Visualizzazione post con etichetta violenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta violenza. Mostra tutti i post

lunedì 4 marzo 2013

COMINCIAMO BENE



Mi sono imbattuto nel blog della nuova capogruppo alla camera del M5S, l'onorevole - pardon cittadina/portavoce/vattelapesca - Roberta Lombardi, sedicente orgogliosa esportatrice, grazie alla sua professione, del Made in Italy.

C'è un post del 23 gennaio scorso in cui la capogruppo esprime la sua opinione riguardo le idologie, i sindacati e le associazioni di categoria. Ne consiglio vivamente la lettura integrale.

Per chi fosse troppo pigro, cito un passo che per me è notevole. Piccola premessa: è stato scritto dopo il casino scoppiato a causa del dialogo tra Grillo e i militanti di CasaPound e dopo la precisazione in cui il comico genovese si difendeva con rabbia dall'accusa di essere fascista.
Nel post della Lombardi a un certo punto si legge:

"Se parliamo delle ideologie, penso all’episodio recente di “Grillo che apre a Casapound”. Prima questione: qualcuno mi dice, finchè esistono loro il fascismo non sarà morto, quindi non mi dire che questa ideologia non rappresenta una minaccia presente. Da quello che conosco di Casapound, del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica (se vogliamo dire così), razzista e sprangaiola. Che non comprende l’ideologia del fascismo, che prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello stato e la tutela della famiglia. Quindi come si vede Casapound non è il fascismo ma una parte del fascismo. E quindi solo in parte riconducibile ad esso. Seconda questione, e questo per me è il punto fondamentale, sono 30 anni che fascismo e comunismo in Italia non esistono più. Invocarne lo spettro a targhe alterne è l’ennesimo tentativo di distrazione di massa: ti agito davanti il noto spauracchio perché voglio far leva sulle tue paure per portarti dalla mia parte. Non sono i fascisti o i comunisti che ci hanno impoverito, tolto i diritti, precarizzato l’esistenza, reso un incubo il pensiero del futuro".







Prima questione: ma questa signora sa che vive in una repubblica che oltreché essere - almeno in teoria - fondata sul lavoro ha una Costituzione di cui tutto si può dire tranne che non sia chiaramente antifascista? Da quello che conosce di CasaPound, cioè assolutamente nulla si può aggiungere, i loro simpatizzanti menano non perché violenti, ma per preservare il folclore nostrano. Una specie di carnevale un po' violento con i suoi usi e costumi. E già che c'è, c'inserisce anche il razzismo. Alla faccia dello slogan - perché allora solo di questo si tratta - che dice "nessuno deve restare indietro". Anche la xenofobia della Lega potremmo definirla folclore di questo passo.
Seconda questione: denota davvero grande amore per il qualunquismo confondere l'idologia fascista e comunista ai regimi che le applicavano, per concludere che dato che si sono estinti i secondi, allora anche le prime non ci sono più. E se per ideologie l'onorevole intendeva i rispettivi partiti, allora occorrerebbe farle notare che il Partito Comunista non c'è più da 24 anni, mentre il Partito Nazionale Fascista è per fortuna un ricordo da ben più tempo: il riferimento ai trent'anni dalla loro scomparsa non ha alcun senso.
Terza questione: se questo è il livello culturale dei neoeletti grillini - lasciamo stare le notizie da gossip di Repubblica sul senatore che non sa dov'è il senato: quelle sono cacchiate - c'è da sperare che le istituzioni che per loro sono vecchie, da spazzare via, siano più forti e servano ad educarli ai compiti istituzionali che si apprestano a svolgere. Altrimenti c'è da preoccuparsi.

giovedì 20 ottobre 2011

LA PROTESTA NON POTRA' ESSERE SEMPRE PACIFICA. BISOGNERA' SEGUIRE L'ESEMPIO DI " ER PELLICCIA " ?





Voglio essere chiaro sin da subito: penso che il movimento di protesta che ha sfilato sabato in centinaia di città del mondo dovrà in futuro prendere in considerazione l'ipotesi di "alzare il livello dello scontro", perché altrimenti non otterrà nulla di quello che chiede.

Se questa è una rivolta, la sua strada è chiaramente tracciata. Altrimenti sarà una semplice protesta per fare in modo che chi viene contestato prenda atto che non si condividono i suoi progetti: ma dubito che a chi di dovere freghi più di tanto.

E' evidente che il sistema tollera la protesta, basta che questa si svolga secondo le regole che esso stesso impone: Draghi che dice che i giovani fanno bene a protestare deve essere un grosso campanello d'allarme, perché in realtà sta facendo sapere che le proteste pacifiche non sono temute.

In questo senso quindi, come ho cercato di spiegare in un precedente post, ciò che non è pacifico non deve essere aprioristicamente condannato: sarebbe come far sapere al potere che in realtà non si intende combatterlo.

A questo punto, però, occorre analizzare attentamente quello che è successo.

In questi giorni la rete è invasa da innumerevoli commenti: chi sostiene che i "black bloc" siano infiltrati manovrati da qualcuno allo scopo di distruggere il movimento; chi esalta questa nuova ventata rivoluzionaria, asserendo che d'ora in poi bisognerà fare i conti con questa nuova realtà; chi, ancora, mette in risalto il fatto che non si trattava solo di 500 infiltrati, ma di un numero consistente di persone che, pur rappresentando una minoranza dei manifestanti, comunque godeva dell'appoggio attivo e passivo di un gran numero di persone ( seppure minoritario rispetto al totale di chi c'era).

Oggi ho trovato su "L'eco della rete" questo articolo a firma di Fiorenzo Fraioli che condivido in pieno e di cui consiglio la lettura.

In questo articolo viene spiegato in modo semplice e chiaro cosa non va nell'odierna esaltazione del mito della rivolta, che l'arresto di "er pelliccia" ha contribuito a rendere tragicomica, poiché denota una totale mancanza di assunzione di responsabilità di chi, scoperto, non ha il coraggio di farsi carico del suo gesto (lanciare un estintore e dire che lo si è fatto per tentare di spegnere un incendio è un esempio calzante di ciò); e, al contempo, vi è un'analisi sulla situazione del movimento che, dopo sabato, dovrà per forza, pena il fallimento, prendere atto che nella società odierna esistono aree di protesta radicali - cioè più violente - di cui non si può non tenere conto.

domenica 16 ottobre 2011

LA VIOLENZA E LE VIOLENZE : PERCHE' SONO UN FIANCHEGGIATORE





Una grande manifestazione pacifica a Roma di centinaia di migliaia di persone pacifiche, rovinata da poche centinaia di violenti, che hanno messo a ferro e fuoco la città eterna.
Questa la sostanza del messaggio che tutti i media hanno fatto passare, a beneficio di chi non ha partecipato.

Che questo risultato fosse stato in larga parte previsto e auspicato da qualcuno direi che può essere più che un sospetto. Del resto, fare in modo di lasciare lungo le strade di un corteo molte macchine parcheggiate non mi pare sintomo di una “gestione della piazza” oculata, anzi. Direi che si è voluto lasciare delle esche, nella speranza che certi pesci abboccassero. In più, non credo che le “forze dell'ordine” siano così inermi da non essere state a conoscenza della presenza di “poche centinaia” di violenti (mica dieci o venti scalmanati).

La mia sensazione è che si sia voluto lasciar fare proprio per ottenere il duplice risultato di far fallire la manifestazione da un lato, e di ottenere un argomento di sicura presa sull'opinione pubblica dall'altro, proprio per far affogare in un mare di chiacchiere inutili le ragioni dei manifestanti.

Direi che l'obiettivo – meglio: gli obiettivi – sono stati perfettamente centrati: il dibattito si è immediatamente spostato sulla ferma condanna delle violenze e sulla richiesta fatta chiaramente agli organizzatori, e implicitamente a tutti coloro che hanno partecipato alla manifestazione, di condannare nettamente non i singoli episodi, ma LA violenza in generale: cosa che è stata prontamente fatta.

“Chi non condanna la violenza è un fiancheggiatore” e “occorre isolare le frange violente dal movimento” sono le parole d'ordine urlate a squarciagola da tutti.

Fermiamoci però un attimo a rifletterci sopra.

Dato che personalmente sono convinto che gli episodi di violenza di ieri siano stati nella migliore delle ipotesi colpevolmente e nella peggiore volutamente provocati, sono d'accordo sul fatto che siano da condannare. Per di più, assaltare una banca (dove soldi ormai ne tengono pochini, e poi mica hanno assaltato Goldman Sachs), un supermercato, o incendiare la macchina di un anonimo tizio (anche se è un'Audi, chi ti dice che non è stata pagata a rate?), siano gesti inutili e cretini.

Aggiungo anche che in questo momento, in cui il movimento sta allargando le sue basi, è necessario il dialogo e il confronto tra tutti coloro che più o meno attivamente ne fanno parte.

Quindi sicuramente bisogna distinguersi da questi episodi. E dico distinguersi, perché sono convinto che in mezzo a quelli che sono stati definiti teppisti ci sia anche qualcuno che teppista di professione non è, ma che si sia fatto per così dire tirare in mezzo. E prima di condannarlo e isolarlo, forse sarebbe il caso di provare a spiegargli (volendo, anche a calci in culo) dove e perché sbaglia, se non, addirittura, ascoltare le sue motivazioni (se ci sono).

Se però la richiesta che viene imposta è quella di condannare non gli episodi di, ma LA violenza, allora mi dispiace, ma io sono un fiancheggiatore e secondo me sbagliano tutti quelli che non lo sono.

Provo a spiegarmi. Tutte le rivolte e/o le grandi rivoluzioni del passato hanno sempre avuto, volenti o nolenti, un carattere violento, perché solo con la violenza è possibile provocare un cambiamento traumatico di un sistema.

La rivoluzione francese è stata violenta; il Risorgimento italiano è stato violento; la lotta partigiana è stata violenta, solo per citare alcuni esempi. Ebbene, io non ho memoria di nessun personaggio che in quelle epoche si sia alzato a dire che “chi non condanna la violenza è un fiancheggiatore” o che “occorre isolare le frange violente dal movimento”.

Infine, l'esempio secondo me più importante: la lotta pacifica per l'indipendenza dell'India.

Il Mahatma Gandhi, quello vero, predicò di affrontare il proprio nemico facendosi perfino macellare col sorriso sulle labbra. Ma disse anche che se non si posseggono i mezzi per fare ciò, l'apatia non può mai essere giustificata. E allora che si imbraccino i fucili e si spari al nemico. Questo disse Gandhi.

Allora cosa facciamo ? Isoliamo e condanniamo anche lui?