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domenica 25 settembre 2011

PAOLO BARNARD : "IL PIU' GRANDE CRIMINE" . AGGIORNAMENTO 4: LA CANTONATA DI CANTONA

Il 7 Dicembre di un anno or sono, l'ex-calciatore francese Eric Cantona, credendosi il testimonial ideale per una campagna di protesta contro la crisi della finanza, invitava i suoi fans a ritirare i propri soldi dalle banche, per far collassare il sistema.
Questo aggiornamento a "Il più grande crimine" di Paolo Barnard spiega bene l'inutilità di una simile protesta e la "sindrome da gregge" che può colpire chi segua acriticamente lo star-system.


"Cantona ha preso una cantonata incredibile, ma fosse solo per questo chi se ne frega. Il fatto grave è che questa pietosa storia dimostra ancora una volta come ci ha ridotti il Vero Potere con la Cultura della Visibilità, parte essenziale del Più Grande Crimine. Basta infatti che un Vip qualsiasi spari la sua bordata che decine di migliaia di cittadini in buona fede gli si buttino dietro. La Rete dell'informazione, parte del piano di annullamento delle persone attive, amplifica la boutade del Vip, e così abbiamo la colossale cantonata del Cantona. Ma c'è un fatto ancora più grave, ed è che ridendo e scherzando queste sciocchezze rischiano poi di diventare azioni vere e di fare danni veri.
Il Cantona dice "La banche sono il male di tutto, perché hanno i soldi". Questo assunto fasullo sta alla base del Fantasy di Rete dove tantissimi sguazzano e producono fanta-informazione complottista, naturalmente con il lurido ebreo banchiere sempre in mezzo. Peccato che le banche non abbiano più un soldo e siano quasi tutte tecnicamente fallite.
Un dato: le banche spagnole hanno debiti per 3.464 miliardi di euro, alla faccia di chi dovrebbe essere pieno di soldi (nota: debiti reali, non fittizi, perché le banche devono sempre garantire di accettare indietro i soldi inventati che emettono ed onorarli con denaro vero, come per esempio il contante). Il fatto è che le grandi orge di denaro sono oggi avvenute sempre al di fuori del giro delle banche commerciali, cioè fuori dalle banche dei conti correnti dei cittadini che la 'cantonata' vuole prendere di mira. Tutto il peggio delle manovre criminali del Potere è accaduto nelle investment banks, negli hedge funds, equity funds, capital management funds ecc. (dove gli ordinari c/c dei cittadini non esistono affatto), tanto è vero che la fetta dei mercati finanziari posseduta dalle normali banche dei cittadini è crollata a meno di un quarto del totale. Ma il Cantona dice "andiamo in banca e ritiriamo i soldi dai c/c, e così faremo crollare il sistema di potere". E' esattamente come ci descrisse il Manzoni, andavano a linciare gli untori credendo di colpire la peste. Peccato che gli untori non fossero la peste, e che le banche dei conti correnti non siano il Potere. Ma ecco cosa accadrebbe se la ‘cantonata' realmente fosse messa in pratica da un milione di cittadini:
I cittadini 'cantonati' corrono a chiudere i c/c, chiedono quindi i contanti
Per la banca la chiusura di un conto corrente significa perdere una passività, poiché sono soldi che la banca deve al cittadino con gli interessi che gli dava. Con la ‘cantonata' le banche quindi perderebbero tutti quei passivi (nota: i conti correnti non sono mai l'attivo delle banche, contrariamente a quanto si crede, e non vengono mai usati dalle banche per speculare o far prestiti. Le banche non possono farlo, e il denaro che prestano se lo inventano di sana pianta, non usano mai il nostro pescandolo dai nostri c/c).
 Ma i contanti che le banche daranno al milione di cittadini 'cantonati' devono essere chiesti alle Banche Centrali, perché le banche non hanno mai tanto contante nei caveau, solo il minimo necessario alle operazioni quotidiane. Le Banche Centrali sono sempre obbligate a fornire i contanti su richiesta delle banche. Ma nel farlo addebitano le riserve delle banche medesime presso le Banche Centrali, le quali riserve sono gli attivi della banche, cioè i loro gruzzoli di denaro. Con la ‘cantonata', le banche perderebbero quindi grandi fette di quegli attivi quando la Banca Centrale gli fornisce il contante.
Quindi a livello di stati patrimoniali delle banche, esse perdono delle passività (1 milione di c/c ritirati) ma perdono anche degli attivi per lo stesso valore (lo stesso milione di c/c trasformati in contanti e addebitati sulle loro riserve). Risultato: vanno in pari, altro che collasso.
La 'cantonata' non sposterebbe uno spillo come lotta al Potere. Al peggio costringerebbe le banche ad alzare i costi, ma questa è un'altra storia.
Basta giocare ragazzini, la gente vera muore o si dà fuoco o piangerà una vita intera per ben altri problemi e per ben altri Poteri. Un calcio in culo a voi perditempo, e datovi da Cantona, che così è bello forte (poi Platinì pensi a girarne uno a Cantona, please).
Per tutti gli altri lettori, vi invito di nuovo a riflettere su come lavora il Vero Potere. Eccoci con in mano mezzi portentosi come la Rete, ma anche istupiditi dalla Cultura  della Visibilità che esso ha creato, e così la Rete diventa un'arma di distrazione di massa che ci allontana sempre più da un'analisi precisa di chi sia questo Potere e di come combatterlo. Lui, sempre più indisturbato, intanto ci ammazza il futuro.
Dall'Irlanda all'Italia ci sono 2 ore d'aereo per gli uomini del Fondo Monetario Internazionale... Vedete un po' voi

venerdì 23 settembre 2011

PAOLO BARNARD : IL PIU' GRANDE CRIMINE. AGGIORNAMENTO 3 : "ATTACCO AL LAVORO"

I LAVORATORI GUADAGNANO IN PROPORZIONE ALLA LORO PRODUTTIVITA’.
Oggi più che mai le macroscopiche ingiustizie e gli immensi disastri del capitalismo globalizzato devono ricadere sui lavoratori, cui viene chiesto di lavorare sempre di più con ogni forma di creativi accordi sindacali solo per garantire alle aziende margini sufficienti a rimanere sul mercato, quando non di giocarsi i profitti in scommesse finanziarie. Di fatto e conti alla mano, significa farli lavorare come limoni da spremere a stipendi fermi se non deprezzati (come i tedeschi). Gli stessi sforzi di probità lavorativa non vengono però chiesti ai manager, che sono liberi di rovinare le aziende con scelte di investimenti speculativi folli, al posto di investimenti in tecnologia e innovazione (che in Francia e Germania sono stati invece pagati dallo Stato); né alle banche che sono state lasciate libere di giocare con la finanza fino al collasso economico mondiale del 2007, che ovviamente è ricaduto sui lavoratori. Gli ideologi odierni della super produttività dei lavoratori a stipendi stagnanti sono i seguaci del Neomercantilismo (vedi sotto) e fra gli economisti John B. Clark, Dennis H. Robertson, e i loro seguaci nel Neoliberismo economico.

PER OTTENERE LA PIENA OCCUPAZIONE SI DEVONO ABBASSARE GLI STIPENDI.
Pur essendo nato da convinzioni a volte genuine, questo mantra è oggi sfruttato per ben altri fini da Confindustria e da tutta la destra economica mondiale. Esso fu riconosciuto come fasullo persino da Henry Ford già negli USA degli anni ’30-‘40. Si tratta del concetto chiave in malafede del Neomercantilismo delle grandi industrie dell’export (in particolare quelle franco-tedesche), cioè: deprimere i salari - illudendo i lavoratori che così si creerà occupazione, per esportare a prezzi concorrenziali pur creando povertà domestica.
La maggior povertà deriva dal fatto che abbassare i redditi significa anche tagliare il potere di spesa dei cittadini, che ovviamente acquisteranno meno beni e servizi, e questo a sua volta taglia i profitti delle piccole medie aziende che li offrono. Le p/m aziende sanno di non vedere e ovviamente non assumeranno in quelle condizioni, e non solo, neppure investiranno, e anche questo limita l’offerta di posti di lavoro. Infine esse licenzieranno e precarizzeranno, il che completa il girone infernale di una crescente disoccupazione. Ma è proprio la massa disoccupata che fa il gioco dei Neomercantili, che così possono ricattare i lavoratori in competizione fra loro assumendoli per paghe da fame. Si tratta del ‘vangelo’ di tutti gli economisti Neoclassici, come Gerard Debreu, Kenneth Arrow, Frank Hahn, ma anche della scuola austriaca di Von Mises e Hayek, dei New Keynesians conservatori come Greg Mankiwe dei Neoliberisti in generale.Nell’attacco al lavoro, si aggiungono altre idee, che hanno origine nella modernità.

LA SUPREMAZIA FUTURA SARA’ DEGLI STATI CHE ACCUMULERANNO PROFITTI INFLIGGENDO POVERTA’ NEL LAVORO.
Fu descritta dall’economista francese Francois Perroux nel 1933 e diventerà la legge suprema del Neomercantilismo franco-tedesco cui ho accennato sopra. Oggi è in piena voga in Europa. In passato l’unica arma degli Stati europei per difendersi dal Neomercantilismo franco-tedesco fu il potere di svalutare la propria moneta sovrana (lire, peseta, dracme ecc.) per vendere i propri prodotti a prezzi competitivi rispetto a Francia e Germania. Per impedirgli ciò, la Germania impose nel 1979 il Sistema Monetario Europeo, e dopo il suo crollo, il sistema euro moneta unica. Oggi gli Stati dell’Eurozona, non potendo più svalutare le monete sovrane (non le abbiamo più), sono costretti per competere a svalutare il costo del lavoro, cioè calo dei redditi.

ABBASSARE LA DISOCCUPAZIONE CREA INFLAZIONE.
Fu partorita dal monetarista Milton Friedman, della scuola di Chicago negli anni ‘60 e ‘70. Egli sostenne che esiste un tasso ‘naturale’ di disoccupazione che non va assolutamente alterato con interventi governativi, perché se lo di fa si innesca una spirale di inflazione fuori controllo, e questa distrugge l’economia. Tali idee furono usate come trucco ideologico per mantenere la disoccupazione esistente, cioè in essere, e poterla usare come strumento di politica per ricattare il mondo del lavoro, mentre la si poteva eliminare del tutto (si legga LA PIENA OCCUPAZIONE ERA POSSIBILE, Il Più Grande Crimine).


I PROFITTI FAVOLOSI SONO NEL MERCATO FINANZIARIO, NON NELLA PRODUZIONE DI COSE CONCRETE.
E’ l’idea che travolge il mondo produttivo negli anni ’80, quando si fa strada la realizzazione che il denaro può rendere assai di più se sottratto agli investimenti tradizionali (beni materiali, produzione) e investito in speculazioni finanziarie (borsa, valute, derivati…). Nel gioco dei numeri che moltiplicano altri numeri si buttano sia i cittadini (fondi pensione, polizze vita, risparmi…) che le aziende, che deviano verso le scommesse finanziarie sempre più capitali, a scapito di investimenti e innovazione. Nascono i fenomeni del Pension Fund Capitalism e Money Manager Capitalism. La stessa realizzazione si accende fra le banche, che calano vistosamente nel loro tradizionale modo di far profitti (i prestiti) e si buttano anche loro a far diavolerie in finanza speculativa. Risultato: si creano così delle immense bolle speculative che poi regolarmente esplodono, trascinandosi con sé le banche, i risparmiatori e le aziende. Risultato del risultato: le banche vanno in rosso e smettono di prestare quel poco che prestavano, le aziende perdono i prestiti e anche i denari scommessi nelle bolle, e alla fine tutto ricade sui lavoratori, con la solita litania dei licenziamenti, precarizzazione ecc.
Il padrino di questo disastro fu senza dubbio Alan Greenspan, quando da governatore della Federal Reserve (banca centrale americana) diede il via a politiche monetarie che rendevano disponibili quantità immense di denaro a tassi favorevoli agli speculatori: il notorio fenomeno del Greenspan put. A far profitti furono e sono ovviamente le grandi assicurazioni – le top sono AIG, ING, Allianz, Generali, China Life, AXA Group, Zurich, Munich Re, Prudential, Sun Life; i fondi pensione privati – i top sono General Motors Fund, General Electric, BT Group, AT&T, Verizon, Barclays Bank, Lloyds TSB, Citigroup; gli equity funds – i top sonoThe Carlyle Group, Goldman Sachs Principle, TPG, Apollo Global, Bain Capital, Balckstone Group, 3i Group, Advent, Providence Equity; le banche d’investimento, fra cui svettano Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Morgan Stanley, Bank of America, Barclays Capital, Credit Suisse, Deutsche Bank, UBS, HSBC, BNP Paribas, ING Groep, Banco Bilbao, Rabobank, Banco Santander, Nomura, Wells Fargo, Societé General, Lloyds TSB. In Italia le top sono Unicredito Italiano, Intesa Sanpaolo, Monte Paschi Siena Finance, Market Capital Italia, Mediobanca, Eidos Capital; e infine un esercito di singoli investitori troppo immenso per essere nominati qui.

PRIVATIZZARE PER RIPIANARE IL DEBITO PUBBLICO E PER APRIRE ALLA CONCORRENZA A FAVORE DEI CITTADINI.
Un altro mantra ossessivo del Neoliberismo economico, spinto dalle Fondazioni col solito meccanismo della colonizzazione dei cervelli dirigenziali. Le privatizzazioni e liberalizzazioni sono partite con impeto dai primi anni ’80 in USA e GB (Reagan e Thatcher), e negli anni ’90 in Italia (gov. tecnici e centrosinistra al top), imposte dai sopraccitati fantasmi del debito pubblico e del deficit. Oltre a non aver affatto alleggerito il debito pubblico, esse hanno permesso svendite di beni edificati con decenni di lavoro pubblico a speculatori privati con favoritismi scandalosi (prezzi stracciati e lo Stato che ristrutturava le aziende a sue spese prima di darle ai privati). Inoltre hanno di fatto portato alla creazione di monopoli (detti cartelli) in finta concorrenza dove i giganti finanziari hanno acquisito il dominio del mercato mangiandosi i concorrenti piccoli, e oggi ne dettano i prezzi (alti).
Infatti il Price Cap prevede piena soddisfazione degli investimenti con le tariffe delle bollette, perciò più aumentano gli investimenti più van su le tariffe; inoltre, sui costi delle privatizzazioni, e quindi nella bolletta, pesano anche le enormi commissioni che le banche di intermediazione pretendono all’atto delle privatizzazioni. Infine, nel campo della privatizzazione dei servizi essenziali (acqua, gas, sanità, anagrafi, trasporti, autostrade ecc.), il cittadino diviene prigioniero dei privati, poiché non può scegliere di non acquistare quei servizi (non può non bere, non cucinare, non curarsi ecc.) e li dovrà pagare a ogni costo, anche a tariffe alte, garantendo ai privati i profitti (Captive Demand). Nel mondo del lavoro le privatizzazioni hanno portato a licenziamenti e precarizzazione in massa, fino al notorio fenomeno dello slimming down, dove le nuove aziende quotate in borsa acquistano di valore se licenziano, e i manager son premiati con bonus milionari. I grandi privatizzatori italiani sono stati: Romano Prodi, Carlo Scognamiglio, Mario Draghi, Giuliano Amato, Franco Bassanini, Vincenzo Visco, Massimo D’Alema, Beniamino Andeatta, Carlo A. Ciampi, Guido Carli, Lamberto Dini, Tommaso Padoa-Schioppa, Enrico Letta, Mario Monti. E naturalmente, LO STATO NON DEVE SPENDERE A DEFICIT PER IMPIEGARE I DISOCCUPATI, I LICENZIATI, I PRECARI. Di cui ho già detto sopra.


martedì 19 luglio 2011

S. RAFFAELE O S. PATRIZIO ?

Suicida Mario Cal, numero due di don Verzè alla guida dell'ospedale San Raffaele di Milano. Il suo legale ha dichiarato che "era preoccupato perché non c'erano più i soldi per pagare i fornitori".
Settimana scorsa, Cal era stato sentito dai magistrati della procura in qualità di testimone sul buco nero nei bilanci dell'ospedale preferito da Berlusconi: il premier, all'epoca palazzinaro rampante, era addirittura riuscito a far spostare le rotte degli aerei diretti a Linate, per impedire che il loro sorvolo disturbasse i futuri degenti della struttura allora in fase di realizzazione (e per fare in modo che le sue case di Milano2 aumentassero di valore, con un ospedale vicino)
In seguito il premier avrebbe avviato una serie di compatercipazioni finanziarie con don Verzè.
Il suicidio di Cal getta sinistre ombre sulla reale entità del buco nelle casse della società che gestisce il nosocomio, che in questi anni ha ricevuto generosi finanziamenti dalle banche.
Adesso staremo a vedere come si procederà al risanamento economico: intervento pubblico per salvare la struttura privata, oppure intervento del Vaticano?
Pagheremo noi o pagheranno loro?