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venerdì 9 settembre 2011

UNITI... O COMPLICI ?



Da quando è in carica questo governo, ho sempre più spesso sentito rivolgere continui appelli al dialogo tra le forze politiche. Di solito questi appelli nella migliore delle ipotesi cadevano nel vuoto. Se no, si risolvevano in estenuanti risse da pollaio, con reciproci, quanto sterili, scambi di accuse: il governo è inetto, l'opposizione è comunista.
Del resto, per parlare con un presidente del consiglio, che è lì per risolvere esclusivamente le sue faccende, occorre necessariamente discutere solo dei fatti suoi.
Altrimenti si fa come il Pd che da vent'anni parla di politica con il cavaliere, che li ascolta come si ascolta un cretino.
Adesso è arrivata questa crisi, che non sembra ci lascerà tanto presto.
Da quel momento, gli appelli si sono fatti sempre più pressanti. Se a farli è l'insipido Napolitano, addirittura si tramutano in moniti.
Oltre al dialogo, veniamo quotidianamente ammoniti ad essere uniti con chi deve affrontarla, questa crisi.
Ora: pensate a Berlusconi, che ha avuto rapporti con la mafia (chez Dell'Utri) e con la P2, oltre a svariate altre pendenze giudiziarie; guardate Tremonti, che si fa pagare l'affitto di una casa dal suo braccio destro, indagato per corruzione; guardate come si è ridotto Bossi, che comunica tramite il digitale (medio) e, dato che non si capisce quello che dice, il Trota gli fa da interprete (mamma mia!); vedete la faccia di Calderoli, che non avendo più nulla da semplificare al ministero è direttamente passato alla sua già primitiva materia grigia; pensate a chi volete voi e poi chiedetevi se essere uniti a costoro sia prova di unità, o non piuttosto di complicità.

mercoledì 7 settembre 2011

CLANDESTINO ? AHI AHI AHI !






Da domani, anche chi si trova clandestinamente in Italia ed è sfruttato dai caporali che lo fanno lavorare in nero dovrà pagare le tasse.
Un'altra grande dimostrazione dell'accoglienza tipicamente italiana e della solidarietà che questo governo a trazione padan-leghista ha sempre manifestato verso i poveri e gli sfruttati.
La norma è stata inserita nella legge di conversione del decreto finanziario in discussione al Senato.
Il testo, al comma 35, infatti recita:

"A decorrere dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, è istituita un'imposta di bollo sui trasferimanti di denaro all'estero attraverso gli istituti bancari, le agenzie <money transfer> ed altri agenti in attività finanziaria. L'imposta è dovuta in misura pari al due per cento dell'importo trasferito con ogni singola operazione, con un minimo di prelievo pari a 3,00 euro. L'imposta non è dovuta per i trasferimenti effettuati dai cittadini dell'Unione Europea, nonché quelli effettuati verso i paesi dell'Unione Europea. Sono esentati i trasferimenti effettuati da soggetti muniti di matricola INPS e codice fiscale."


Saranno quindi solo i lavoratori clandestini quelli che dovranno versare l'imposta, mentre nulla sarà dovuto dai cittadini dell'Unione Europea e dagli extracomunitari regolarmente assunti.
Il sospetto quindi che i caporali potranno comunque continuare a mandare i loro illeciti proventi all'estero è grande.
Resta da domandarsi perché ci si accanisca così sui più deboli.

CONFINDUSTRIA : "MISURE PER LA CRESCITA". MA QUALI ?





Ancora il Senato non ha votato la manovra finanziaria, quindi non si sa bene cosa ci sarà scritto nel testo definitivo: questi si sono dimostrati capaci di tutto e quindi è inutile perdere tempo e fatica a parlare del nulla, almeno finché carta non canta.
Sia coloro che sono favorevoli (Confindustria), quanto quelli che più o meno si dichiarano contrari (opposizioni, sindacati) affermano all'unisono che comunque servono anche misure per la crescita.
Ciò che, però, nessuno dice è di quale tipo di crescita stiano parlando.
In Italia, ogni anno, vengono sprecate quantità enormi di risorse: alimentari, idriche, economiche, energetiche.
Solo per fare un esempio, due anni fa furono lasciate marcire 177.479 tonnellate di mele, poiché non era economico raccoglierle. Questo caso da bene l'idea di come ogni anno da noi in termini assoluti si butti una quantità di cibo sufficiente a sfamare per un triennio i tre quarti della popolazione. Nel 2009 la mancata raccolta di quei frutti, determinò anche lo spreco indiretto dei 124 milioni di metri cubi d'acqua utilizzati per coltivarle. A ciò occorre mettere in conto anche il danno economico e sociale che ne sono derivati.
L'esempio spiega bene come dietro ad ogni oggetto buttato via, si celi una serie di sprechi certo invisibili, ma non meno dannosi.
Insomma, forse faremmo meglio a pensare a noi stessi non più come membri di una società che consuma, ma che spreca.
Al tempo stesso, però, dovremmo anche preoccuparci molto se chi decide dei nostri destini ci parla di crescita, senza un progetto che possa eliminare preventivamente un incremento di consumi inutile e dannoso per tutti.

TARANTINI : UN POVERO PADRE DI FAMIGLIA DISPERATO



Mentre tutti ormai aspettano l'ultima puntata della soap opera sulla finanziaria, il cavaliere decide di porre l'ennesima fiducia per non dover perdere inutilmente tempo a discutere il provvedimento al Senato.
Va bene grondare sangue, ma Berlusconi non può sprecarlo tutto su questo tema, di cui a lui interessa solo l'aspetto elettoral-sondaggistico.
Quindi, dopo aver preso per i fondelli per l'ennesima volta i "diversamente concordi" dell'opposizione targata Pd, gli unici che da 17 anni a questa parte si illudono di aver di fronte un interlocutore con cui dialogare, il presidente potrà dedicarsi all'impegno più urgente della sua agenda politica: convincere Giampi Tarantini, il padre di famiglia disperato che già ha tanto aiutato in passato, a patteggiare la pena.
L'arresto del pappone, infatti, lo costringe a forzare i tempi, dato che se si dovesse aprire il processo, diventerebbero pubbliche le intercettazioni tra B., Tarantini e le sue escort.
Dal nostro punto di vista, dovremmo sperare che Giampi decida di farsi processare.
Ma la prospettiva di una serena vecchiaia con pensione da urlo targata Silvio è una prospettiva molto allettante.

martedì 6 settembre 2011

COSA DISCUTONO A FARE ?





Mentre al Senato gli onorevoli sono impegnati a discutere della legge finanziaria scritta sull'acqua, dato che il testo in discussione non è quello definitivo, noi comuni mortali assistiamo ad un continuo bailamme di ipotesi di modifica del decreto sempre più tragicamente comiche.
I nostri senatori se ne stanno chiusi in aula a parlare di cose che potrebbero essere cancellate da un secondo all'altro, mantenendo un atteggiamento serio ed istituzionale, anziché fare la cosa più sensata: prendere e andarsene a farsi un bell'aperitivo, in attesa che il governo decida una volta per tutte gli argomenti su cui discutere.
Invece no. Complice la campagna denigratoria sulla casta dei politici e il loro dolce far nulla, i nostri onorevoli si prestano volentieri a questa farsa del tutto inutile, dato che alla fine comunque verrà posto il voto di fiducia. Solo il Pd poteva pensare il contrario e svendere i suoi emendamenti per evitare che il governo la mettesse. Solo loro potevano dimostrare, ancora una volta, la loro dabbenaggine
Pensate che spreco di soldi, pagare trecento e passa senatori per fare un'appassionata discussione da bar sull'innumerevole miriade di puttanate uscite come conigli dai cilindri dei vari Berlusconi, Bossi, Calderoli, Maroni, Sacconi...
Pensate che spreco di energie fisiche e mentali, star lì a parlare dei deliri di costoro, anziché poter fare come i mercati finanziari, che non perdono neanche tempo ad aspettare la manovra definitiva e la seppelliscono con una gigantesca risata ribassista.

P.S. Pare, sembra, si dice, che il governo abbia finalmente deciso cosa diavolo scrivere nella finanziaria. Se stanotte non cambieranno idea un'altra volta, domani sapremo di che morte dovremo morire.

lunedì 5 settembre 2011

I COMPITI DELLE VACANZE DEL MINISTRO TREMONTI



Il ministro dell'economia Tremonti ha detto che la manovra economica è venuta male perché è stata fatta di fretta, in quattro giorni.
Stiamo parlando di quello stesso ministro che si vanta di avere previsto, grazie al suo incommensurabile genio, con un anticipo di anni la crisi che stava arrivando.
La domanda è: se aveva capito con anni di anticipo cosa stava per succedere, che cazzo ha fatto in tutto questo tempo?
Si considererà anche un genio, ma si comporta come mio nipote che sta facendo adesso i compiti delle vacanze dopo essersi divertito tutta l'estate.
Passi per mio nipote, che va alle medie.
Ma se sei ministro...

giovedì 1 settembre 2011

CI FANNO VEDERE L' ALBERO...





Come al solito, ci siamo cascati tutti come pere.
Per giorni e giorni gli organi di informazione ci hanno indotto a sprecare fiumi di parole su una parte delle norme previste dall'ennesima manovra finanziaria di quest'anno, che, per inciso, scommetto che non sarà neppure l'ultima.
E' da Ferragosto che ci indignamo, incazziamo, scorniamo sul contributo di solidarietà, che prima c'era, poi c'era solo per chi non aveva figli, adesso non c'è proprio più.
Ci siamo infuriati per l'abrogazione subdola dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che verrebbe sostanzialmente annullato dalla contrattazione aziendale: anche un bambino potrebbe capire facilmente che, all'interno di un'azienda, la trattativa non potrà mai essere condotta "ad armi pari".
Poi abbiamo dato fuori di matto, quando abbiamo scoperto che non ci avrebbero più calcolato gli anni di studio e quelli di servizio militare nel computo degli anni di lavoro.
I dipendenti pubblici sono infuriati poiché lo Stato ha bloccato gli stipendi e pagherà le liquidazioni a babbo morto, come se quei soldi fossero una gentile concessione e non un diritto.
Insomma, ci hanno messo davanti agli occhi un grosso albero, pieno di frutti avvelenati, contro cui sapevano che ci saremmo scagliati con cieco furore, incuranti del fatto che dietro si trova un'enorme foresta.
Infatti, mentre tutti perdono tempo a discutere animatamente di quanti soldi mancherebbero con il bailamme delle modifiche, che ogni giorno appaiono e scompaiono come spettri, gli organi di informazione battono continuamente su quanti soldi mancherebbero nel saldo della manovra.
Questa è evidentemente una strategia voluta e mi dispiace veramente molto esserci cascato in pieno.
Il risultato è che stiamo perdendo tempo ad incazzarci come bestie per i provvedimenti che costituiscono la parte meno importante della manovra, dato che questi tagli porteranno ad un gettito di 5 o 6 miliardi di Euro.
Dato che però la finanziaria è di 45 miliardi, ci sta passando sotto al naso senza che ce ne accorgiamo la vera ciccia: il taglio delle detrazioni fiscali, che colpirà in misura inversamente proporzionale i redditi dei contribuenti e che nel prossimo triennio ci costeranno rispettivamente 4, 16 e 20 miliardi di Euro.
Insomma, su 50 miliardi totali, stiamo facendo le pulci agli spiccioli.

mercoledì 31 agosto 2011

VIVA L'EUROPA !





"Nell'analizzare i contenuti della manovra italiana, la Commissione europea dedicherà particolare attenzione alle misure strutturali destinate ad agevolare e sostenere la crescita per verificare che esse rispettino i parametri fissati nelle raccomandazioni rivolte dall'Ue all'Italia lo scorso giugno".

Tradotto: cara Italia, cominciamo seriamente ad averne piene le palle del fatto che sembriate testardamente non voler capire che, essendo spropositatamente in debito con noi, o vi decidete finalmente a fare quello che da Giugno vi abbiamo ordinato, oppure ci incazzeremo di brutto. Quindi, bando alle ciance e vedete di darvi da fare per privatizzare i vostri beni e servizi pubblici, altrimenti i dolori che avete provato sino ad oggi non saranno nulla rispetto a quelli che vi faremo provare, se tenterete ancora di prenderci per il culo con le vostre ridicole correzioni. Ricordatevi sempre che il coltello dalla parte del manico ce l'abbiamo noi e sappiatevi quindi regolare di conseguenza.

Che gioia essere membri dell'Unione Europea.
Non trovate?

IL GOVERNO ALLA GABER





Si potrebbe andare tutti allo zoo comunale.
Per vedere come stanno le bestie feroci
e gridare aiuto aiuto è scappato il leone
e vedere di nascosto l'effetto che fa.

Questo è esattamente ciò che sta facendo il governo dei nostri peracottari.
Due giorni fa si sono riuniti per sette ore di vertice nella reggia del signore di Arcore, per approntare le modifiche al decreto grondasangue di ferragosto, di cui nessuno osava più assumersi la paternità nel momento stesso in cui lo avevano varato.
Immaginate la tempesta di cervelli che ci dev'essere stata in un vertice presieduto da Berlusconi, Bossi (insieme al Trota), Calderoli, Maroni, Alfano, Azzolini, Giorgetti, Moffa e Cota: dall'intelligenza spropositata di questi crani di primissimo ordine sono nate le proposte di modifica a quest'ennesima manovra finanziaria,  già impresentabile così com'era.
Abolizione degli anni di studio e di servizio militare dal calcolo della pensione.
Niente contributo di solidarietà per quei pochi coglioni che guadagnano tanto e lo dichiarano pure.
La notizia viene subito resa pubblica e subito monta l'indignazione popolare.
Oggi scopriamo che almeno la proposta di aumentare subdolamente l'età pensionabile verrà ritirata, dato che la Lega non è riuscita ad inventarsi una balla grande abbastanza per dimostrare che le pensioni con questa modifica non sarebbero state toccate.
Ma, allora, che sta succedendo?
Sono stati tutti contagiati dalla demenza senile di Bossi, che ormai non ricorda più cosa dice da un giorno all'altro?
Possibile, anche se a me sembra che la spiegazione sia più semplice.
Questi ci hanno semplicemente provato, apposta per farci incazzare e per vedere l'effetto che una notizia del genere avrebbe fatto.
Visto che l'esperimento è perfettamente riuscito, dato che l'arrabbiatura è stata tanta, adesso potranno far digerire più facilmente le proposte "alternative" che verranno presentate a breve, tipo un aumento dell'iva, una ulteriore picconata ai diritti del lavoro e, dulcis in fundo, un'ennesima manovra finanziaria.
Per quanto tempo ancora dovremo soffrire, pensando alle cazzate che potrebbero inventarsi?

ORA E SEMPRE : RESISTENZA (?)





I sindacati chiamano i lavoratori alla mobilitazione contro questa manovra iniqua che impoverirà sempre più chi già è povero, che farà pagare il prezzo della crisi ai soliti disgraziati, che renderà sempre più precario e senza diritti chi ancora ha la (s)fortuna di avere un lavoro.
Le cosiddette opposizioni gridano indignate contro questo governo incapace, che per anni ha nascosto la crisi e che adesso cerca di far credere che la situazione sia precipitata così, all'improvviso, da ieri a oggi.
La stampa riporta scandalizzata le conseguenze nefaste che questi provvedimenti avranno sulla vita dei comuni mortali.
Ma tutti costoro dov'erano quando il governo di centro-sinistra (1996-2001) con i suoi statisti Treu e Dini gettavano le basi del disastro che oggi è finalmente apparso chiaro e limpido all'orizzonte?
Mi sembra che allora furono gli stessi sindacati che oggi protestano a firmare quella riforma del lavoro, che in nome della flessibilità anche un imbecille poteva comprendere che avrebbe minato alle fondamenta i diritti conquistati dai lavoratori dopo anni di dure lotte.
O sbaglio?
Ed erano le stesse macchiette del centro-sinistra di oggi, quelle che vararono la riforma delle pensioni con cui si ammazzava il sistema retributivo, per far spazio a quello contributivo, che avrebbe portato ad un risparmio notevole a spese di coloro che sarebbero andati in pensione in futuro, prendendo molto di meno, dato che la loro pensione sarebbe stata calcolata in base ai contributi versati e non più allo stipendio percepito.
Ci voleva un genio per capire che con lavori precari i contributi sarebbero stati irrisori e la pensione, per chi ci sarebbe arrivato senza schiattare prima, avrebbe avuto importi da fame?
E poi: chi ha avuto la bella idea della pensione integrativa? Un bel regalo fatto ai vari fondi di investimento, che tra parentesi sono più o meno tutti con le pezze al culo. Una truffa legalizzata, dato che l'aspettativa di vita di un pensionato non è mai abbastanza lunga per poter riprendere indietro tutti i soldi versati negli anni di lavoro.
Non erano sempre loro?
Sono quindici anni che si riempiono la bocca con i giovani, il patto con i giovani, le politiche per i giovani.
In un paese con uno dei più bassi indici di natalità del mondo, questi parlano dei giovani?
E di quell'esercito di quarantenni precari che non solo non possono comprare casa, ma nemmeno possono affittarsene una perché non hanno il posto fisso e lo stipendio sicuro e quindi nessuno gli presta un centesimo bucato?
Beh, di quelli ne hanno parlato, eccome.
Massì,dai: non ricordate quando li hanno chiamati "mammoni", con tono spregiativo?
O quando D'Alema inveì contro di loro, chiamandoli con disprezzo "maschi adulti e garantiti".
Oggi loro criticano e parlano di difesa dei diritti, di favorire la ripresa, di stimolare i consumi.
Aspettate che vadano in pensione (se mai accadrà) questi mammoni adulti e garantiti e quando sarà chiaro a tutti che non avranno nemmeno i soldi per mangiare grazie alle battaglie che queste opposizioni ridicole di oggi hanno combattuto per difendere i loro diritti, provate a dire "stimolo ai consumi" o "ripresa" sforzandovi di restare seri.

martedì 30 agosto 2011

FINANZIARIA : SICURI CHE I CONTI NON TORNINO ?







Presentate le proposte di modifica al decreto finanziario di due settimane fa, quello per cui il nostro prode Berlusconi "grondava sangue".
Subito insurrezione generale delle opposizioni, dei sindacati, dei comuni, tutti a gridare che i conti così non tornano.
Se però guardiamo questi emendamenti non dal punto di vista dei comuni mortali, ma da quello di un solo uomo che è al governo per farsi i fatti propri infischiandosene del resto, allora possiamo tranquillamente affermare che quei conti tornano, eccome se tornano.
Per prima cosa, infatti, B. non è un lavoratore dipendente e non ha mai fatto il militare. Chiaro che non gliene possa fregare di meno, quindi, se non contando più gli anni di università e di "naja" altre persone dovranno mettere in preventivo qualche anno in più di lavoro, per arrivare finalmente all'agognata pensione, sempre che non schiattino prima. La suggestiva "quota cento" per poter smettere di lavorare, poi, ricorda molto la ruota di "Ok, il prezzo è giusto".
E' poi del tutto evidente che il fantomatico contributo di solidarietà non avrebbe mai potuto entrare in vigore, dato che va bene che B. dovrà pagarlo, anche se con tutti gli sconti del caso, in quanto parlamentare; dato che però lui è anche incidentalmente padrone dell'A.C.Milan e che in quel mondo dorato gli stipendi dei calciatori sono al netto delle tasse, che sono pagate dalla società, mica si può pretendere che paghi tutto lui.
Bankitalia sostiene che se gli emendamenti passassero, la manovra rischierebbe di essere fortemente depressiva: a parte che la depressione arriverebbe comunque anche senza questi ultimi geniali cambiamenti; ma al nostro B. cosa volete che interessi?
Per lui i conti tornano e tanto basta.

IL PERACOTTARO



Berlusconi oggi può cantare giustamente vittoria, assieme agli altri "statisti" della sua maggioranza.
Era quasi stato costretto a mettere le mani in tasca alla luce del sole e questo, per lui, era francamente insopportabile.
Per di più, aveva quasi dovuto dare un dispiacere a quei pochi ricchi che non evadono e questo avrebbe potuto far incazzare non pochi dei suoi elettori.
Non sia mai, deve aver pensato in queste due settimane.
Quindi, dato che è il sovrano ad avere l'ultima parola, si è dato molto da fare in questi giorni per smentire il decreto che lui stesso aveva presentato in una memorabile conferenza stampa ferragostana, "grondante sangue".
Adesso l'opera è compiuta e lui può giustamente affermare di essere riuscito ancora una volta a non toccare i portafogli degli Italiani.
Infatti, come sempre, non li tocca, ma, come i migliori borseggiatori, li sfila direttamente non facendosi scoprire.
Come ci riesce?
Per prima cosa toglie il contributo di solidarietà ai redditi più alti, compreso il suo, ovviamente.
Cacchio, per una volta che chi guadagna tanto pagava qualcosina di più!
In più, toglie gli anni di università e del servizio militare dal conto degli anni lavorativi, mantanendo però il calcolo degli stessi per i contributi.
In pratica, aumenta dall'oggi al domani di un anno la permanenza degli uomini al lavoro, per di più in un periodo in cui di lavoro non ce n'è in giro: bella trovata, non è vero?
Se invece hai studiato, riscattare gli anni di università costerà sempre uno sproposito e il gioco non varrà la candela, dato che in questo periodo di crisi in cui i soldi sono pochi per i comuni mortali, nessuno sarà più in grado di pagare somme così elevate. Quindi, quegli anni di contributi prevedibilmente andranno persi.
Quando si dice incentivare gli studi...
Un altro miracolo italiano.
P.S. Adesso, aspettiamo la reazione dei mercati a cotanta genialità: secondo me saranno stupidi e non capiranno questa intelligenza superiore.

martedì 12 luglio 2011

CRISI : NOI PAGHIAMO. E POI ?



Tremonti stasera ha ringraziato le opposizioni per il senso di responsabilità che stanno dimostrando in questa difficile congiuntura economica: lo credo bene, dove li trovi dei tipi così arrendevoli, che rifiutano di dirti arrangiati?
L'opposizione, però, pare che si sia impuntata, pretendendo in cambio un repentino cambio di governo, non appena approvata la manovra: questi si che sanno tirare fuori gli attributi.
Benissimo, quindi io e gli altri nababbi di lavoratori dipendenti, precari, pensionati oltre a quei lavoratori autonomi che si ostinano a essere buoni contribuenti ( nonostante Berlusconi da anni continui a dire che le tasse non bisogna pagarle), apriremo ancora i cordoni della borsa, per impedire l'affondamento del Titanic su cui ci troviamo. Lo faremo ancora, sapendo benissimo che una parte dei passeggeri non pagherà, dopo che si era imbarcata senza pagare il biglietto.
Il problema è: e poi?
Non potendo pretendere che una parte dei passeggeri paghi sempre di più per sopperire alle mancanze di chi è a bordo a sbafo, come pensa l'equipaggio di risolvere la situazione?
Dicono che potrebbero cambiare l'equipaggio, perché quello che adesso sta governando la nave non è stato capace di scoprire che si era imbarcato clandestinamente.
Bene, ma chi mi dice che il prossimo sia migliore da questo punto di vista? Finora ogni equipaggio nuovo non ci è riuscito: non vedo perché il successivo dovrebbe farcela. Solo perché non è più quello vecchio?
Forse è giunto il momento che siano i passeggeri contribuenti a dire chiaramente che questa è l'ultima volta che pagano il biglietto, che tra l'altro aumenta senza che migliori il servizio a bordo. Dopodiché, pagheranno solo se il nuovo equipaggio attuerà un regolamento severissimo per punire chi viaggia a ufo e dimostrerà di sapersi impegnare seriamente per metterlo in pratica.
Forse, dopo tante forme di obiezione di coscienza, occorre iniziare a praticare anche questa.
Forse, occorre cominciare ad opporsi attivamente a questa politica e a questi politici.

lunedì 11 luglio 2011

LARGHE INTESE VERSO IL BARATRO

Ormai è fatta: la manovra finanziaria in salsa greca pare che verrà approvata in tempi brevi. Evidentemente siamo con l'acqua alla gola. La prova risiede nel fatto che, mentre i governi si stanno profondendo in dichiarazioni di facciata sulla serietà e sull'efficacia della finanziaria di Tremonti, i grandi speculatori economici stanno scommettendo sul fallimento italiano come dimostra l'andamento della borsa milanese.
Mentre il Governo è eloquentemente taciturno, il prode Presidente Napolitano cerca in modo patetico di farne le veci, invitando le opposizioni ad un periodo di tregua, visto il momento drammatico: in pratica, gli sta chiedendo di abdicare al loro ruolo.
L'opposizione più imetta degli ultimi sessant'anni ha approfittato subito dell'occasione e ha riunito le sue varie anime. Il risultato è che costoro non voteranno a favore (continuano a dichiararlo: forse qualcuno di loro pensava si potesse), ma non faranno nulla per mettere il governo in difficoltà, limitandosi ad esigere che vengano approvati solo dei piccoli correttivi.
Una posizione francamente insostenibile, che, però, dà paradossalmente ragione agli speculatori che scommettono sul nostro fallimento.
Da un lato, infatti, la speculazione attacca l'Italia perché con un governo così indebolito e screditato, il successo è praticamente garantito: l'economia nazionale si sta avvitando su sè stessa, in attesa di precipitare nel gorgo.
Dall'altro, Napolitano fa esattamente l'opposto di ciò che andrebbe fatto: togliere di mezzo il governo, per dare un segnale forte di credibilità internazionale, sostituendolo magari magari un esecutivo tecnico.
Questa non sarebbe certo una soluzione definitiva, ma darebbe comunque un segnale forte, che, almeno nell'immediato, potrebbe tenere a freno l'ondata speculativa (un governo più credibile potrebbe anche dare del filo da torcere), nella speranza poi che altri fattori possano metterci al riparo da un default che, al momento, appare inevitabile, anche se (forse) non nell'immediato.
Io sono pessimista. E voi?

giovedì 7 luglio 2011

" FORSE, NON SI RIFERIVA A ME "



Brunetta: "I fuori onda non li considero. Li considero alla stregua di intercettazioni illegali e, quindi, chi mai non ha detto fuori onda, in senso metaforico al vicino, delle cose... Lei che mi ha interrogato, quante volte dice ogni giorno al giornale, riferendosi non certamente al suo direttore, perché il suo direttore è fuori da... dal... dalla considerazione... perché i direttori, per definizione, sono bravissimi, ma a colleghi, amici, eccetera cose... come dire, a mo' di battuta. Se fossero pubblicati tutti i fuori onda...".
Giusto, se non fosse che Renatino considera una conferenza stampa pubblica alla stessa stregua di una discussione privata tra colleghi: il paragome non sussiste.
Giornalista: " Come cosidera le parole di Tremonti? C'è stato un chiarimento? Ma l'ha accettato questo chiarimento?".
Brunetta: " Io le considero come quelle del suo direttore, con il fondatore, Eugenio Scalfari, quando si parlano. Sono... come dire... fuori onda".
Anche qui si confrontano pere con arance, infatti il giornalista glielo fa notare.
Giornalista: "Però erano rivolte a lei. Lei come le ha prese queste parole?".
Brunetta: "Benissimo ! - scuotendo la testa in segno di diniego - Io, vede, sono molto consapevole del lavoro che sto facendo. Io difendevo la manovra... spiegavo la manovra... e spiegavo come la manovra, per quanto riguarda il pubblico impiego, fosse sostenibile dal punto di vista sociale, della coesione sociale, riguardando tre milioni e mezzo di persone. Questo è il mio onore... - lapsus freudiano: forse onere è più appropriato - il mio onore: far sì che dentro una manovra dura e difficile  si salvaguardasse il potere d'acquisto dei lavoratori pubblici, si salvaguardasse l'efficienza nei confronti dei cittadini, la trasparenza, la mobilità e così via. Son tutte le cose che poi io ho spiegato dentro un Power-Point. Il resto, come dire, non mi tocca, nel senso che quando ho scritto nella mia valutazione... non ho capito perché Tremonti mi abbia chiesto scusa. Cioé, non ho capito, sinceramente ,- mangiandosi la parola - non avendo sentito il fuori onda quando avveniva e non ho capito la motivazione. Forse non si riferiva neanche a me. Si riferiva, probabilmente a qualche direttore di giornale".
Risate. Sipario.


"QUESTO E' PROPRIO UN CRETINO"





Conferenza stampa al Ministero dell'economia. Prende la parola il Ministro Brunetta e Tremonti inizia il suo show. Prima, rivolto al suo vicino, gli sussurra "questo è proprio il tipico intervento suicida"- mentre Brunetta sta spiegando che le cifre dei tagli nel pubblico impiego per i prossimi anni sono minime rispetto alla spesa comlessiva- per chiudere con un lapidario "questo è proprio un cretino", tra i sorrisi ironici del suo interlocutore.
La domanda che mi pongo è: l'intervento "suicida" è rappresentato da ciò che il "cretino" sta dicendo, o dalle cifre che sta sparando?
Entrambe le cose, sembrerebbe, visto che il vicino di Tremonti gli fa notare che, a fronte di "una manovra complessiva di 34 miliardi e nove, accumulati con la spesa, il pubblico impiego 0,6...è inutile che ne parli,no?".
"Eh, ma deve parlare...", chiosa il nostro Superministro dell'Economia: come a dire che il piccolo Brunetta deve dar fiato alla lingua. Evidentemente quando si parla di cifre, l'argomento diventa spinoso.
"Questo è un massacro", ripete due volte l'altro vicino di Tremonti; al che, il ministro domanda se deve dirlo ad alta voce, per sputtanare il collega. Alla fine, decide di lasciar perdere: "tanto c'è il testo", cioé carta canta, sarà il documento a dimostrare che Renatino sta sparando cazzate.
Qui si comincia a capire che il governo è davvero unito, come continua a dichiarare Berlusconi.
La farsa prosegue con Tremonti che inizia a fare battutine ironiche verso Brunetta, nella speranza di porre fine al teatrino.
Si raggiunge l'orgasmo quando Brunetta annuncia che, anche se gli stipendi pubblici saranno taggliuzzati, il loro potere d'acquisto cominque non risulterà compromesso. Notate come mentre lo dice Renato si volti verso Giulio alla evidente ricerca del suo assenso e come Giulio, apposta, non muova un muscolo: uno racconta balle e l'altro non gliele copre, anzi; Tremonti si gira verso Sacconi e mormora "Maurizio, questo è proprio scemo,eh?". Lapidaria la risposta di Sacconi: "io non lo seguo neppure".
Fermiamoci un attimo per guardare meglio il gruppo dei Magnifici otto, in ordine da sinistra a destra.
Calderoli fissa il vuoto con sguardo perso: ci starà capendo qualcosa?
Bonaiuti annuisce econ opportune espressioni fa capire che chi sta parlando è un genio dell'economia, che riesce a tagliare gli stipendi senza impoverire i lavoratori: sanno proprio trasformare il piombo in oro.
Brunetta spara cazzate.
Romani si appoggia la testa sulla mano, probabilmente per schiacciare un pisolino.
Gli altri quattro sono in evidente imbarazzo e si stanno chiedendo perché sono lì.
Quando Brunetta attacca a parlare delle visite fiscali da effettuare subito prima o subito dopo un ponte festivo, Giulio non ce la fa più: attacca a tamburellare sul tavolo e sul ritmo di quelle note canta la colonna sonora dello show.
"Questo è proprio cretino !".
Impagabili.
Buona visione.