"Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo."
Ormai il PACCO del Monte dei Pacchi si sta ingrossando talmente tanto che nemmeno più i Giornali in forza al PD possono continuare a dissimulare la cosa...
Persino Repubblica ci va giù pesante e parla apertamente di Truffa, Tangenti, 17 miliardi di Pacco e di NAZIONALIZZAZIONE che in teoria dovrebbe significare azzeramento delle azioni, azzeramento dei bond subordinati, rimborso parziale dei bond senior e copertura totale dei conti correnti (anche sopra la soglia da 100mila garantiti dal FITD, con garanzia dello Stato)
Ho fatto un sogno. Ho sognato che accendendo la televisione e guardando il telegiornale di una rete nazionale, avrei un giorno visto il servizio mandato in onda dalla coraggiosa emittente regionale TeleToscana Nord. Un servizio chiaro, sintetico, diretto che spiega tutto ciò che è avvenuto in Europa dall’introduzione dell’euro ad oggi senza troppe reticenze, omissioni. Il passo indietro della politica che ha volutamente aperto la strada alla tirannia dei mercati, il vero obiettivo dell’Unione Europea e della BCE che è sempre stato quello di privare i governi nazionali della loro sovranità politica e democratica, le possibili strade per uscire dalla dittatura della finanza seguendo magari l’esempio dell’Argentina, che dopo la crisi e il fallimento ha ripreso a crescere grazie al ritorno alla propria sovranità monetaria.
La rete televisiva locale TeleToscana Nord è stata coraggiosa non tanto perché si è schierata aggressivamente contro i cosiddetti poteri forti (chi sono? Quali sono i loro nomi?) ma perchè dire la verità oggi in Italia rappresenta un atto di coraggio. Nessun giornalista nazionale direbbe apertamente le cose dette nel servizio perché avrebbe paura di urtare la sensibilità dei politici al governo, i quali a loro volta non spiegano mai apertamente ai cittadini come stanno in realtà le cose perché temono di infastidire gli innominati dei poteri forti finanziari. Ma ascoltando il servizio avrete potuto notare che il giornalista non accenna mai a complotti della finanza, intrighi internazionali, ma ha descritto soltanto lo svolgimento dei fatti. Un vero miracolo.
Dire che la rinuncia alla sovranità monetaria e l’autonomia della BCE comporta la sudditanza nei confronti delle banche, che sono le uniche ad arricchirsi ogni volta che uno stato si indebita e paga maggiori interessi, non è altro che descrivere la verità di un fatto incontestabile. Altra cosa invece sarebbe capire perché gli stati dell’eurozona e i dirigenti politici di ogni singola nazione abbiano scelto volontariamente di aderire a questo progetto strampalato di unificazione monetaria, che non ha alcuna base scientifica: secondo le più accreditate teorie delle aree valutarie ottimali sappiamo infatti che non esistevano in Europa i presupposti di mobilità dei fattori produttivi (capitale e lavoro) per potere fronteggiare eventuali shock asimmetrici. Quindi perché i nostri politici sono andati avanti lo stesso?
Facciamo alcune ipotesi. I nostri politici sono degli incompetenti e pensavano davvero che aggregarsi ad un progetto di moneta forte non svalutabile avrebbe comportato dei vantaggi per l’economia italiana. I nostri politici sono dei mercenari e sapevano già che un’unione monetaria così fatta avrebbe avvantaggiato soltanto i paesi strutturalmente più forti e costretto i più deboli a scaricare i costi sui salari dei lavoratori (svalutazione interna). Infine la via di mezzo: i nostri politici sanno e capiscono tutto ma non fidandosi della loro capacità di amministrare bene lo stato senza sperperi e sprechi, hanno preferito affidarsi al giudizio dei mercati finanziari, come se questi ultimi conoscano meglio di chiunque altro quale sia il metodo più razionale e sostenibile per indirizzare gli investimenti.
Questa terza ipotesi è sicuramente la più curiosa, perché prevede un misto fra l’incompetenza e la malafede. Togliere agli stati la possibilità di utilizzare la propria moneta e la propria banca centrale per finanziare la spesa pubblica affidandosi esclusivamente al sostegno dei mercati significa non capire affatto come funzionano i mercati finanziari internazionali. Gli investitori della finanza ragionano infatti sempre in un’ottica di breve periodo, cercando guadagni facili, alti e possibilmente privi di rischio, mentre uno stato per definizione deve concentrarsi sugli investimenti di lungo periodo, che includono il miglioramento delle infrastrutture pubbliche e il benessere sociale della cittadinanza, in termini di reddito e servizi. Fra le due visioni c’è un abisso di incompatibilità, che si è rivelata in tutta la sua grandezza nell’errata valutazione dei mercati dei titoli di stato di paesi con problemi strutturali come Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia, che per molti anni sono stati scambiati ad un valore abbondantemente al di sopra di quello reale. Fra l’altro se i mercati fossero così corretti, imparziali e precisi nelle loro scelte di investimento non assisteremmo con ciclica frequenza all’insorgere di bolle speculative o crisi finanziarie.
Eppure i politici italiani, che ormai possono essere tranquillamente divisi in neoliberisti conservatori (PDL, Terzo Polo) e neoliberisti riformatori (PD, Italia dei Valori), hanno sempre creduto nella validità universale e assoluta del giudizio dei mercati, appoggiando con convinzione la linea dell’austerità tedesca e le iniziative di aumento della pressione fiscale di Monti. Almeno fino a quando all’orizzonte non è apparsa la stella di Hollande, che insediandosi all’Eliseo potrebbe stravolgere l’attuale struttura dell’Unione Monetaria Europea, mettendo un freno alle politiche di rigore imposte dal Fiscal Compact e cambiando lo statuto della BCE per consentire i finanziamenti diretti agli stati. Da Bersani a D’Alema a Tremonti, è stato un coro di consenso trasversale alla possibilità del cambio di guardia alla presidenza della Francia, ma abituati come sono a salire sul carro del vincitore i politici italiani non si sono accorti delle loro infinite contraddizioni: ma se auspicano tanto un cambiamento strutturale ed epocale dell’Unione Europea perché non cominciano a muoversi autonomamente?
Chiedere a gran voce ai francesi di intervenire per invertire la rotta e intanto votare nel silenzio più assoluto il pareggio di bilancio in costituzione è un comportamento un po’ anomalo e ambiguo. Ma se i politici ormai ci hanno abituato a queste acrobazie dell’incoerenza, cosa dicono i tecnici? Lo stesso Monti al momento del suo insediamento aveva timidamente dichiarato che dopo avere svolto il compitino a casa, che si è rivelato il solito salasso per le fasce deboli, avrebbe fatto delle precise richieste a Bruxelles. Quali? Quando inizia a farsi sentire e a battere i pugni? Cosa sta aspettando? Il governo Monti ha una maggioranza bulgara, il consenso popolare e i suoi sostenitori politici sembrano scalpitare, quantomeno a parole, per rivedere alcuni vincoli inaccettabili dei trattati europei. Eppure al momento di descrivere punto per punto le modifiche da apportare, bocche cucite e divagazioni varie.
Attendere la vittoria di Hollande per mettersi alla ruota del suo carro e puntare il dito contro gli errori e orrori dell’eurozona, sembra il consueto atteggiamento vile di chi si nasconde dietro un paravento per paura di esporsi in prima persona. I nostri governanti aspettano che sia Hollande a lanciarsi impavido contro i tecnocrati europei e la perfida Merkel, verificheranno quale sarà il risultato di questo scontro frontale e poi decideranno da che parte schierarsi. Se vince la linea del cambiamento di Hollande, allora non c’è dubbio che i soliti veterani della viltà italica annunceranno trionfanti: “Io avevo sempre sostenuto che così com’era l’eurozona non poteva funzionare, la strategia dell’austerità della Germania ha solo peggiorato le cose, lo statuto della BCE andava cambiato, lo capisce anche un bambino etc”. Viceversa se dovesse vincere il fronte del rigore della Merkel, tutti di nuovo in riga a trottare, perché a differenza dei bambini che hanno il coraggio di parlare, di esprimere concetti chiari e comprensibili, i nostri politici annaspano nella vaghezza più assoluta, cambiando opinione come delle banderuole a seconda di dove tira il vento e assicurandosi sempre di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte per non scontentare nessuno.
Ma la verità di fondo di questa estrema prudenza purtroppo potrebbe essere un’altra. I vari D’Alema, Bersani, Alfano, Tremonti, Casini hanno riconosciuto in Hollande un loro simile, un alleato, un neoliberista della stessa pasta che non si sognerebbe nemmeno per sbaglio di cambiare una virgola dei trattati europei, che tanti vantaggi comportano agli adorati sponsor dell’alta finanza e indirettamente anche a loro stessi. I suoi discorsi demagogici fanno parte di un copione già scritto da utilizzare soltanto in campagna elettorale. Quando incalzati dalle elezioni, quasi tutti i politicanti neoliberisti, di destra o sinistra che siano (la differenza ormai nessuno la conosce), iniziano a scagliarsi contro la finanza, i grandi redditi, l’eccessiva pressione fiscale, le storture del progetto europeo, ma poi arrivati alla resa dei conti si fermano sempre davanti ai soliti ostacoli: “Questo non si può fare perché ce lo vieta l’Europa, questo si deve fare perché ce lo chiede l’Europa, non possiamo permettere la fuga dei capitali, la Tobin tax si deve fare a livello mondiale, la BCE deve mantenere il suo ruolo di garante della stabilità dei prezzi etc”.
Messo da parte il furbo Hollande, la vera novità dell’ultima tornata elettorale francese è stata invece il clamoroso successo del partito di estrema destra del Fronte Nazionale di Marine Le Pen, che aveva un programma chiaro e senza mezze misure: uscire dall’euro subito, perchè questa moneta sbagliata e fallimentare ci sta ammazzando tutti. Se non fosse stato per le sue posizioni xenofobe contro l’immigrazione, Marine Le Pen avrebbe sicuramente raccolto ancora più voti rispetto al già incredibile 18%, perché meglio di chiunque altro aveva centrato in pieno il cuore di tutti i problemi europei. E’ inutile tergiversare, questa lotta al massacro farà cadere ad uno ed uno tutti i paesi europei e per diverse ragioni di parte e interessi nazionalistici, nessuno avrà mai il coraggio di cambiare i trattati o la forza di modificare gli equilibri attuali. Quindi invece che stare ancora su questo treno malandato e impazzito senza conducente, meglio scendere subito e percorrere a piedi un’altra strada.
Ancora in Europa non si era mai vista una posizione così chiara, autorevole e determinata che indicasse nell’uscita dall’euro l’unica strada percorribile. Se confrontiamo la limpidezza della Le Pen con la confusa ambiguità del maggiore movimento politico di estrazione populista, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, ci accorgiamo delle enormi differenze che esistono fra chi ha le idee chiare e chi invece sguazza nella propaganda fine a se stessa vivendo soltanto di sondaggi e di fiammate improvvise. Beppe Grillo infatti non ha mai avuto una posizione netta e univoca sull’uscita o meno dall’euro, dichiarando un giorno sottovoce che l’euro è una schifezza e ripiegando il giorno dopo sulla solita banalità che senza l’euro potremmo stare anche peggio. Se diamo un’occhiata al programma economico del Movimento 5 Stelle possiamo ritrovare questi punti:
Impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente mercato interno
Allineamento delle tariffe di energia, connettività, telefonia, elettricità, trasporti agli altri Paesi europei
Riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e con l’introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari
Favorire le produzioni locali
Sostenere le società no profit
Sussidio di disoccupazione garantito
Tutte proposte condivisibili e sottoscrivibili in pieno, ma come volevasi dimostrare spulciando il programma del Movimento 5 Stelle non c’è nessuna posizione definitiva riguardo all’euro e alla sostenibilità dell’intera eurozona, perché a Beppe Grillo non interessa risolvere i problemi ma speculare e vivacchiare sui problemi esistenti: il suo Movimento 5 Stelle è in pratica come la Chiesa che senza la fame del mondo e la sua funzione caritatevole non avrebbe più alcun senso di esistere.
Ma se non vuole ritornare ad una piena sovranità monetaria, potrebbe spiegarci Beppe Grillo o qualcuno dei suoi come intende trovare i soldi per finanziare questi progetti? Vuole aumentare le tasse? Oppure vuole ridurre soltanto gli sprechi come è giusto che sia? E una volta azzerati gli sprechi e ridotto all’osso lo Stato, come intende continuare a finanziare gli altri progetti? Sa Beppe Grillo che per detassare e sostenere con sussidi le imprese nazionali non bisogna avere vincoli di bilancio pubblico?
Insomma, il populismo all’acqua di rose di Beppe Grillo, che giustamente non vuole avere alcuna connotazione politica, vive sull’astrattezza pura e non va mai oltre il seminato delle sue battaglie sacrosante per la difesa del territorio e l’importanza strategica delle amministrazioni locali. Ma se messo di fronte ad una visione più ampia e lungimirante degli eventi il Movimento 5 Stelle si ferma bruscamente perché sembra non volere pestare i piedi a nessuno, tranne a quei pochi sciamannati del teatrino della politica italiana, che sono ormai un bersaglio fin troppo facile e comodo per chiunque. In Italia quindi devono essere ben altri i movimenti e i partiti politici extra-parlamentari che devono sobbarcarsi l’impegno di una seria lotta all’euro, senza pregiudiziali o compromessi di sorta. Una lotta basata su dati di fatto reali, evidenze empiriche, ragionamenti logici che dimostrano come una moneta sbagliata, gestita in maniera sbagliata, può essere la più grave minaccia per la stabilità sociale ed economica di una nazione.
Nessuno vuole fare una battaglia all’euro per partito preso, ma è l’euro stesso, per come è stato progettato e congegnato, a muovere una guerra devastante contro tutti i popoli europei. Se non si ha coscienza di questa verità, non si può andare da nessuna parte se non infilarsi nel vicolo cieco dell’austerità, dell’intervento sovranazionale della trojka (UE, BCE, FMI), della ristrutturazione del debito in stile greco e del ritorno al punto di partenza, senza avere risolto nessuna delle cause del tracollo. Per fortuna però in Italia comincia a muoversi qualcosa, come dimostra questo ottimo articolo di Claudio Borghi su Il Giornale, dal titolo emblematico: “Ora l’uscita dall’euro non è una bestemmia”. Ma è sempre dall’estero che dobbiamo ricevere le indicazioni più preziose per capire quali strade seguire per un’uscita rapida ed indolore dall’euro, come suggerisce l’inglese The Economist (vedi l’interessante mappa interattiva sotto che chiarisce quale sia la situazione attuale dell’Unione Europea).
I politici e i cittadini europei devono cominciare a prendere in considerazione quello che prima era ritenuto impensabile. La storia è disseminata di unioni monetarie che si sono sciolte per palesi difetti di progettazione. L'Irlanda ha lasciato la zona sterlina. I paesi baltici sono fuggiti dal rublo russo. I cechi e gli slovacchi si sono separati reciprocamente. Perché l'euro non dovrebbe rompersi?
I fondatori dell'euro sono stati troppo superficiali a non prevedere turbolenze capaci di evidenziare come accade oggi le lacune di progettazione, perché forse erano concentrati a creare un serio rivale del dollaro americano. E invece i padri dell’euro sono riusciti nell’impresa non facile di ricreare una versione moderna del gold standard, abbandonata quasi cento anni fa dai loro predecessori. Incapaci di svalutare la propria moneta, i paesi europei stanno lottando l’uno contro l’altro per cercare di riguadagnare competitività tramite la "svalutazione interna", vale a dire, spingendo verso il basso i salari e i prezzi.
Una strategia dolorosa che sta portando in Grecia e Spagna una disoccupazione superiore al 20%, senza peraltro superare la diffidenza dei creditori internazionali, che continuano a dubitare sulla tenuta futura dell’euro. Quale sarebbe la ragione di vivere con questo giogo? I trattati possono dichiarare l'euro "irrevocabile", ma i trattati possono pure essere cambiati in qualsiasi momento. Il primo tabù è stato rotto l'anno scorso quando la Germania e Francia hanno minacciato di espellere dall’euro la Grecia dopo che il governo ellenico di Papandreou aveva proposto un referendum sui nuovi termini del piano di ristrutturazione del debito.
Uno dei motivi che tiene ancora in piedi l’euro è la paura di un caos finanziario ed economico senza precedenti. Un altro è l'impulso a difendere l'investimento politico pluridecennale nel progetto europeo e le proprie posizioni forti acquisite nel tempo, come quella della Germania. Non a caso, nonostante il secondo salvataggio della Grecia, la cancelliera tedesca Angela Merkel continua a ripetere che l’uscita dall’euro sarebbe "catastrofica". La signora Merkel però non è pronta a prendere i provvedimenti definitivi necessari per stabilizzare l'euro una volta per tutte. La decisione della scorsa settimana di alzare il firewall fino a 800 miliardi di euro è solo di facciata, perché le vere potenzialità di prestito del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES o ESM) sarà di 500 miliardi di euro. E non c'è alcuna prospettiva, almeno per ora, di socializzare una parte del debito complessivo tramite eurobond o altri strumenti finanziari.
Così la zona euro resta vulnerabile a qualsiasi shock interno o esterno. I mercati restano ancora preoccupati per il rischio di un default e di un crollo parziale o totale dell'euro. Il buon senso suggerisce che i leader europei dovrebbero iniziare a pensare a come gestire un'eventuale rottura improvvisa della moneta, ma nessuno di loro ha ancora il coraggio di pianificare un serio programma di uscita ordinata.
Paradossalmente, sono gli stati fuori dall’euro come la Gran Bretagna a riflettere e valutare le varie alternative. Un gruppo di esperti inglesi vicini al Partito Conservatore euroscettico hanno indetto un concorso per premiare con 250.000 sterline il miglior piano per gestire l’uscita dall'euro dei paesi dell’eurozona. Uno dei concorrenti, Jonathan Tepper, ha elencato 69 casi di rottura di una valuta o unione monetaria nel secolo scorso. Nella maggior parte degli esempi riportati i paesi coinvolti non hanno avuto gravi danni economici a lungo termine. In realtà, lasciando l'euro sarebbe più probabile che i paesi più in difficoltà sarebbero in grado di recuperare in fretta. Riprendendo la storia della scomparsa dell'Impero Austro-Ungarico, il signor Tepper ha illustrato uno scenario per l’uscita della Grecia.
I titoli di stato denominati in euro dovrebbero essere convertiti in dracma, mentre quelli denominati in valuta straniera verrebbero ristrutturati. Bisognerebbe tenere chiuse le banche per almeno una settimana per aggiornare il software e cambiare tutti i depositi in nuovi dracme. Dovrebbero essere effettuati controlli sui capitali per impedire la fuga di denaro all'estero. Per i contanti, i greci potrebbero utilizzare le banconote in euro esistenti segnalati magari con un particolare inchiostro o un timbro. Una volta stampate le nuove banconote dracma, verrebbero ritirate le vecchie banconote euro e il passaggio sarebbe in pratica concluso.
Un altro concorrente finalista, Roger Bootle, sostiene che potrebbe essere migliore iniziare con la partenza della Germania e degli altri paesi forti. Ma ad ogni modo qualsiasi frammentazione creerà vincitori e vinti, con molti fallimenti e problemi legali. Le imprese coinvolte in attività transfrontaliere troverebbero di colpo che le loro attività e passività avranno cambiato valore. La stima dei danni sarebbe così grande, e i contenziosi così rovinosi, che l'opzione migliore è quella di abolire il corso legale dell'euro non appena un paese lascia l’unione monetaria, in modo da invalidare tutti i contratti in euro.
Nel loro programma Jens Nordvig e Nick Firoozye sostengono che mettendo a punto una pianificazione controllata si potrebbero ridurre incertezze e perdite. In base alle informazioni attuali ci sono circa 30 miliardi di euro di attività transfrontaliere denominate sotto una giurisdizione straniera, comprese obbligazioni, prestiti, derivati e swap. Le turbolenze potrebbero essere minimizzate attraverso la conversione di tutti questi contratti in una forma modificata dell'Unità Monetaria Europea (ECU, European Currency Unit), il paniere di valute nazionali che ha preceduto l'introduzione dell’euro. Catherine Dobbs, l'ultima concorrente, propone di rimediare la frittata dividendo l'euro in due (o più) zone: "tuorlo" e "albume". Ogni nuova valuta nazionale verrebbe convertita in una combinazione fissa dei due euro. I risparmiatori verrebbero così protetti, almeno inizialmente, da eccessive svalutazioni e la fuga di capitali verso altri paesi della zona euro sarebbe scoraggiata. Nel corso del tempo, il più debole tuorlo comincerebbe poi a svalutare rispetto all’albume più forte.
Insomma le idee non mancano, ma il destino dell'euro sarà probabilmente determinato da una convergenza di scelte politiche ed economiche. Uno stato debitore, come l’Italia o la Spagna, potrebbe alla fine stancarsi di applicare programmi di austerità o svalutazione interna. Uno stato creditore a sua volta potrebbe stancarsi di sostenere gli altri. Ma l'esito peggiore di eventuali controversie sarebbe un’uscita caotica dall’euro, mentre un ordinato processo di uscita potrebbe diminuire le perdite e aumentare i benefici del ritorno alla sovranità monetaria, salvando dalla disintegrazione i principi generali e fondamentali del mercato unico, a cui nessun paese in verità ha mai detto di voler rinunciare. Chissà magari il sogno di liberarci definitivamente dalla prigionia dell’euro potrebbe essere più vicino di quanto pensiamo.
Di tutte le riflessioni, le analisi, i commenti, le elucubrazioni e i retroscena sulla ricomparsa di Silvio Berlusconi ce n’è una che spiega tutto in una riga. “Lei è un militante del PdL?”, chiede il cronista a un signore cammellato in pullman a un convegno. E quello: “No, io sono del centro anziani Ai Pini”. Basta, chiuso, finito. Persino Altan non avrebbe potuto fare di meglio.
Ma poi, pensandoci, non siamo un po’ tutti del centro anziani Ai Pini? Non siamo un po’ tutti in gita con il sacchettino del pranzo, il miraggio che ci vendano qualche pentola a poco prezzo, la speranza di divagarci un po’? Sì, è così. Siamo in viaggio premio verso l’Idaho dove andiamo a tentare la bella figura con i potenti del mondo, quelli veri, quelli che hanno inventato Apple, o Microsoft, o Facebook, noi che abbiamo inventato al massimo la Fornero.
E quella volta che siamo stati caricati su un pullman per vedere la strabiliante modernità dell’Europa con la sua moneta unica e imbattibile, e siamo tornati tristi e stanchi rimirando le rovine? E quando ci hanno raccontato di uno strabiliante rilancio, Fabbrica Italia, investimenti per 20 miliardi sull’auto e poi marameo e chi si è visto si è visto? E non siamo noi, alla fine, quelli del viaggetto rigenerante nei territori del welfare 2.0 dove sì, d’accordo, un po’ meno diritti per chi ce li ha (aveva), ma sai che cuccagna poi per i precari?
E ogni volta noi del centro anziani Ai Pini ci siamo messi in fila e siamo saliti sul torpedone ebbri di speranza, incoraggiati dagli imbonitori dei grandi giornali. E ogni volta siamo tornati stanchi e assetati, spossati e delusi. Non ci hanno nemmeno venduto le pentole, ci hanno solo dato il volantino della prossima gita organizzata dalla Bce: coraggio, più flessibili e stipendi più bassi e dopo vedrete che figata!
E ora eccoci qui ad aspettare la prossima gita, la prossima fregatura concepita per il nostro bene, ci mancherebbe. Noi, noi del centro anziani Ai Pini, le vere vittime di “devastazione e saccheggio”, noi che torniamo da ogni gita con meno soldi, meno diritti, meno prospettive, meno speranze e meno giustizia.
Giusto per rinfrescare la memoria, la lettera che segue è tutt'ora il programma di governo. Il resto è fuffa.
Francoforte/Roma, 5 Agosto 2011
Caro Primo Ministro,
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un'azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.Il vertice dei capi di Stato e di governo dell'area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell'euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l'Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali.
Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti.
Nell'attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:
1.Vediamo l'esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed è cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l'aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro.
a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
b) C'è anche l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L'accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.
2.Il Governo ha l'esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche. a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraversotagli di spesa. È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario,riducendo gli stipendi. b) Andrebbe introdotta unaclausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontalisulle spese discrezionali. c) Andrebbero messi sotto stretto controllol'assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo.
Vista la gravità dell'attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011.Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.
3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica allo scopo dimigliorare l'efficienza amministrativae la capacità diassecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l'uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell'istruzione). C'è l'esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.
Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.
Con la migliore considerazione,
Il colpo di Stato si compone della fase scardinante e del regime successivo. Di norma la prima implica un attacco frontale alla democrazia che spaventa e sconquassa, i blindati nelle strade e le bombe sui palazzi di governo. Nel caso del colpo di Stato finanziario che ha oggi terminato la democrazia italiana post bellica, l’equivalente sono stati l’attacco dei mercati e le bombe in termini di titoli italiani sganciati a tappeto in una vendita furiosa. La seconda fase è quella che segue, il regime vero e proprio. Le cose si calmano in apparenza, ma i golpisti sono nel palazzo e iniziano le razzie e i crimini contro i diritti umani. Nel caso del colpo di Stato finanziario che ha oggi terminato la democrazia italiana post bellica, l’equivalente saranno la demolizione della ricchezza pubblica (residua) da trasferire alle elite, dei diritti del lavoro per il beneficio di chi vuole pagare un italiano come un cinese, e dell’economia stessa, poiché tali politiche possono solo soffocare la Aggregate Demand che è vitale per qualsiasi sistema economico. Saranno 40 anni di sofferenza sociali indescrivibili per milioni di noi, che non inizieranno a mordere giovedì prossimo, ma neppure tanto in là. Mario Monti, golpista criminale al soldo di e contiguo con Goldman Sachs, la Coca Cola Company, il Bilderberg ele lobby finanziarie europee, è già al timone. Napolitano, che non chiamo Presidente perché è un lurido traditore della patria, ha steso il tappeto rosso.
Perdonate se non entro nei dettagli del saccheggio prossimo, leggete il Più Grande Crimine 2011, è tutto spiegato.
Ora, sul cosa fare ci sono tre strade. Ma nessuno le percorrerà. Voi che leggete, e in generale tutti i cosiddetti impegnati, non avete più alcun attributo maschile funzionante, siete drogati di pc e del tutto inutili, patetici inutili chiacchieroni online. In politica, e lo so da fonti interne ad essa, non ci capiscono un tubo di questo colpo di Stato, manco sanno di cosa si parla. Inutili anche loro. *
* (Bossi credo sappia tutto, ma scommette sulla sua Padania come neo-lander tedesco che vivrà ricco e felice nel mezzo di Calcutta. Sbaglia tutto, non ha capito che i tedeschi sono nazisti nel DNA, infatti è la terza volta in 100 anni che tentano di distruggere noi ‘untermenschen’ d’Europa: prima e seconda guerra, e con la loro BCE che non fa il suo lavoro. Bossi, sei scemo, fammi togliere sta soddisfazione, ma voi leghisti… ma proprio coglioni stellari a credergli)
Le soluzioni.
1) La BCE fa il suo lavoro. Per placare il panico dei mercati - dovuto solo al fatto che sanno che il nostro debito pubblico è pagabile in Euro, cioè una moneta che noi non possiamo emettere per cui non possiamo garantire di pagare puntuali i nostri titoli di Stato – la BCE può fare il suo lavoro, che dovrebbe essere di comprare tutti i titoli di Stato di qualsiasi Stato dell’Eurozona in difficoltà, e senza limiti di acquisto. Come è noto, se i titoli di Stato vengono acquistati in massa, il loro valore aumenta e i tassi che il Paese che li ha emessi deve pagare su di essi calano (e per quel Paese è un bene). Ok, in questo momento l’Italia emette titoli di Stato, e lo deve fare per trovare sti maledetti Euro per pagare le sue spese (visto che non lo può emettere). Oggi l’Italia paga interessi su questi titoli a livelli usurai e questo la strangola, e inoltre la sospinge in un circolo vizioso orrendo, dove più paga interessi e più la sfiduciano e più la sfiduciano e più paga interessi, e daccapo. Ok. La BCE compra in massa titoli italiani (ma lo stesso con Grecia, Portogallo e Irlanda) e questo fa calare gli interessi, l’Italia respira. I mercati si tranquillizzano, poiché se la BCE fa questo, loro sanno che in caso di difficoltà sarà la BCE a comprargli i titoli italiani che hanno in tasca, non ci perderanno, e quindi si calmano ancora di più. Se si calmano, toneranno a prestarci i soldi a interessi decenti. Domanda: può la BCE fare questo? Ci dicono che è vietato dai Trattati europei come il Lisbona. Risposta: i trattati sono ambigui su questo, ma alla fine una decisione politica può sbloccare tutto, basta che la prendano. Domanda: la BCE ha i soldi per fare questo? Risposta: la BCE può inventarsi tutti gli Euro del mondo e di quell’altro mondo pure, non ha limiti e può comprare tutti i titoli di questo mondo e di quell’altro, a patto che siano in Euro. Questo fa, per esempio, la FED (banca centrale) americana, che si è inventata 27 trilioni di dollari (avete un’idea di quanti siano?) dal nulla 4 anni fa e ha comprato titoli americani tossici senza fine. Inflazione in USA oggi? Microscopica, nessun problema. Domanda: perché la BCE, allora, non ci salva in questo modo? Risposta: perché è dominata dalla Germania, e se ci salva il progetto neonazi di dominarci come ‘untermenschen’ salta. Sto esagerando i toni? No. Hai le prove? Sì. Theo Weigel, ministro delle finanze tedesco, ha dichiarato di aver voluto l’Euro in questo modo e senza salvaguardie per nessuno. Draghi e gli altri criminali tecnocrati europei, ma anche Prodi e compagnia, sanno tutto e hanno partecipato. Draghi che oggi sta al timone della BCE ha già detto No!, la BCE non salva nessuno. Gradirei che Carla Del Ponte annotasse, per il prossimo processo all’Aja contro questi assassini per crimini contro l’umanità.
Detto questo, va annotato che la soluzione appena accennata sopra non risolve il problema centrale di questa tragedia, cioè l’esistenza dell’Euro non sovrano per alcuno Stato che lo usa. Per cui rimarrebbe inalterata la maledizione dei Tesori dell’Eurozona che devono prendere in prestito ogni singolo Euro che spendono per noi e per altri. Quindi la soluzione sopraccitata è da considerarsi come una soluzione d’emergenza per fermare l’emorragia, una specie di rianimazione, ma non la cura.
2) Creare gli Stati Uniti d’Europa. Questo invece curerebbe il male principale, ma poi ne introduce un altro tale e quale. Per rendere l’Euro sovrano, per far sì che i mercati sappiano che l’Eurozona ha Ability to Pay (vedi sopra), e per far sì che si spezzi la dipendenza dai prestiti dei privati per poter acquisire la nostra moneta, si crea un governo centrale d’Europa con un ministero del Tesoro centrale che lavora con la BCE come fa Washington con la FED. A quel punto ok, l’Euro sarà sovrano di questi Stati Uniti d’Europa e gli Euro saranno creati dal governo centrale senza prenderli in prestito da nessuno. Naturalmente quelli che oggi sono gli Stati come Italia, Olanda, Germania ecc., cioè teoricamente separati e indipendenti, diventeranno Stati federali come la California, il Missouri, la Florida ecc. Qual è il problema? Bè, primo che voglio vedere se ce la facciamo culturalmente dopo secoli a dissolverci in un unico Stato e a obbedire tutti al suo governo a Bruxelles. Ne dubito. Poi, e soprattutto, dato che questa sarebbe proprio la definitiva perdita di qualsiasi sovranità degli Stati membri (ancor più di ora), cosa succede se al governo centrale europeo comandano le elite criminali della finanza come accade oggi con Obama-Sachs negli USA? (Obama è controllato da Wall Street che se lo comprò in campagna elettorale, come dimostrai allora) E c’è da dire che se giudichiamo dal precedente che abbiamo, cioè il nostro governo europeo ‘di fatto’ che è la Commissione di Bruxelles, interamente in mano alle lobby finanziarie come ERT, BE, Lotis, TABD ecc., non c’è da stare tranquilli. Sarebbe una catastrofe, perché come ho sempre detto avere una moneta sovrana è indispensabile, ma se poi il governo non la spende a deficit per tutelare noi persone (modello MMT), siamo punto daccapo. C’è da scommettere con certezza che un governo degli Stati Uniti d’Europa oggi farebbe esattamente quello che fanno, o fecero, a Washington, cioè: spendere a deficit solo per salvare il c…alle banche, ma non un centesimo per la gente; oppure seguire l’isteria contro il deficit e tassare i cittadini più di quanto spendono per loro per pareggiare i bilanci (modello Clinton), cioè disastro di impoverimento generale. No, questa opzione 2) non mi convince.
3) Abbandonare l’Eurozona, tornare alla Lira sovrana. Ok, l’Italia dice “Ciao a tutti me ne vado, e l’ultimo che esce da sta stanza mefitica spenga la luce”. Significa rompere drammaticamente con gli obblighi italiani ratificati col Trattato di Lisbona e altri. Significa fare un default in Euro. Senza dubbio questo è drammatico. Avete presente l’Argentina del default? Ecco. Però un attimo, continuo. Di sicuro questo comporterebbe il collasso istantaneo della capacità dell’Italia di ottenere prestiti in Euro, comporta il fatto che il nostro debito viene convertito in nuove Lire, che proprio a causa del terremoto default varranno molto poco, per cui il debito in termini di numeri si gonfierà come un pallone. Poi la Germania di certo tenterà di scatenarci addosso ricatti commerciali, con ritiro d’investimenti da parte di molti ecc. Di certo sarà durissima rinegoziare tanti crediti privati dicendogli pari pari “Sorry, non ce n’è più, o accettate la metà, unterzo, di quello che vi dobbiamo, o ciccia”. Lebanche italiane dovranno subire terremoti, di sicuro, e si trascineranno dietro quelle europee. Noi italiani dovremmo prepararci per un periodo di vacche molto, molto magre. Ma poi… Indovinate cosa?
Bè, sentite, i mercati non sono scemi né ideologici, e sono a-morali, nel senso che chiunque tu sia o qualsiasi cosa tu abbia fatto, se gli fai far soldi ti amano. Ok, i mercati capiranno nel giro di molto poco che l’Italia ha ora la sua moneta sovrana, e che quindi ha recuperato la fondamentale Ability to Pay, cioè possiamo garantire di pagare puntuali i nostri titoli di Statosenza problemi. Il debito gonfiato come un pallone non conta più se noi possiamo sempre onorarlo. Poi i creditori alla fine diranno: “Ok, meglio incassare qualcosa piuttosto che nulla”, è già successo molte volte ed è in fondo la regola del Libero Mercato, rischi e magari perdi tutto, pace. Ma gli stessi creditori sanno che in futuro, con la nostra recuperata moneta sovrana, questo rischio non ci sarà più, e possono recuperare investendo nelle nuove Lire che saranno di certo onorate. Quindi i tassi sulle nuove emissioni di titoli italiani cominceranno a scendere, e scendere e scendere, non immaginate quanto. Poi: i mercati sanno anche che questo Bel Paese che ha recuperato la sua Ability to Pay ha anche una ricchezza invidiabile, è moderno, ha aziende brillanti, ha banche meno decotte di tutte le altre europee, ha un risparmio privato immenso, sa produrre a livelli tedeschi se vuole. Interessante. Poi il nuovo governo italiano della nuova Lira può applicare, spendendo a deficit la sua moneta emessa dal nulla, il piano di Piena Occupazione della Modern Money Theory School ofEconomics (MMT), che porta al lavoro tutti i disoccupati, e questo aumenta la nostra produttività. Sempre spendendo a deficit, lo Stato delle nuove Lire può offrire pieno Stato Sociale, può fare investimenti in infrastruttura e modernizzazione, e questo sarà denaro che ritorna nelle riserve delle banche bastonate, che si rizzeranno. Le due cose appena dette aumentano la nostra attrattiva per gli investitori, che pensano “Umm, interessante questo ricco Paese rinnovato, investiamo, e compriamo titoli, questa volta può pagare puntuale”. Risultato: quello che è successo in Argentina dopo il catastrofico default. Hanno recuperato moneta sovrana, hanno mandato affanc… gli USA e il Fondo Monetario Internazionale, hanno applicato la MMT all’occupazione nazionale e all’economia, e sono schizzati in 3 anni da un livello africano a uno dei Paesi più in crescita del mondo. Ed erano l’Argentina, con tutto il rispetto. Immaginate noi.
p.s. Mi hanno scritto pregandomi di non aggredire verbalmente i miei lettori ‘inutili’, perché vanno più delicatamente aiutati a prendere il coraggio di mollare il pc per imparare ad agire. Ok, basta parole dure per voi. Mi armo della vanga di mio zio che ha fatto la linea Gotica e vi prendo a badilate in faccia, senza dire una parola, promesso. Piantatela di scrivermi, almeno.
Grande irritazione della Trojka (Commissione Europea, Bce, Fmi) per non essere stata preventivamente informata dal governo greco della decisione, comunicata ufficialmente ieri sera dal primo ministro Papandreou, di indire un referendum popolare sul nuovo accordo di "salvataggio"; quello che prevede l'esubero del 30% del pubblico impiego, la riduzione del 20% delle retribuzioni dei lavoratori e la svendita del patrimonio statale.
Un'irritazione che comunque rivela, se ancora ve ne fosse bisogno, come i singoli governi degli stati membri non contino più nulla, o comunque abbiano subito una drastica riduzione della propria sovranità: in un qualunque "regime" democratico, infatti, sarebbe assolutamente normale che un accordo devastante come quello che il governo Papandreou ha raggiunto con la Trojka venisse sottoposto al vaglio di quanti dovranno subirlo.
Siccome però questa non è un'unione democratica di popoli, la cosa fa arrabbiare molto chi era convinto di essere riuscito, annientando uno Stato, a salvaguardare buona parte dei propri crediti, varando quel famoso fondo salva-stati, che in realtà altro non è che un fondo salva-banche a spese dei cittadini: la solita privatizzazione dei crediti e socializzazione dei debiti.
Tornando poi a questo referendum, innanzi tutto va detto che non è un fulmine a ciel sereno, come in molti vanno sostenendo oggi: le prime indiscrezioni su ciò infatti risalgono al 20 Settembre scorso.
In più, a riprova del fatto che il salvataggio della Grecia intesa come nazione è una bufala, alla luce dei sondaggi che indicherebbero come la maggioranza dei greci sarebbe contraria all'accordo pur essendo favorevole alla moneta unica, la Trojka ha già fatto sapere chiaramente che nel caso il referendum non passasse non sarà possibile alcun aiuto e la Grecia sarà abbandonata al proprio destino, quel default incontrollato che i grandi creditori stanno cercando con tutti i mezzi di evitare, mantenendo in vita il cadavere a spese di chi ci vive.
L'avvertimento della Trojka di revocare qualunque forma di aiuto - inteso come prestito che in futuro andrà ripagato, eccome - è una vera e propria minaccia di embargo economico, che farebbe colare a picco la Grecia: per i cittadini greci il dilemma oggi è se sia meglio l'accanimento terapeutico o l'eutanasia.
Colgo fior da fiore alcune dichiarazioni fatte oggi dall'ormai ex presidente della Banca d'Italia - prossimo numero uno della Bce - e il purtroppopresidente della Repubblica...
"E' obiettivo fondamentale il recupero di uno stabile percorso di crescita della produzione e dell'occupazione da conseguire congiuntamente a quello non più rinviabile dell'equilibrio strutturale dei conti e della riduzione del debito pubblico". (Giorgio Napolitano)
"Un rilancio duraturo della crescita sostenibile passa soprattutto per le riforme strutturali da tempo invocate, in larga parte condivise ma tuttora inattuate". (Mario Draghi)
''Occorre dare piena e rapida attuazione alla manovra di settembre, in particolare definendo e realizzando rapidamente il previsto programma di di revisione della spesa pubblica''. (Mario Draghi)
"L'aggravarsi della crisi ha una dimensione mondiale ed europea, ma la particolare vulnerabilità dell'Italia ha radici nazionali: l'alto livello del debito pubblico, i dubbi sulle prospettive di crescita della nostra economia, le incertezze e i ritardi con cui si provvede alla correzione degli squilibri e alle misure di rilancio della crescita". (Mario Draghi)
La lettera d'intenti del governo all'Unione europea "è un passo importante verso un piano di sviluppo e di riforma dell'economia, ma il piano va fatto con rapidità e concretezza". (Mario Draghi)
Occorre "rispettare l'insostituibile apporto" alla costruzione europea di Francia e Germania, però desta preoccupazione "la riluttanza della seconda ad accettare ulteriori, ormai inevitabili, trasferimenti di sovranità". (Giorgio Napolitano)
Le leadership europee devono essere consapevoli "che è indispensabile procedere oltre i limiti rimasti ancora in piedi" nel Trattato di Lisbona.(Giorgio Napolitano)
"Non lasceremo che l'Euro ceda agli attacchi della speculazione e ad ondate di panico nei mercati finanziari: nessuno si faccia illusioni in proposito". (Giorgio Napolitano)
"Se l'Italia è cosciente delle sfide che ha davanti, deve essere capace di dare le risposte necessarie".
Dando le risposte che Bruxelles ci chiede "non si tratta di rendere omaggio alle istituzioni europee, si tratta di fare il proprio interesse nazionale e di dare il suo contributo nell'interesse europeo". (Giorgio Napolitano)
"Nessun argomento consistente è stato portato per mettere in questione la validità della scelta dell'euro e la sua irreversibilità. Già all'inizio degli anni '90, quando si fece quella scelta, non c'era alternativa all'unione monetaria e non ce n'è oggi alcuna alla prosecuzione del cammino dell'euro". (Giorgio Napolitano)
Di fronte alle "crisi del debito sovrano. A ciò si è reagito e si sta reagendo, da parte delle istituzioni europee e dei governi nazionali, con misure straordinarie e con rilevanti innovazioni. Ed è da apprezzarsi il contributo che è venuto e viene dalla Banca centrale europea, anche riempiendo qualche vuoto politico-istituzionale". (Giorgio Napolitano)
Ormai la costruzione europea ha "delle fondamenta talmente profonde, che si è creata un'interconnessione e compenetrazione così radicata tra le nostre società, tra le nostre istituzioni, tra le forze sociali, i cittadini e i giovani dei nostri paesi, che nulla può farci tornare indietro, che non è pensabile uno sfaldarsi di questa costruzione". (Giorgio Napolitano)
E' uscito da poco il testo della lettera con cui il governo italiano ha messo nero su bianco le tappe con cui il Paese sarà trasformato in una "sacca di lavoro cinese in Europa".
Guardatevi, operai della Fiat di oggi. Ma guardatevi in questo modo: mettetevi su un balcone più in alto e state affacciati a osservare Mirafiori e Pomigliano. Cosa si vede da lì su? Si vede un pollaio dove in 4 metri quadri di terriccio puzzolente i polli si agitano per difendere i loro 4 metri quadri di terriccio puzzolente. E che starnazzare! Il Pollo Landini poi è il più agitato. Ma il padrone dice no: “Quattro metri quadri oggi sono troppi, stringiamo la rete. Al massimo vi do 3 metri”. E allora i polli si azzuffano, fra quelli che dicono “Bè dai! Tre metri mica fanno schifo!”, e quelli che gridano “No! Erano 4 metri e quelli vogliamo! Sono il nostro diritto, qui si giocano i nostri diritti!”. E giù a sbeccarsi l’un l’altro, e giù a starnazzare, e c’è un gran caos, e ancora più puzza perché il terriccio si rimescola, e i polli sono sempre più malconci, spelacchiati, depressi, e via così.
Ora, come nei film, la telecamera si alza, zooma indietro e il pollaio diventa sempre più piccolo, gli starnazzamenti sempre più lontani, mentre il panorama attorno entra nella visuale gradualmente. E allora si vedono i campi attorno al pollaio, poi la collina, poi la vallata, poi la pianura e l’orizzonte con le montagne e i fiumi e i mari e il cielo all’infinito. E voi perché siete lì nella puzza a sbeccarvi per 3 o 4 metri quadri di una prigione? “32 euro sto mese? Evvvaii!!...” Ehh? Ma come Cristo vi hanno ridotti ad accettare conflitti sociali dove i vostri rappresentanti alzano la V di vittoria, e voi vi sentite vincenti, se portano a casa un sesto di diritto piuttosto che il settimo proposto dal manager? Ma come vi siete conciati in quel modo? Lo sapete che nessuno vi ha mai raccontato chi veramente vi ha fottuti?
Ora, se voi polli volete recuperare la ragione – ma soprattutto la vostra vita, date un calcio al referendum, alla FIOM, ai giornali, alle riunioni in fabbrica, ai sindacati (e chi ha bisogno di Marchionne con sindacati così?), e rendetevi conto di ciò che segue.
La ragione per cui siete in queste condizioni è precisamente perché
- vi hanno rinchiusi in un pollaio, vi hanno convinti che lì dentro stanno i giochi e lì dovete concentrarvi. Tutto vogliono meno che voi scopriate che le fonti dei vostri mali stanno TUTTE fuori dal recinto Italia, perché se le scoprite allora gli inceppate il gioco e li potete fregare.
- vi hanno convinti che la libertà e la dignità oggi per voi significhi contrattare su un altro metro quadro di recinto infestato di cacca. Sperano che a nessuno di voi salti in mente di accorgersi che fuori dalla rete del pollaio ci sono spazi di salvezza illimitati in termini economici, che vi hanno sempre tenuti nascosti.
Ora bando alle ciance ed ecco le cose da sapere.
La domanda è: da dove vengono i vostri mali di operai cronicamente perdenti, sempre dalla parte delle badilate in faccia, sempre a risicare lavoro, persino a supplicarlo? Risposta: non vengono dal governo, non dalle leggi italiane, non dai partiti della Casta, non dalla mafia, non da Tremonti, non da Craxi Forlani Andreotti, non dal debito pubblico. No. Che i salari di chi lavora e il lavoro stesso dovessero passare dall’essere un diritto umano a una carità elemosinata a masse di perdenti, fu sancito in luoghi e tempi che voi non conoscete, da gente che non immaginate, con le seguenti idee: primo, pensarono che se i lavoratori aumentano i loro redditi essi spenderanno di più, e se spenderanno di più circolerà più denaro, e se circolerà molto denaro ci sarà inflazione, e l’inflazione colpisce il valore della moneta, e se la moneta perde di valore i ricchi perdono privilegi. Secondo, pensarono che i lavoratori ben pagati sono forti, acquisiscono pretese. I malpagati e i precarizzati sono invece deboli, spaccano i sindacati, e le grandi industrie fanno più profitti, ed esportano di più. Se poi esse licenziano, i Mercati le premiano apprezzando le loro azioni e i manager di quelle industrie incasseranno premi milionari. Ma se licenziano, gli Stati s’indebitano con la Cassa Integrazione e altri ammortizzatori, e se si indebitano devono poi privatizzare i beni pubblici per pagare i debiti, e se privatizzano lo faranno a prezzi stracciati perché sono indebitati, e se i prezzi sono stracciati gli investitori compreranno a due soldi aziende e infrastrutture, poi licenzieranno e la ruota torna a giare su se stessa, con alla fine sempre tu, operaio a pagare il prezzo di tutto. In due parole: ideologia Neoliberista. Nasce a Chicago negli anni ’60, il padre si chiama Milton Friedman, conquista la politica di tutto il mondo ricco in soli 20 anni, attraverso i finanziamenti immani della Commissione Trilaterale, del Gruppo Bilderberg, e della maggiori fondazioni di destra americane. In Italia i portavoce di questa idra mostruosa sono gli Alesina, Stagnaro, Mingardi, Draghi, Ciampi, Padoa Schioppa, Prodi, Visco, D’Alema, e altri; in Europa i Brittan, Thatcher, Mitterrand, Kohl, Issing, Waigel, Attali, Von Rompuy, Merkel, Sarkozy, Juncker, Lagarde, solo per citarne alcuni. La pianificazione di questa idea criminale, prima di uscire potente da Chicago, era partita in realtà in Francia prima della seconda guerra mondiale, con lo scopo dichiarato di forgiare nazioni che “in futuro otterranno la supremazia dei super profitti e dell’accumulo di ricchezza imponendo la povertà nel lavoro” (Perroux 1933)
E’ quello che vi sta capitando, cioè un attacco ai salari senza precedenti in tutto il mondo occidentale pianificato da 30 o addirittura 70 anni, e questi sono coloro che l’hanno voluto e portato fino a oggi. QUESTO E’ IL TUO NEMICO operaio!, e non si riunisce nel Pdl o in Confindustria (più facile che sfiorino il Pd). I manovratori stanno nella Federal Reserve in USA, nella Commissione Europea, nella Banca Centrale Europea, nelle Banche Centrali dei Paesi dell’euro, nei ministeri del Tesoro di Francia e Germania e Stati Uniti, ma soprattutto SONO GLI INVESTITORI nella City di Londra, negli Hedge Funds, nei Fondi Pensione europei, a Wall Street, a Pechino. E dettano legge sulle teste di ogni governo, senza eccezione. Marchionne a loro risponde, sempre. Marchionne è un loro pupazzo. Da qui capite che sbraitare in Italia su diritti, salari e occupazione è inutile, è esattamente come sbraitare col cassiere della vostra banca alla Fantuzza di Medicina perché i mutui costano troppo. Il disegno è molto più antico e ampio, potente e al sicuro. Va scovato e combattuto. La linea corretta non è Mirafiori-Sacconi, ma Mirafiori-Neoliberismo. Altrimenti non ne uscite.
La domanda è: come è permesso oggi a un’azienda come la Fiat, che ha succhiato il sangue dei contribuenti e dei meridionali italiani per 40 anni, ricattare arrogante il nostro Paese? Risposta: accade perché a partire dai primi anni ’80 l’Italia, e ogni altra nazione, ha ceduto la propria sovranità economica al Mercato. Cioè? Presto detto: uno Stato con moneta sovrana (noi avevamo la lira, oggi l’Italia non ha moneta sovrana, l’euro ce lo prestano i privati) avrebbe sempre potuto comprare tutto ciò che voleva, e senza limiti di spesa, a patto che tutto ciò che comprava fosse prezzato nella sua moneta. In Italia, lo Stato poteva comprare tutto il lavoro degli italiani, TUTTO, fino all’ultimo lavoratore residente. Cioè creare la piena occupazione impiegando il 100% dei disoccupati = 0% di disoccupati. Poteva comprare tutti gli ospedali, tutte le scuole, tutte le strade, tutti gli asili nido, tutte le case di riposo, tutti gli operatori sociali, pagare tutte le pensioni che voleva. Cioè creare il pieno Stato sociale. Poteva investire in tutti i settori privati che voleva, creando produttività italiana anche nel privato. Non l’ha mai fatto, perché se no il Mercato avrebbe perso. Il Mercato (leggi la prima domanda) si è comprato l’economia, la politica, i sindacati, e ha deciso che per non perdere profitti doveva far soffrire milioni di lavoratori e per decenni.Avendo bloccato, proprio soffocato a morte, la capacità dello Stato a moneta sovrana di spendere per i cittadini, è rimasto lui, il Mercato, l’unico attore in grado di spendere per noi. “Investimento sì… investimento no… Lo volete?", "Sììì… per carità”, gridiamo tutti. E allora fate quello che vogliamo noi, quello che voglio io dice Marchionne. “Pollo della Fiat, vuoi lavorare?” “Devo, per carità!”, allora vota sì e stai nel pollaio (e lì crepa), se no niente investimento.
Ma ecco come quello stesso colloquio avverrebbe con uno Stato a moneta sovrana che spende per la piena occupazione, il pieno Stato sociale e la produttività:
“Pollo della Fiat, vuoi lavorare?” “Sì, ma a condizioni di dignità, e tu signor Marchionne a lavorare da pollo ti ci metti tuo cugino. Io m’iscrivo al programma di Piena Occupazione del mio governo, percepisco un pieno stipendio e ho anche il pieno welfare. Distinti saluti”. Fantasie? Affatto. Lo Stato argentino, seppur ridotto a brandelli dal Mercato, capì la lezione di cui sopra e nel 2001 offrì lavoro pagato dal governo a ogni capofamiglia esistente nel Paese. Due milioni di disoccupati tornarono al lavoro, che in proporzione al numero degli abitanti è una massa immensa, e nel giro di due anni l’Argentina ebbe la più alta crescita economica del mondo. Lo hanno fatto loro in condizioni drammatiche, immaginate la ricca Italia.
Ora, prima di continuare, una precisazione:
- OGNI SINGOLO CONCETTO SOPRA ESPRESSO E’ SCIENZA ECONOMICA DIMOSTRATA DA ALMENO 40 ANNI DA ALCUNE DELLE PIU’ PRESTIGIOSE SCUOLE DI ECONOMIA DEL MONDO.
Perderemmo la Fiat? Meglio. Primo, come ho già scritto, Marchionne non solo sta seviziando dei poveri polli, Marchionne li inganna pure, mentre li torchia. Infatti è noto ai manager di tutte la grandi aziende del settore automobilistico che fra pochi anni la presenza umana in catena di montaggio sarà eliminata. In Korea i nuovi stabilimenti auto non hanno illuminazione, perché non esistono umani là dentro. Questa evoluzione è infermabile, come lo fu nel traffico marittimo, dove i 70-80 marinai delle petroliere si sono ridotti a 8-10 per nave, il resto sono computers. Inutile versare sofferenze per anni con la sola certezza che sarà per nulla. Lasciate a un gonzo ignorante come Antonio D’Anolfo dell’Ugl la fesseria che “Noi salviamo la filiera dell’auto in Italia”, o a Bonanni di ragliare “Noi pensiamo a come far uscire i lavoratori dalla precarietà”. Cretinate, è precisamente il contrario, voi perderete ogni singolo posto di lavoro, è già deciso ma non ve lo dicono. Avete visto a Detroit l’altro giorno? Cosa dicono a voi le sigle QNX, Nvidia, Entune, Prius V hybrid, Microsoft Bing app, BlueLink in-car, Moustick, In-dash navigation? Vi dicono che fra una manciata di anni le Fiat saranno 80% Information Computer Technology e 20% metalmeccanica da far sbrigare a qualche robot. Voi, quelli con la tuta e due braccia e due gambe? Un ricordo della preistoria.
In secondo luogo, Cina e India entreranno presto nel mercato dell’auto, e quando questo accadrà non solo salterà la Fiat, ma l’intero sistema produttivo mondiale. Già oggi uno sternuto della Cina mette a rischio il vostro lavoro in Fiat, come accaduto il 27 dicembre scorso quando Pechino ha annunciato che il numero delle licenze automobilistiche verrà drasticamente ridotto nel 2011 (a 1/3) nella capitale, ma anche a Shangai: i titoli auto in borsa sono crollati. In conclusione, dovete guardare avanti, cioè proprio alzarvi da sto pollaio e vedere ben oltre, e iniziare a correre ai ripari oggi:
Capire chi veramente decide del vostro salario; capire perché fu decisa la distruzione del lavoro, quando e da chi. E prenderli di mira.
Capire che se state con la testa laggiù a starnazzare dentro 4 metri quadri di pollaio non ne verrete mai fuori, anzi, è proprio quello che il Vero Potere vuole per fottervi tutti. E’ quello che avete fatto il 14 gennaio, vi hanno fregati un’altra volta.
Fiat e metalmeccanica a farsi benedire, Marchionne a gracchiare “investimento sì… no” contro un muro.
L’Europa fuori dall’euro e di nuovo con monete sovrane e quindi…
... Piani di Piena Occupazione per tutti voi, pagati dal governo in Italia in settori lavorativi ad alta densità di presenza umana insostituibile. (gli studi sono pubblicati dal Center for Full Employment and Price Stability Univ. of Missouri Kansas City; Levy Economics Institute Bard College, New York, e molti altri)
Infine dire alla FIOM di aggiornarsi.
E a te pollo Landini ho da dire cose dure. Gli operai sono giustificati, perché non hanno il tempo materiale per capire, sapere, orientarsi. Ma voi siete i sindacalisti e il vostro compito era precisamente quello di accorgervi di cosa stava succedendo e di chi erano i colpevoli. Invece sono decenni che ignorate del tutto il disegno del Vero Potere per arrivare al più feroce attacco ai salari della Storia moderna; ignorate cosa sia stato il Neomercantilismo franco-tedesco in Europa, e cosa sia il rigurgito delle teorie economiche Neoclassiche e Neoagrarie che succhia il sangue ai chi lavora e paralizza gli Stati; ignorate cosa sia stato Maastricht e Lisbona per i lavoratori, con l’abolizione di fatto dell’articolo 40 della Costituzione italiana sul diritto di sciopero e che il Patto di Stabilità fu disegnato proprio per uccidere il lavoro; ignorate cosa decise la Commissione Trilaterale nel 1975 per distruggervi, e ci sono riusciti, perché oggi credete di essere uno zoccolo duro dei diritti quando invece siete lo zoccolo duro del pollaio puzzolente dove contrattate solo sul grado di abolizione dei diritti; ignorate cosa sia la Nicaraguizzazione dei lavoratori e vi fate fregare ogni volta da questa pornografica strategia del Potere, cioè: si torturano a sufficienza gli esseri umani, così che alla fine i torturati pur di smettere di subire la tortura voteranno per coloro che li torturano perché sono quelli che controllano gli strumenti di tortura. Ti dice niente Landini? Niente su Pomigliano e Mirafiori?
Cosa ci fate ancora in quel pollaio, ciechi volatili ridotti all’indecorosità della lotta per conservare un metro di schiavitù? Avete capito chi è il nemico? Avete capito cosa può fare uno Stato a moneta sovrana per voi? Cosa aspettate a volare sopra la rete e a diventare persone che conquistano diritti? Oggi siete dei polli, operai.