incompreso -, oppure se non è che una mezza calzetta assolutamente sopravvalutata.

Dato che è un esponente di spicco del Pd, mi viene sempre spontaneo allargare il dubbio all'intera classe dirigente di quel partito. Qui i casi sono due: se sono tutti geni, forse farebbero meglio a fermarsi un attimo e a cercare di spiegare meglio le loro idee anche a tutti quelli che li votano, dato che altrimenti - come spesso succede - corrono il rischio di non essere compresi; se invece non fanno parte dell'Olimpo dei grandi pensatori politici, allora sarebbe meglio che smettessero di portare avanti la loro linea politica, visto che prima o poi apparirà chiaro a tutti come essa sia politicamente composta da un preoccupante vuoto pneumatico.

Io personalmente sono dell'idea che ci troviamo di fronte ad un'accozzaglia dei peggiori esponenti politici della nostra storia: gente che in altre epoche avrebbe avuto come massima aspirazione quella di scaldare qualche poltrona di qualche consiglio di amministrazione con il compito di fare il cane da guardia dei loro veri padroni.

Del resto, il solo fatto che si possa concepire di fare di Monti il leader del centro-sinistra la dice lunga sull'assoluta mancanza di idee di quello schieramento politico.

In questi giorni poi stiamo assistendo a qualcosa di tragicamente comico, qualcosa per cui è veramente meglio ridere per non piangere. Da una parte abbiamo un governo tecnico che è stato messo lì allo scopo di far da garante per qualcuno che non sono i cittadini che amministra. Dall'altra parte ci sono dei partiti politici che ormai da anni hanno abdicato al loro ruolo di interpreti delle istanze popolari, per trasformarsi in veri e propri comitati d'affari, per curare gli interessi di chi - le varie lobbies - li foraggia.

In mezzo ci siamo tutti noi - i cittadini - bombardati da una valanga di informazioni assolutamente inutili e confusi da continui proclami fatti con parole e frasi che non hanno più il loro significato originario. Noi che abbiamo televisione, radio, Internet e giornali non siamo più in grado di capire cosa sta succedendo, proprio perché in un sistema dell'informazione sempre più vasto non siamo più in grado di cogliere gli elementi fondamentali, tralasciando quelli inutili. Prendiamo tutto, assorbendolo come spugne, e non riusciamo più a capire.

Un esempio per spiegare può essere quello della cosiddetta riforma del mercato del lavoro. Il termine riforma indica un cambiamento, si spera in meglio, di una situazione. Ci dicono che l'obiettivo è quello di togliere qualcosa ha chi ha tutto, per darlo a chi non ha niente. Detto così può anche apparire accettabile: un po' come il tolgo ai ricchi per dare ai poveri di Robin Hood.
Messa così la gente potrebbe anche trovarlo positivo: chi sta meglio rinuncia a qualcosina, così chi sta peggio migliorerà un po' la propria condizione.

In teoria potrebbe funzionare. Ci sarà qualcuno che starà un po' meglio. In questo modo, il termine riforma assume quella valenza positiva che lo rende accettabile. Il problema è di cercare di capire se dietro quel termine c'è un'idea altrettanto positiva. Secondo me no, perché la riforma del lavoro che verrà fatta in realtà sarà una riforma dei diritti di chi lavora.

Provate ad immaginare che il governo annunci una nuova riforma elettorale e che vi dica che per dare qualcosa a chi non ha niente sia necessario togliere qualcosa a chi ha tutto. Dato che anche qui si parla di un diritto - quello di voto -, vorrebbe dire che per far votare chi non può occorrerebbe che chi può rinunciasse in parte a quel diritto. Un po' come dire che per dare il diritto di voto ad un immigrato io dovessi rinunciare al mio diritto di votare, ad esempio, alle comunali.

Messa così non sembra più una bella cosa, non trovate?

Allora forse anche il termine riforma non è più pertinente, visto che, in questo contesto, anche la reintroduzione della schiavitù sarebbe una riforma del lavoro, così come una dittatura sarebbe una riforma elettorale. In fondo, verrebbe riconosciuto a tutti il diritto - oltre che l'obbligo - a lavorare.

Forse allora, invece di riforma, si dovrebbe cominciare a parlare di ristrutturazione coatta del mercato del lavoro. E forse non sarà una bella cosa.

giovedì 2 febbraio 2012

ABOLIRE I TESORIERI LADRI, NON I FINANZIAMENTI







Oggi, il tesoriere della Margherita, il senatore Lusi (Pd), ha dimostrato che i tempi e i partiti sono cambiati: da vere e proprie strutture aziendali, che avevano bisogno di enormi quantità di denaro per poter funzionare, sono diventati dei condomini dove l'amministratore scappa con la cassa.

Vent'anni fa, i tesorieri che venivano pizzicati si giustificavano sostenendo che rubavano per il partito.

Oggi, forse anche a causa della crisi economica, la musica è cambiata: i soldi si sottraggono per bisogno.

Chiaro che una storia del genere faccia tornare in auge l'eterno dibattito sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Di fronte a fatti come quello di Lusi, la tentazione di dire che andrebbe abolito del tutto pare essere la più logica.

Bisognerebbe però anche fermarsi a riflettere sulle conseguenze di questa abolizione. Innanzi tutto, è vero che i partiti non vivono d'aria; quindi, o si aboliscono anche loro, oppure ci si dovrebbe domandare dove i partiti andrebbero a prendere il denaro che non gli arriverebbe più dal finanziamento pubblico. L'unica possibilità sarebbero i privati, all'incirca come succede in America, dove però le lobbies hanno una posizione preminente nell'influenzare la linea politica dei partiti, secondo il classico "pago, quindi ho diritto".

Francamente, un sistema del genere mi sembra ancora peggiore di quello in vigore, anche se non si può certo dire che quello che c'è funzioni bene. Ma eliminarlo del tutto, senza nemmeno tentare di renderlo efficiente non sembra essere la soluzione più ponderata.

Altrimenti, secondo questa logica, si potrebbe abolire la gestione pubblica dell'acqua, dato che gli acquedotti pubblici non sono efficienti. Oppure, abolire le pensioni d'invalidità, perché ci sono i falsi invalidi.

sabato 3 dicembre 2011

LA SUPERCAZZOLA



"Il programma del governo Monti non è il programma del Pd e, se il Pd voterà qualcosa che è diverso dal suo programma, non vuol dire che cambia programma",  chiarisce Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro del Pd.

Già come supercazzola è degna del miglior conte Mascetti di "Amici miei".

Poi, il gran finale: " "Non c'è ambiguità, il programma del Pd resta quello: se voteremo qualcosa di diverso è perchè, in una situazione di emergenza, ci siamo assunti la responsabilità di sostenere un governo che risponde a forze politiche che hanno visioni e posizioni non solo diverse, ma addirittura opposte".
Quando si dice arrampicarsi sugli specchi.

martedì 15 novembre 2011

TUTTO BENE. TUTTI D'ACCORDO. MA L'OPPOSIZIONE DOVE STA ?



Monti stasera ha praticamente accettato l'incarico. Visto che l'unico che teoricamente poteva non essere d'accordo era Berlusconi, il risultato appariva abbastanza scontato: del resto, bastava che venisse data l'assicurazione che non si sarebbe toccata la sua roba e i suoi affari - più naturalmente un occhio di riguardo ai suoi processi - e l'assenso alla formazione del nuovo governo era cosa fatta.

Del Pd ormai è anche difficile parlare: bastava che Monti assicurasse di non fargli prendere alcuna responsabilità, che questa ex-opposizione (ex ormai da anni, del resto) avrebbe ripreso beatamente il suo letargo, blaterando come al solito di non meglio precisate riforme. A proposito, segnalo un interessante articolo che spiega bene come il termine riforme possa avere in questo momento quella valenza non puramente positiva, che invece questi cervelli dall'encefalogramma piatto spacciano ormai da anni: pensate per esempio cosa ci può essere di positivo per chi lavora nella riforma delle pensioni.

La Lega se ne frega - scusate la rima - e riapre il parlamento del nord, ricominciando a parlare di secessione e autodeterminazione. Un po' come i bimbi che giocano coi soldatini. Del resto il leader Bossi, causa demenza senile, sta tornando pian piano all'infanzia.

Di Pietro inizialmente aveva detto no. Poi si è ritrovato da solo - come sempre non ha capito con chi si è alleato - e ora sta facendo una patetica retromarcia a tappe per non essere costretto ad ammettere apertamente la sua giravolta di 180 gradi: dal "no", siamo al "quasi si", passando per il "ni".

I partitini più piccoli, entità monocellulari, sono d'accordo e sosterranno il nuovo governo.

Ma se tutti sono d'accordo, se gli avversari di ieri diventano gli alleati di domani, c'è qualcosa che manca: l'opposizione. E, se manca, non ci sarà nessuno in grado di controllare e, magari, contrastare l'operato del nuovo esecutivo. Il fatto che questo nuovo governo non si ponga limiti di tempo, significa quindi che per almeno due anni non ci sarà niente e nessuno in grado di fare da contrappeso.

A questo punto, dubito che la "querelle" Amato-Letta sia poi così importante come i grandi media tentano di presentarla. Ho invece la tentazione sempre maggiore di definire questa manovra come un golpe e quello che nascerà domani come un regime.

Forse aveva ragione Veronica Lario quando diceva che il vero pericolo non era Berlusconi, ma quello che sarebbe venuto dopo.

venerdì 9 settembre 2011

UNITI... O COMPLICI ?



Da quando è in carica questo governo, ho sempre più spesso sentito rivolgere continui appelli al dialogo tra le forze politiche. Di solito questi appelli nella migliore delle ipotesi cadevano nel vuoto. Se no, si risolvevano in estenuanti risse da pollaio, con reciproci, quanto sterili, scambi di accuse: il governo è inetto, l'opposizione è comunista.
Del resto, per parlare con un presidente del consiglio, che è lì per risolvere esclusivamente le sue faccende, occorre necessariamente discutere solo dei fatti suoi.
Altrimenti si fa come il Pd che da vent'anni parla di politica con il cavaliere, che li ascolta come si ascolta un cretino.
Adesso è arrivata questa crisi, che non sembra ci lascerà tanto presto.
Da quel momento, gli appelli si sono fatti sempre più pressanti. Se a farli è l'insipido Napolitano, addirittura si tramutano in moniti.
Oltre al dialogo, veniamo quotidianamente ammoniti ad essere uniti con chi deve affrontarla, questa crisi.
Ora: pensate a Berlusconi, che ha avuto rapporti con la mafia (chez Dell'Utri) e con la P2, oltre a svariate altre pendenze giudiziarie; guardate Tremonti, che si fa pagare l'affitto di una casa dal suo braccio destro, indagato per corruzione; guardate come si è ridotto Bossi, che comunica tramite il digitale (medio) e, dato che non si capisce quello che dice, il Trota gli fa da interprete (mamma mia!); vedete la faccia di Calderoli, che non avendo più nulla da semplificare al ministero è direttamente passato alla sua già primitiva materia grigia; pensate a chi volete voi e poi chiedetevi se essere uniti a costoro sia prova di unità, o non piuttosto di complicità.

mercoledì 7 settembre 2011

TARANTINI : UN POVERO PADRE DI FAMIGLIA DISPERATO



Mentre tutti ormai aspettano l'ultima puntata della soap opera sulla finanziaria, il cavaliere decide di porre l'ennesima fiducia per non dover perdere inutilmente tempo a discutere il provvedimento al Senato.
Va bene grondare sangue, ma Berlusconi non può sprecarlo tutto su questo tema, di cui a lui interessa solo l'aspetto elettoral-sondaggistico.
Quindi, dopo aver preso per i fondelli per l'ennesima volta i "diversamente concordi" dell'opposizione targata Pd, gli unici che da 17 anni a questa parte si illudono di aver di fronte un interlocutore con cui dialogare, il presidente potrà dedicarsi all'impegno più urgente della sua agenda politica: convincere Giampi Tarantini, il padre di famiglia disperato che già ha tanto aiutato in passato, a patteggiare la pena.
L'arresto del pappone, infatti, lo costringe a forzare i tempi, dato che se si dovesse aprire il processo, diventerebbero pubbliche le intercettazioni tra B., Tarantini e le sue escort.
Dal nostro punto di vista, dovremmo sperare che Giampi decida di farsi processare.
Ma la prospettiva di una serena vecchiaia con pensione da urlo targata Silvio è una prospettiva molto allettante.

martedì 6 settembre 2011

COSA DISCUTONO A FARE ?





Mentre al Senato gli onorevoli sono impegnati a discutere della legge finanziaria scritta sull'acqua, dato che il testo in discussione non è quello definitivo, noi comuni mortali assistiamo ad un continuo bailamme di ipotesi di modifica del decreto sempre più tragicamente comiche.
I nostri senatori se ne stanno chiusi in aula a parlare di cose che potrebbero essere cancellate da un secondo all'altro, mantenendo un atteggiamento serio ed istituzionale, anziché fare la cosa più sensata: prendere e andarsene a farsi un bell'aperitivo, in attesa che il governo decida una volta per tutte gli argomenti su cui discutere.
Invece no. Complice la campagna denigratoria sulla casta dei politici e il loro dolce far nulla, i nostri onorevoli si prestano volentieri a questa farsa del tutto inutile, dato che alla fine comunque verrà posto il voto di fiducia. Solo il Pd poteva pensare il contrario e svendere i suoi emendamenti per evitare che il governo la mettesse. Solo loro potevano dimostrare, ancora una volta, la loro dabbenaggine
Pensate che spreco di soldi, pagare trecento e passa senatori per fare un'appassionata discussione da bar sull'innumerevole miriade di puttanate uscite come conigli dai cilindri dei vari Berlusconi, Bossi, Calderoli, Maroni, Sacconi...
Pensate che spreco di energie fisiche e mentali, star lì a parlare dei deliri di costoro, anziché poter fare come i mercati finanziari, che non perdono neanche tempo ad aspettare la manovra definitiva e la seppelliscono con una gigantesca risata ribassista.

P.S. Pare, sembra, si dice, che il governo abbia finalmente deciso cosa diavolo scrivere nella finanziaria. Se stanotte non cambieranno idea un'altra volta, domani sapremo di che morte dovremo morire.

lunedì 5 settembre 2011

A POCO A POCO, FORSE, SARANNO DIVERSI. PER ORA NO





Bersani dice che a poco a poco si vedrà che il Pd è un partito diverso. Da quando l'ha detto, continuavo a domandarmi per quale motivo sulla questione morale questa differenza non avrebbe dovuto apparire netta sin da subito, anziché emergere pian piano, giorno dopo giorno.
Insomma, delle due una: o Bersani è impazzito tanto da non rendersi conto che un'affermazione del genere è suicida, oppure stanno cominciando solo adesso un patetico tentativo di smarcarsi da un sistema, che di morale ha ben poco ed in cui fino ad oggi sono stati dentro fino al collo.
Alcune vicende tra le tante assurte agli onori della cronaca, fanno decisamente propendere per la seconda ipotesi.
Dalle carte che stanno uscendo sulla vicenda Penati, viene fuori un sistema di corruzione enorme, mostruoso, che dalla bellezza di quindici anni coinvolgeva decine di imprenditori e politici.
E' mai possibile che a Milano i dirigenti Pd non ne sapessero nulla? E' credibile che questa dirigenza non avesse gli strumenti per controllare come lavorasse Penati?
Anche qui i casi sono due e sono molto semplici da capire.
O nel partito a Milano si sapeva come stavano realmente le cose, e allora i dirigenti coinvolti dovrebbero pagare per la loro complicità; oppure non si sono mai accorti di nulla, nel qual caso dovrebbero essere buttati fuori a calci in culo per la loro assoluta incapacità.
Lo stesso discorso vale anche per il massimo esponente del Pd, il segretario Bersani.
Come è possibile che abbia potuto nominare Penati come suo più stretto collaboratore, senza sapere quello che stava combinando? E se fosse vero che ne era totalmente all'oscuro, come può tranquillamente solo pensare di rimanere al suo posto, dopo questa enorme prova di inettitudine, quanto meno nella scelta dei collaboratori?
E magari fosse la prima volta che questi signori danno così chiara prova di non saper segliere chi appoggiare!
Quasi nessuno parla più di quando come una falange macedone costoro appoggiavano la scalata di Consorte alla Bnl: non era un secolo fa, sono passati solo cinque anni!
Nel caso di Tedesco, invece i dirigenti del partito non possono neanche dire che non sapevano nulla, dato che lo portarono in senato ben dopo che il loro esponente pugliese era stato indagato per corruzione, accusato di aver favorito come assessore alla sanità della regione Puglia le aziende della moglie e del figlio, che, guarda un po' la combinazione, erano fornitrici delle Asl regionali.
Un episodio, questo, che da solo basta a far comprendere come mai sul conflitto di interessi, il partito si limiti a delle mere dichiarazioni di facciata, dato che la faccia per combatterlo non ce l'hanno mai avuta.
Per non parlare poi di Frisullo, vice presidente della regione Puglia. Quello che andava a letto con le mignotte di Tarantini, quando queste non erano impegnate nei bunga bunga con il cavaliere. Un lampante caso di sesso bipartisan.
Poi ci sarebbe anche la fondazione Italianieuropei che prendeva finanziamenti da uno che pagava tangenti per l'appalto del trasporto aereo con l'isola d'Elba. Quando qualcuno ha chiesto a D'Alema di svelare i nomi dei finanziatori della sua fondazione, visto il caso di questo giglio di campo, l'onorevole ha risposto che non si può perché c'è la privacy.
Non pare una risposta che sgomberi il campo da tutti i sospetti, anzi.
A poco a poco, forse, faranno chiarezza, almeno si spera.
Il problema però è che fingono di non capire che, anche qualora si decidessero finalmente a fare pulizia (cosa che per ora apppare incredibile), dovrebbero avere comunque la decenza di farsi da parte una volta per tutte, dato che in un modo o nellìaltro hanno ormai esaurito quel poco di credibilità che ancora potevano pensare di avere.

domenica 4 settembre 2011

PROFUMO DI MONTEZEMOLO


                                                            



Mentre a destra ci si impegna a demolire gli odiati, bastardi anni '70, per la gioia del ministro del welfare Sacconi, nelle molteplici caricature di opposizione di questo disastrato paese ci si occupa di cose ben più importanti.
Pd, Udc e Fli sono infatti impegnatissimi nel corteggiamento di due esponenti di spicco della nostra classe dirigente: Profumo e Montezemolo.
I due, infatti, stanno pensando, da un po' di tempo a questa parte, di coronare i loro successi in campo economico, mettendosi al servizio del paese: un déjà vu non proprio felice e neppure tanto originale, dato che ancora oggi stiamo pagando lo scotto di quell'altro imprenditore che nell'anno di grazia 1994 decise di dimostrare il suo amore per l'Italia.
Visti i precedenti, forse, sarebbe il caso di andarci con i piedi di piombo.
Invece assistiamo ad un serrato corteggiamento di questi signori che, comprensibilmente, nicchiano, visto che evidentemente stanno trattando un accordo matrimoniale soddisfacente.
A spese di chi, si vedrà.
Ovviamente mica si può pretendere che in queste schermaglie amorose i dirigenti di partito abbiano anche il tempo di interessarsi di quella piccola norma che trasformerà i lavoratori in schiavi. Del resto, sappiamo tutti che innamorarsi è un'esperienza totalizzante.