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mercoledì 18 luglio 2012

CONTRORDINE !!!

 

di Debora Billi
Crisi

Avevo letto anch’io il mirabolante elenco delle riforme di Hollande, quello che si è poi rivelato una bufala originata da Repubblica. Lo avevo visto sul blog di Modigliani, quindi tendevo a fidarmi: ma non volendo prendere in giro i lettori, contavo di farne un post che linkava tutte le fonti originali per ogni singola riforma riportata.
Mi sono risparmiata la fatica: pare non sia vero nulla o quasi. Non avrei trovato fonti, avrei perso ore dietro un sogno. Perché quelle riforme sembrano davvero appena uscite da un libro dei sogni

Continua

mercoledì 11 luglio 2012

PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE



Il primo ministro italiano ha detto di non avere dubbi che le riforme alla fine daranno una spinta alla crescita, ma non è sicuro di quando si vedranno i primi risultati.

NO COMMENT....

Vi rimando al principio aristotelico di NON contraddizione
ed al principio di temporalità dei processi, parametrati sulla durata della vita umana...

In effetti, pensandoci bene, il QUANDO non è trascurabile....o no?

Inoltre, come è possibile NON AVERE DUBBI su un qualcosa che non HA UN QUANDO?

Siamo di fronte ad una visione economico-mistico-escatologica proiettata fino alla Fine del Mondo?...

On a long enough time line, the survival rate for everyone drops to zero

FONTE

giovedì 23 febbraio 2012

RIFORME O RISTRUTTURAZIONI COATTE ?



Quando sento uno come Veltroni dire che il Pd dovrebbe cercare di agganciare al partito uno come Monti, mi sorge spontanea la domanda se ci troviamo di fronte ad un esponente politico che è avanti di vent'anni - un genio incompreso -, oppure se non è che una mezza calzetta assolutamente sopravvalutata.

Dato che è un esponente di spicco del Pd, mi viene sempre spontaneo allargare il dubbio all'intera classe dirigente di quel partito. Qui i casi sono due: se sono tutti geni, forse farebbero meglio a fermarsi un attimo e a cercare di spiegare meglio le loro idee anche a tutti quelli che li votano, dato che altrimenti - come spesso succede - corrono il rischio di non essere compresi; se invece non fanno parte dell'Olimpo dei grandi pensatori politici, allora sarebbe meglio che smettessero di portare avanti la loro linea politica, visto che prima o poi apparirà chiaro a tutti come essa sia politicamente composta da un preoccupante vuoto pneumatico.

Io personalmente sono dell'idea che ci troviamo di fronte ad un'accozzaglia dei peggiori esponenti politici della nostra storia: gente che in altre epoche avrebbe avuto come massima aspirazione quella di scaldare qualche poltrona di qualche consiglio di amministrazione con il compito di fare il cane da guardia dei loro veri padroni.

Del resto, il solo fatto che si possa concepire di fare di Monti il leader del centro-sinistra la dice lunga sull'assoluta mancanza di idee di quello schieramento politico.

In questi giorni poi stiamo assistendo a qualcosa di tragicamente comico, qualcosa per cui è veramente meglio ridere per non piangere. Da una parte abbiamo un governo tecnico che è stato messo lì allo scopo di far da garante per qualcuno che non sono i cittadini che amministra. Dall'altra parte ci sono dei partiti politici che ormai da anni hanno abdicato al loro ruolo di interpreti delle istanze popolari, per trasformarsi in veri e propri comitati d'affari, per curare gli interessi di chi - le varie lobbies - li foraggia.

In mezzo ci siamo tutti noi - i cittadini - bombardati da una valanga di informazioni assolutamente inutili e confusi da continui proclami fatti con parole e frasi che non hanno più il loro significato originario. Noi che abbiamo televisione, radio, Internet e giornali non siamo più in grado di capire cosa sta succedendo, proprio perché in un sistema dell'informazione sempre più vasto non siamo più in grado di cogliere gli elementi fondamentali, tralasciando quelli inutili. Prendiamo tutto, assorbendolo come spugne, e non riusciamo più a capire.

Un esempio per spiegare può essere quello della cosiddetta riforma del mercato del lavoro. Il termine riforma indica un cambiamento, si spera in meglio, di una situazione. Ci dicono che l'obiettivo è quello di togliere qualcosa ha chi ha tutto, per darlo a chi non ha niente. Detto così può anche apparire accettabile: un po' come il tolgo ai ricchi per dare ai poveri di Robin Hood.
Messa così la gente potrebbe anche trovarlo positivo: chi sta meglio rinuncia a qualcosina, così chi sta peggio migliorerà un po' la propria condizione.

In teoria potrebbe funzionare. Ci sarà qualcuno che starà un po' meglio. In questo modo, il termine riforma assume quella valenza positiva che lo rende accettabile. Il problema è di cercare di capire se dietro quel termine c'è un'idea altrettanto positiva. Secondo me no, perché la riforma del lavoro che verrà fatta in realtà sarà una riforma dei diritti di chi lavora.

Provate ad immaginare che il governo annunci una nuova riforma elettorale e che vi dica che per dare qualcosa a chi non ha niente sia necessario togliere qualcosa a chi ha tutto. Dato che anche qui si parla di un diritto - quello di voto -, vorrebbe dire che per far votare chi non può occorrerebbe che chi può rinunciasse in parte a quel diritto. Un po' come dire che per dare il diritto di voto ad un immigrato io dovessi rinunciare al mio diritto di votare, ad esempio, alle comunali.

Messa così non sembra più una bella cosa, non trovate?

Allora forse anche il termine riforma non è più pertinente, visto che, in questo contesto, anche la reintroduzione della schiavitù sarebbe una riforma del lavoro, così come una dittatura sarebbe una riforma elettorale. In fondo, verrebbe riconosciuto a tutti il diritto - oltre che l'obbligo - a lavorare.

Forse allora, invece di riforma, si dovrebbe cominciare a parlare di ristrutturazione coatta del mercato del lavoro. E forse non sarà una bella cosa.