Ricapitoliamo. Un anno fa Napolitano in piena tempesta economica nomina Monti senatore a vita. Due giorni dopo il governo legittimamente ancora in carica si dimette senza aver ricevuto alcun voto di sfiducia dal parlamento, caso unico nella storia repubblicana.
Viene varato un governo tecnico affidato al neosenatore Monti che in un anno presenta e fa approvare una serie di provvedimenti che nessun governo politico si sarebbe mai sognato di varare, pena il proprio suicidio. Fatto sta che quelle leggi passano con il voto delle principali forze politiche, che già profondamente in crisi a questo punto si scavano la fossa. Chiaro che il M5S diventi in questo modo un fiume in piena.
Dopo un anno di governo tecnico che si rivela un male nemmeno tanto necessario, Berlusconi decide di staccare la spina dimostrando ancora una volta di essere un grande giocatore sul tavolo della politica. Perché lascia col cerino in mano Bersani e il PD, che così rimangono gli unici veri complici dei tecnici, assieme a Casini e Fini che - unico elemento positivo di tutta la faccenda - oggi ne hanno finalmente pagato le conseguenze.
C'è chi sostiene che Napolitano sbagliò già allora a non sciogliere le camere. Può anche essere stato uno sbaglio, ma ho il sospetto che la scelta sia stata dettata più da calcoli di geopolitica.
Comunque, con un anno di ritardo finalmente si vota. Con una legge elettorale ad personam che è studiata apposta affinché B. vinca o non perda. In più studiata per un sistema bipolare, mai esistito in Italia, checché ne dicano i grandi politologi. E' evidente che con una legge così, se s'inserisce un terzo elemento va tutto a catafascio. E infatti esce una camera con una maggioranza antidemocraticamente nettissima (cioè il Partito Democratico alla camera ha una maggioranza non democratica) e un senato con una maggioranza chiara ma non sufficiente.
E qui le cose cominciano a ingarbugliarsi. Napolitano dà l'incarico a Bersani, ma non un incarico pieno. In una situazione del genere conferire un incarico esplorativo significa togliere autorità all'incaricato. Aldilà del gioco di parole, possibile che Napolitano non ci abbia pensato? Comunque Bersani ci prova lo stesso e ovviamente fallisce. Forse sarebbe stato meglio mandarlo alle camere e farlo sfiduciare lì. Ma a quel punto anche Napolitano avrebbe avuto l'unica alternativa di dimettersi, cosa che evidentemente non ha mai pensato di fare.
Comunque, bruciato Bersani, il presidente fa un tentativo in prima persona. Uno strano tentativo, visto che non si comprende come possa riuscirci lui, a meno che la sua autorità istituzionale o certi suoi argomenti siano più convincenti. Comunque non ce la fa. E si inventa, anche qui caso unico nella storia repubblicana, due comitati di saggi che a loro volta tentino laddove gli altri hanno fallito. Ma se non ce l'ha fatta Bersani che ha la maggioranza, nè Napolitano che è il presidente della repubblica, come ci possono riuscire Violante e Quagliariello?
Per ora abbiamo un partito di maggioranza senza funzioni di maggioranza, un parlamento esautorato del suo ruolo, un governo dimesso ancora in carica e un superparlamento di saggi nominati e non eletti che non si capisce bene cosa debba fare, nè perché. E si badi bene un governo che è morto tecnico ed è risorto politico, visto che Monti ha attivamente fatto campagna elettorale.
Possiamo ancora definirci una repubblica democratica?
"Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo."
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martedì 2 aprile 2013
SIAMO ANCORA UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA ?
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venerdì 5 ottobre 2012
PROSTITUZIONE E PLEBISCITO: LA PROSSIMA CAMPAGNA ELETTORALE
Ormai possedere una televisione in casa è considerato un bisogno essenziale come respirare. Non passa settimana senza che qualcuno di mia conoscenza, anche se più volte gli ho detto che io non ho la tv da otto anni, non mi ponga la fatidica domanda che comincia sempre con "hai visto ieri...".
Dato che non è concepibile la possibilità che l'elettrodomestico in questione non ci sia, mi limito ad un secco "no" privo di qualsivoglia spiegazione sul perché "non ho visto ieri...": sono un po' stufo di vedere quegli sguardi stupiti di chi si domanda da quale pianeta io sia giunto.
Però sono due giovedì di fila che stando in case terrestri mi imbatto in Piazzapulita su La7. Settimana scorsa, essendo ancora puro, sono riuscito ad assistere a tutto lo spettacolino dell'ospite Renzi che con aplomb britannico sorrideva ogni volta che gli rivolgevano una domanda e sviscerava il suo programma politico: "Se non convinciamo gli elettori di centro-destra a votare per noi, perderemo quei voti".
Aldilà della lapalissiana correttezza dell'affermazione - in effetti chi non vota per te, ha votato per qualcun altro -, quello che mi ha pià sorpreso è stata la mancanza di risate in sottofondo. Visto che un'affermazione così vuota in bocca ad uno che è presentato da tutti come un volto nuovo della politica nazionale, se non è una battuta è tragico. Perché questo non è un programma politico, ma una dichiarazione d'intenti di una persona che non propone idee proprie, ma si propone di soddisfare quelle altrui. E dato che l'abito in realtà fa il monaco, dirlo vestiti in giacca e cravatta ha dato una parvenza di serietà. Ma per rendere totalmente chiaro ciò che diceva, avrebbe dovuto indossare tacchi a spillo, minigonna cortissima e trucco molto pesante. In effetti è davvero un rottamatore. E immaginarlo vestito così mentre parlava mi è stato utile per arrivare fino in fondo.
Ieri sera invece non ci sono riuscito. Fini era lì seduto in giacca e cravatta e non sono riuscito ad immaginarlo in altro modo mentre mi diceva che lui vedrebbe bene un nuovo governo Monti dopo le elezioni dell'anno prossimo. Mi sono chiesto a che serve andare a votare se, qualunque esito diano le elezioni, comunque il vincitore si sa già in partenza. Poi ho pensato che in fondo, anche se non si è mai fatto circoncidere, a parole ha abiurato più o meno tutto ciò che poteva abiurare, riuscendo in realtà a rimanere il vecchio camerata di sempre: solo lui con la sua concezione democratica poteva parlare delle prossime elezioni come il plebiscito del si del '29. Infine mi sono alzato e ho spento, sempre più soddisfatto di aver portato in discarica la mia tv otto anni fa.
Mi rimane sempre il dubbio su chi votare, ma questa è un'altra storia.
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