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giovedì 10 novembre 2011

SIMPATICHE COINCIDENZE





Come mai adesso Berlusconi è d'accordo su un governo tecnico guidato da Mario Monti?
Cosa gli ha fatto cambiare idea così all'improvviso?
Se si parte dal presupposto che a lui interessano solo gli affari suoi, la risposta non può che essere una: i mercati ieri gli hanno fatto pervenire un messaggio inequivocabile, affondando in borsa i titoli Mediaset.
Ergo, stesse molto attento a ciò che fa, perché rischia di perdere ciò che gli sta davvero a cuore: la sua roba.
Sembra quindi che il messaggio sia stato recepito.

Non sembra strano anche a voi che Monti venga nominato senatore a vita, nel momento stesso in cui si fa il suo nome come capo di un esecutivo tecnico?
L'unico precedente che ricordi è stata la nomina di Napolitano, precedente la sua elezione a presidente della Repubblica.
Già allora mi ero domandato come mai quella che è una carica onorifica avesse potuto diventare il trampolino di lancio per una seconda carriera politica: non era mai successo che un presidente venisse eletto dopo essere diventato senatore a vita. Esattamente come non è mai successo che un senatore a vita successivamente diventi presidente del consiglio.

Sempre in tema di coincidenze, da Goldman-Sachs giunge una stima sull'Italia in cui si dice che un governo di tecnocrati "guidato da un'autorevole personalità esterna" farebbe "rapidamente" scendere a 350 punti lo spread tra Btp decennali e bund.
Stranamente, Monti oltre ad essere presidente europeo della Commissione Trilaterale e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg, è anche - casualmente, certo - advisor per Goldman-Sachs.
Torna in mente quel broker che alla Bbc diceva che non sono i governi a comandare.
Se queste strane coincidenze non fossero casuali, si potrebbe addirittura parlare forse di "conflitto d'interessi", argomento di cui - guarda caso - non si parla più.

Se a ciò aggiungiamo il fatto che nessuno, ormai neppure Berlusconi, da noi dica cose diverse da ciò che impone la Trojka, allora il sospetto che non si tratti di scelte casuali aumenta.

giovedì 3 novembre 2011

CONTRORDINE, COMPAGNI





Alla fine è bastata una cenetta intima e qualche bacchettata sulle dita perché il pericolo referendum greco evaporasse. Merkel e Sarkozy ( a proposito: in Grecia del referendum ne parlano da Giugno scorso. Possibile che lo sapessero tutti tranne 'sti due?) devono aver usato ottimi argomenti, evidentemente.

A questo punto, cosa resta delle ipotesi che ieri facevo? Forse, solo il fatto che il coraggioso (?) premier greco Papandreou avesse deciso di indire la consultazione perché, vistosi con le spalle al muro, aveva bisogno di trovare un'espediente che gli consentisse di rimanere in sella.

Il bluff gli è riuscito solo in parte, purtroppo la peggiore. L'opposizione ha accettato l'accordo con la Trojka: il cappio quindi è pronto e i greci potranno infilarlo al più presto senza neppure la fatica di dover esprimere il loro punto di vista sulla questione.

A questo punto tutte le ipotesi che si stanno facendo su governi di transizione, elezioni anticipate, larghe intese, sono nella migliore delle ipotesi assolutamente ininfluenti.
Le parti in questa tragedia si stanno disvelando sempre più chiaramente: c'è un gruppetto di tecnici non eletti che decide e ordina; e ci sono i governi nazionali che devono eseguire questi ordini, con margini di manovra molto esigui.

Chiedere il parere dei cittadini non è ammissibile, visto che nessuno sano di mente potrebbe aspettarsi che costoro dicano si alla propria fine come persone libere, per cominciare una nuova esistenza da schiavi, costretti a lavorare tutta la vita per assicurare i profitti dei propri sfruttatori.
Quindi, niente referendum, nemmeno in Grecia: avrebbe potuto essere un precedente troppo pericoloso.

Contrordine, compagni...

PAPANDREOU E IL REFERENDUM : ESEMPIO DI DEMOCRAZIA O CALCOLO POLITICO ?





Diciamo subito che il solo fatto che finalmente ci sia chi, a sorpresa, darà la parola al popolo è cosa buona e giusta.

Che il primo ministro greco Papandreou, con il suo annuncio di indire il referendum, abbia fatto molto irritare l'establishment europeo e la Trojka, mi sembra positivo: questi organismi sovranazionali, infatti, hanno dovuto per un attimo gettare la loro maschera di istituzioni democratiche e schierarsi ringhiosi contro un referendum popolare. Segno evidente che gli interessi che tutelano sono incompatibili con quelli dei comuni cittadini, che vanno benissimo per essere dissanguati, ma di cui evidentemente temono molto la partecipazione attiva alla vita politica.

Da questo punto di vista, quindi, la loro irritazione con la conseguente minaccia di sospendere l'accordo di salvataggio potrebbe voler dire che qualche bastone tra le ruote si può metterglielo. E qui si potrebbe aprire una piccola parentesi per domandarsi che senso abbia salvare uno Stato che ha già ampiamente dimostratao di non poter pagare i propri debiti concedendogli ulteriori prestiti che, a maggior ragione, non potrà onorare. E' chiaro che il salvataggio riguarderà esclusivamente i creditori e che della Grecia fanno gola i beni pubblici: di chi ci abita, chi se ne frega.
Chiusa parentesi.

Sarebbe però anche interessante cercare di capire per quale motivo il premier Papandreou abbia preso una decisione che è sicuramente molto rischiosa.
I casi sono due: o ci troviamo di fronte all'ultimo baluardo democratico che si immola contro il potere delle élites finanziarie, oppure c'è sotto qualcosa che ancora non è chiaro.
Dato che si tratta di un politico di lungo corso, ministro degli esteri negli anni dal 1999 al 2004 - quando, coiè, la Grecia entrava nell'Euro - sarei cauto nel dipingerlo come un eroe dell'antieuropeismo.

Sicuramente bisogna dargli atto che la mossa del referendum è intelligente. Pur essendo estremamente rischiosa, perché al momento è quanto meno improbabile che i greci confermino volontariamente di volersi stringere da soli il cappio attorno al collo, in questo modo Papandreou ottiene subito dei risultati: da un lato, probabilmente blocca le manovre per far cadere il suo governo, dato che l'opposizione dovrebbe schierarsi apertamente contro la consultazione diretta del popolo.
In più, agendo in questo modo, dà chiaramente la possibilità ai cittadini di esprimersi, stemperando molto le tensioni sociali che stanno montando nel paese con manifestazioni di piazza sempre più violente. Con il referendum non ci sarebbe in teoria più bisogno di devastare tutto per farsi ascoltare.

C'è poi l'improvvisa decisione di sostituire l'intero vertice della forze armate greche.
Il britannico Telegraph ha riferito di una battuta che circolava negli ambienti finanziari, e forse anche nel governo britannico: "Sarebbe un bene ora, una giunta militare in Grecia, magari salita al potere con un colpo di stato, perché giunte militari non possono essere un membro della Unione europea".
Devo dire che, all'inizio, ho pensato anch'io che Papandreou avesse agito per sventare sul nascere un golpe militare.
In Grecia, però, la situazione attuale è diversa da quella del '67 e la maggioranza dei greci non crede che il motivo della sostituzione sia questo. Del resto, non sarebbe molto sensato prevenire un colpo di Stato che farebbe automaticamente uscire il paese dalla Comunità Europea per poi farsi buttare fuori comunque.
Forse, quindi, l'avvicendamento potrebbe servire al premier greco per garantirsi dei vertici militari più fedeli e controllabili.

Occorrerà capire se Papandreou agisce così per profondo spirito democratico o per freddo calcolo politico.

martedì 1 novembre 2011

LA "TROJKA" ANTI-DEMOCRATICA : "QUESTO REFERENDUM NON S'HA DA FARE !"





Grande irritazione della Trojka (Commissione Europea, Bce, Fmi) per non essere stata preventivamente informata dal governo greco della decisione, comunicata ufficialmente ieri sera dal primo ministro Papandreou, di indire un referendum popolare sul nuovo accordo di "salvataggio"; quello che prevede l'esubero del 30% del pubblico impiego, la riduzione del 20% delle retribuzioni dei lavoratori e la svendita del patrimonio statale.

Un'irritazione che comunque rivela, se ancora ve ne fosse bisogno, come i singoli governi degli stati membri non contino più nulla, o comunque abbiano subito una drastica riduzione della propria sovranità: in un qualunque "regime" democratico, infatti, sarebbe assolutamente normale che un accordo devastante come quello che il governo Papandreou ha raggiunto con la Trojka venisse sottoposto al vaglio di quanti dovranno subirlo.

Siccome però questa non è un'unione democratica di popoli, la cosa fa arrabbiare molto chi era convinto di essere riuscito, annientando uno Stato, a salvaguardare buona parte dei propri crediti, varando quel famoso fondo salva-stati, che in realtà altro non è che un fondo salva-banche a spese dei cittadini: la solita privatizzazione dei crediti e socializzazione dei debiti.

Tornando poi a questo referendum, innanzi tutto va detto che non è un fulmine a ciel sereno, come in molti vanno sostenendo oggi: le prime indiscrezioni su ciò infatti risalgono al 20 Settembre scorso.

In più, a riprova del fatto che il salvataggio della Grecia intesa come nazione è una bufala, alla luce dei sondaggi che indicherebbero come la maggioranza dei greci sarebbe contraria all'accordo pur essendo favorevole alla moneta unica, la Trojka ha già fatto sapere chiaramente che nel caso il referendum non passasse non sarà possibile alcun aiuto e la Grecia sarà abbandonata al proprio destino, quel default incontrollato che i grandi creditori stanno cercando con tutti i mezzi di evitare, mantenendo in vita il cadavere a spese di chi ci vive.

L'avvertimento della Trojka di revocare qualunque forma di aiuto - inteso come prestito che in futuro andrà ripagato, eccome - è una vera e propria minaccia di embargo economico, che farebbe colare a picco la Grecia: per i cittadini greci il dilemma oggi è se sia meglio l'accanimento terapeutico o l'eutanasia.