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lunedì 9 luglio 2012

PAOLA FERRARI, QUANDO LE DONNE USANO MALE LA TV



Spesso la tv usa male le donne. Ma a volte, sono le donne a usare male la tv. È il caso di Paola Ferrari, giornalista di RaiSport al centro di un caso che farebbe ridere se non fosse la prova evidente che essere donne non equivale sempre a essere migliori.

Paola Ferrari, dicevamo, usa la tv nel peggiore dei modi. Tralasciando di discutere sulla professionalità della giornalista, è l’immagine che da di sé a essere desolante. Illuminazione da stadio sparata in faccia, la Nostra sembra una Madonna in piena Annunciazione, una mistica medievale colpita dal dardo dello Spirito. Pare che la Ferrari preferisca concentrarsi sull’immagine, piuttosto che sui contenuti. E quando la Rete, giustamente, sfotte, lei risponde con una imbarazzante querela a Twitter, provocando l’ilarità ulteriore degli internauti.

Paola Ferrari, piuttosto che querelare l’universo-mondo, dovrebbe ripensare il suo approccio al mezzo televisivo. È donna esperta, con una carriera ventennale alle spalle, ma evidentemente la frequentazione assidua con la regina dell’effimero Daniela Santanché ha provocato più danni del dovuto. L’immagine è tutto, il contenuto passa in secondo piano. Eppure, una donna che conduce importanti trasmissioni sportive è occasione non da poco, soprattutto in Italia, per scardinare alcuni cliché su sport e universo femminile. Peccato, però, che la Ferrari abbia deciso di abdicare al suo ruolo di giornalista sportiva per vestire i panni della bellona (apparentemente ritoccata, poi chi lo sa…) che per un’ora intera di trasmissione guarda fissa in camera, circondata dal manto luminoso che l’ha resa tristemente celebre. E allora non si offenda, la Nostra, perché se decidi di puntare sulla bellezza femminile e non sul talento, l’ironia è più che lecita. Piuttosto che querelare, torni a fare la giornalista. Piuttosto che consumare milioni di watt per illuminare il viso e oscurare le rughe, si concentri su quanto di buono sa fare professionalmente.

Perché troppo spesso ci siamo lamentati di una tv che sfrutta l’immagine femminile come mero contorno, e non possiamo accettare che sia proprio una donna a svilire la propria professionalità, a rendersi ridicola e persino a offendersi se qualcuno, bontà sua, glielo fa notare.

FONTE

lunedì 25 giugno 2012

BAR SPORT




Ebbene sì, lo confesso. Pur non interessandomi di calcio da anni, seguo gli Europei.
Una contraddizione assoluta, certo, perché guardo ventidue braccia sottratte all'agricoltura, che non saprebbero fare una "o" col bicchiere, immeritatamente strapieni di soldi e che scommettono, barano e si vendono per un piatto di lenticchie.

E dopati per giunta, mentre se fossero persone normali si chiamerebbero drogati.

A mia parziale - parzialissima - discolpa, dico che li guardo affascinato dalla loro bravura. Io che ho giocato a calcio a infimi livelli e che ho smesso quando cominciai a sentire intorno a me discorsi del tipo "qui non si gioca per divertirsi, si gioca per vincere", non sarei mai stato in grado di prendere un goal senza che anche un cieco se ne rendesse conto. Da questo punto di vista, non posso che riconoscere la loro classe sopraffina.

Quindi, come ogni italiano medio che si rispetti, ho fantozzianamente visto Italia - Inghilterra.
Una squadra, la nostra nazionale, che gioca davvero male ( anche se tutti i suoi calciatori, anche il più scarso, sono incomparabilmente meglio di tutti gli spettatori, compreso il più bravo ), contrapposta ai fondatori di questo sport, che secondo me sono rimasti nella perfida Albione e in campo hanno mandato dei sosia.

Il risultato? L'Italia sembrava uno squadrone invincibile e tale era descritta dai telecronisti - rigorosamente di parte - che, raggiungendo l'orgasmo nella loro orgia di retorica, commentavano anche il più obbrobrioso dei passaggi come se stessero descrivendo la Cappella Sistina.

Ho fatto fatica ad arrivare fino alla fine. Già all'intervallo mi aveva preso l'abbiocco.
L'unica cosa che mi ha tenuto sveglio sono stati gli estatici commenti infarciti di errori lessicali - tipo "le ripartenze", che in Italiano sono i contropiede, termine divenuto d'uso comune proprio grazie alle telecronache - e i patetici tentativi del telecronista di pronunciare correttamente i nomi dei giocatori inglesi, come quel povero giocatore di colore Young che, chissà perché, in bocca sua si trasformava miracolosamente in un più cinese Yeng. Tutto mi pareva tranne che un oriundo d'origine asiatica.

Dovrei dire che lo spettacolo vero l'hanno dato i commentatori e che questa è la migliore dimostrazione del potere deleterio della televisione, che è in grado di influenzare, peggiorandolo, il nostro modo di parlare (la congiuntivite da noi non colpisce più gli occhi, ma è una forma letale di patologia grammaticale ). Dovrei aggiungere anche che il suo messaggio è in grado di trasformare il nulla in un tutto.

Ma questo post è solo un Bar Sport...