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giovedì 19 luglio 2012

INFINE ANCHE LE FONTI UFFICIALI COMINCIANO AD AMMETTERLO : L'ITALIA E' A RISCHIO DEFAULT



Infine anche le prime fonti ufficiali cominciano ad ammetterlo: l'Italia è a rischio DEFAULT....

“L’Italia è a rischio default”
18/07/2012 - Luigi Zingales e l'allarme per il paese
“Se la situazione peggiora l’Italia non ce la fa”.
Lo afferma l’economista Luigi Zingales, docente alla Chicago Booth School of Business, intervistato dal Gr3 Rai.


“Gia’ 450 punti di spread sono per il governo impossibili da sostenere nel lungo periodo, difficili nel breve – aggiunge -: o lo spread rientra in termini relativamente veloci entro i 200 punti, o e’ veramente difficile che l’Italia riesca a evitare un default”.
Quanto alle prospettive del Paese, sottolinea Zingales, “purtroppo la Banca d’Italia ha ragione, il credit crunch si sta riflettendo sull’economia, e un Pil in calo del 2,5 per cento nel 2012 c’e’ tutto, finche’ non si risolve l’incertezza e’ difficile vedere segnali di ripresa”.


Continua

martedì 1 novembre 2011

LA "TROJKA" ANTI-DEMOCRATICA : "QUESTO REFERENDUM NON S'HA DA FARE !"





Grande irritazione della Trojka (Commissione Europea, Bce, Fmi) per non essere stata preventivamente informata dal governo greco della decisione, comunicata ufficialmente ieri sera dal primo ministro Papandreou, di indire un referendum popolare sul nuovo accordo di "salvataggio"; quello che prevede l'esubero del 30% del pubblico impiego, la riduzione del 20% delle retribuzioni dei lavoratori e la svendita del patrimonio statale.

Un'irritazione che comunque rivela, se ancora ve ne fosse bisogno, come i singoli governi degli stati membri non contino più nulla, o comunque abbiano subito una drastica riduzione della propria sovranità: in un qualunque "regime" democratico, infatti, sarebbe assolutamente normale che un accordo devastante come quello che il governo Papandreou ha raggiunto con la Trojka venisse sottoposto al vaglio di quanti dovranno subirlo.

Siccome però questa non è un'unione democratica di popoli, la cosa fa arrabbiare molto chi era convinto di essere riuscito, annientando uno Stato, a salvaguardare buona parte dei propri crediti, varando quel famoso fondo salva-stati, che in realtà altro non è che un fondo salva-banche a spese dei cittadini: la solita privatizzazione dei crediti e socializzazione dei debiti.

Tornando poi a questo referendum, innanzi tutto va detto che non è un fulmine a ciel sereno, come in molti vanno sostenendo oggi: le prime indiscrezioni su ciò infatti risalgono al 20 Settembre scorso.

In più, a riprova del fatto che il salvataggio della Grecia intesa come nazione è una bufala, alla luce dei sondaggi che indicherebbero come la maggioranza dei greci sarebbe contraria all'accordo pur essendo favorevole alla moneta unica, la Trojka ha già fatto sapere chiaramente che nel caso il referendum non passasse non sarà possibile alcun aiuto e la Grecia sarà abbandonata al proprio destino, quel default incontrollato che i grandi creditori stanno cercando con tutti i mezzi di evitare, mantenendo in vita il cadavere a spese di chi ci vive.

L'avvertimento della Trojka di revocare qualunque forma di aiuto - inteso come prestito che in futuro andrà ripagato, eccome - è una vera e propria minaccia di embargo economico, che farebbe colare a picco la Grecia: per i cittadini greci il dilemma oggi è se sia meglio l'accanimento terapeutico o l'eutanasia.

lunedì 19 settembre 2011

PAOLO BARNARD : "IL PIU' GRANDE CRIMINE". L' AGGIORNAMENTO 1

Il 18 Ottobre dell'anno scorso, il giornalista Paolo Barnard pubblicava in rete questo primo aggiornamento del suo lavoro "Il più grande crimine":


"La Commissione Europea ha appena passato una direttiva che multa gli Stati dell'Eurozona per lo 0,2% del PIL se non si adeguano ai parametri del Patto di Stabilità (deficit al 3% del PIL e debito al 60%), quei parametri che sono stati disegnati appositamente per paralizzare i governi nel loro compito di creare ricchezza per i cittadini, e per distruggere i mercati europei su cui le nostre famiglie dipendono per il lavoro e per vivere. Il risultato di questo ennesimo crimine contro la nostra vita vera è riassunto dall'economista Joseph Halevi (Sydney Univ.) così: "Siccome è ora chiaro che la UE, e l'Eurozona in particolare, non potranno generare più alcuna spesa significativa, accade che la domanda ora sta appesa disperatamente alla spesa a deficit interna ed esterna degli USA. Come ha detto Krugman, è l'unica cosa che sopravvive al momento".Tradotto: con la produzione pubblica di ricchezza e di posti di lavoro totalmente paralizzata in Europa da un disegno criminoso, dobbiamo tutti - persone, figli, aziende, lavoratori, anziani - sperare che gli USA continuino a spendere, perché sono l'unica fonte di domanda di beni e servizi che ancora funziona. Se si spegne quella siamo fottuti. Cioè, calano gli stipendi, schizza alle stelle la già stellare cassa integrazione, i licenziamenti galoppano, milioni di italiani perdono i diritti, perché da disperati si è ricattati da chiunque. L’economista Micheal Hudson (Univ. of Missouri, Kansas City) aggiunge: “In gioco ci sono proposte per cambiare radicalmente le leggi e la struttura della società europea. Se le forze anti-lavoro avranno successo, spezzeranno l’Europa, che diventerà una palude morta col mercato interno a pezzi. Siamo a questo punto di gravità, è un colpo di Stato finanziario in piena regola”.
La Caritas ha appena pubblicato il suo rapporto sulla Povertà ed Esclusione Sociale in Italia e vi si legge che oggi le persone che vivono sotto la soglia  di “forte fragilità economica” nel nostro Paese sono 8.370.000. Naturalmente dovremo aspettare che si arrivi ai bollini per un pasto caldo al giorno, come già accade negli USA a 40 milioni di cittadini, per accorgerci che sarà il caso di smettere di preoccuparci da veri fessi esagitati (caro popolo viola) per la messa in onda di Santoro o per le presunte malefatte di una marionetta senza potere reale".

Tutto chiaro?
Bene, allora pensiamo all'accordo sull'innalzamento del tetto del debito Usa di un mese e mezzo fa: dopo un lungo braccio di ferro tra Obama e il Congresso, tutti hanno potuto tirare un sospiro di sollievo.
Il temuto default degli Stati Uniti non ci sarebbe stato, grazie all'accordo raggiunto in extremis con cui veniva deciso questo benedetto aumento.
I Repubblicani hanno esultato, poiché in cambio Obama ha dovuto impegnarsi a non aumentare le tasse: tradotto, i ricchi, che grazie agli sgravi fiscali introdotti da Bush Jr. pagavano meno dei poveri, continueranno a pagare meno.
In più, l'accordo prevede un drastico taglio della spesa pubblica, cioè una notevole diminuzione della spesa a deficit: se effettivamente la "domanda sta appesa disperatamente alla spesa a deficit interna ed esterna degli Usa", forse dovremmo prepararci ad una catastrofe, le cui cifre saranno certo peggiori di quelle della Caritas di un anno fa.

venerdì 8 luglio 2011

DEFAULT : CI SIAMO ?

Mentre gli esperti ormai dicono chiaramente che la Grecia è fallita e in Europa si discute su quale sia l'eutanasia migliore per l'agonizzante stato ellenico, noi viviamo sempre avvolti in una bolla di sapone, che non ci consente di comprendere come la festa stia per finire anche da noi.
Già solo il fatto che una manovra finanziaria pesante come la nostra venga decisa oggi, ma inizierà a produrre i suoi effetti fra due anni, dovrebbe indurre la gente a porsi qualche domanda: è sempre più evidente- e le vicende borsistiche di oggi lo testimoniano- che questa manovra (giusta o sbagliata che sia, non importa) dovrebbe produrre effetti immediati e non futuri. Il fatto che venga posticipata è solo un espediente (patetico, tra l'altro) che i nostri politici adottano per non doversi assumere la responsabilità per gli errori commessi dal '94 ad oggi.
In altre parole, la nostra classe dirigente ha deciso scientemente di continuare a vendere fumo all'opinione pubblica per impedire una rivolta violenta in stile greco, nella speranza, infondata, che la situazione migliorasse per non meglio precisati fattori esogeni, che avrebbero consentito di continuare a mungere la vacca fino all'ultima goccia: il problema, purtroppo per noi, è che il latte non è illimitato e ormai è praticamente finito.
Per rendersene conto, basta mettere a confronto la nostra politica economica con le decisioni suicide che il governo greco sta attuando, nella speranza di evitare un default non più procrastinabile.
A questo proposito, ecco alcuni elementi estratti dall'articolo di Federico Simoncelli pubblicato sul Fatto del 29 Giugno.

 Entità della manovra: Ventotto miliardi e altri più di 50 che dovranno arrivare dalle privatizzazioni, il tutto su base quinquennale. Non è simile alla nostra?

TAGLI
  • Arriva un ulteriore taglio degli stipendi pubblici, questa volta soprattutto di quelli dei funzionari di grado più elevato che guadagnano fino a 18 mensilità. Brunetta ieri parlava di tagli agli stipendi, anche se lui, democraticamente, intende tagliare tutti gli stipendi, non solo quelli più elevati.
  • Per snellire il sovradimensionato settore statale greco è poi previsto un accorpamento degli enti, cioè una ulteriore riduzione del numero dei dipendenti. Per farlo, serviranno delle modifiche costituzionali, che renderanno possibile per il Governo licenziare con ammortizzatori sociali i lavoratori in esubero. La Gelmini con la scuola si è mossa per tempo. L'accorpamento con modifica costituzionale degli enti pubblici mi ricorda molto la proposta del PD per abolire le province. Che il fine sia lo stesso?.
  • L’obiettivo è quello di attuare 150mila tagli entro il 2015, il 20 per cento della forza lavoro statale. Beati loro, da noi i dipendenti pubblici sono 3 MILIONI e 500 MILA: pensate al 20 per cento di loro disoccupati.
  • La soglia di esenzione fiscale per i greci poi scende da 12mila a 8mila euro. Noi partiamo avvantaggiati.
AUMENTI
  •  Cresceranno le tasse sul gasolio da riscaldamento e le accise sulla produzione di benzina. A noi raccontano che è per colpa dell'arrivo di migliaia di profughi, che però in Grecia non arrivano. Saranno mica balle tipo il complotto giudaico-massonico tanto caro ai nazisti?
PRIVATIZZAZIONI
  • Nel 2011 verranno messi in vendita i pacchetti azionari che il governo detiene in aziende come Dei, la società elettrica statale, nella compagnia delle lotterie e in quella delle corse dei cavalli, nel porto del Pireo, nelle società che gestiscono l’acqua e le fognature ad Atene e Salonicco, nelle ferrovie statali. Da noi hanno tentato di privatizzare la gestione dell'acqua e stanno liberalizzando il trasporto ferroviario.
Io di economia non ci capisco quasi niente, ma non vi sembra che ci siano troppe coincidenze?