Visualizzazione post con etichetta Concordia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Concordia. Mostra tutti i post

venerdì 20 gennaio 2012

SULLE NAVI COSTA : 500 DOLLARI AL MESE PER 84 ORE LAVORATIVE A SETTIMANA

Il Fatto Quotidiano 
 
La testimonianza di chi lavora per la compagnia raccontano l'altro lato della crociera: contratti a tempo, nessun rispetto delle regole e maestranze straniere per i posti più umili
 
I dipendenti a bordo delle 25 navi della Costa Crociere sono in totale 18 mila. “L’80 per cento di loro ha meno di 40 anni e proviene da 70 paesi diversi”, dice l’azienda. Fatta eccezione per gli ufficiali, quasi tutti italiani e ben pagati, i membri dello staff sono per lo più giovani provenienti da Asia e da America Latina. I più numerosi sono i filippini, seguiti da indiani e indonesiani. A loro vengono affidati i compiti più umili, come la pulizia delle camere o il lavaggio delle stoviglie.
 
Gli europei lavorano invece a contatto con il pubblico, dall’animazione all’accompagnamento turistico. Funzionava così anche per i 1.026 membri dell’equipaggio della Concordia, tra cui c’erano 296 filippini, 202 indiani, 170 indonesiani e 144 italiani. Le condizioni di lavoro? Herbert Rodelas è un filippino di 28 anni sbarcato a novembre dalla Costa Magica. Lavora per la compagnia dal 2005 come uomo delle pulizie: “Il mio ultimo stipendio è stato di 547 dollari al mese. Lavoro in media 12 ore al giorno, sette giorni su sette”. Va un po’ meglio ai camerieri. Brijesh Patel, indiano, ha lavorato per Costa Crociere dal 2000 al 2007: “Lo stipendio iniziale era di 550 euro, ma con le mance capitava di raggiungere anche 1.500 euro”. I ritmi di lavoro? “Dalle 12 alle 14 ore al giorno, sette su sette”. Brijesh Patel è stato fortunato: il suo stipendio gli è sempre stato versato in euro. “A febbraio del 2010″, racconta Herbert Rodelas, “la compagnia ha iniziato a pagare noi extracomunitari in dollari. Con un cambio uno a uno: quindi i miei 547 euro si sono trasformati in 547 dollari”. Una perdita secca, a valori attuali, di circa 150 dollari al mese.
 
Proteste? “Nessuna, temevamo di perdere il posto”. Già, perché i contratti di lavoro sulle navi sono a tempo determinato, vanno dai quattro agli otto mesi. E non esistono garanzie di rinnovo. Anche gli europei non se la passano bene. Monica Lommi, 35 anni, è stata a bordo delle navi Costa come accompagnatrice turistica, posto per cui è richiesta la conoscenza di almeno tre lingue: “Lavoravo dalle 10 alle 15 ore al giorno, sette giorni su sette. Così per tutti i sei mesi di contratto. Lo stipendio? 900 euro al mese”. La legge italiana prevede che sulle navi da crociera non si possa lavorare in media più di 11 ore al giorno. Leo Gaggiano, referente unitario della Cgil per il gruppo Costa Crociere, assicura che “i dipendenti della compagnia lavorano al massimo 10 ore, ogni settimana beneficiano di una giornata di pausa e le loro paghe sono superiori a quanto stabiliscono le organizzazioni internazionali”.
Tutti i lavoratori del gruppo contattati sostengono però un’altra versione. Come Melissa Virdi, 30 anni, operatrice al front desk, compito per cui è richiesta la conoscenza scritta e orale di almeno quattro lingue: “Ero occupata sette giorni su sette, per almeno 12 ore al giorno, turni notturni compresi, e lo stipendio era di 700 euro al mese”. Come è possibile? Il trucco lo spiega una manager che per Costa Crociere continua a lavorare e perciò preferisce l’anonimato: “Ogni 15 giorni dobbiamo inserire in un modulo elettronico le ore lavorate dai dipendenti del nostro ufficio. Il programma non permette però di riportare una media superiore alle 11 ore al giorno, quindi i dati ufficiali non sono reali”.
Ecco spiegata la bella vita di chi lavora sulle navi da crociera. Gente che dorme in cabine da 6 metri quadri, da dividere in due, senza un oblò perché quelli sono riservati ai clienti. Gente che ci ha rimesso la vita davanti all’isola del Giglio. E’ così, grazie all’abbattimento dei costi della manodopera, che i clienti possono permettersi crociere a prezzi abbordabili. Anche in virtù di quei filippini bistrattati perché incapaci di parlare italiano. D’altronde sarebbe difficile trovare migliaia di connazionali disposti a ricevere uno stipendio di 500 dollari al mese per una media di 84 ore lavorative a settimana.
E infatti, nonostante la maggioranza dei clienti sia italiana, parlare la nostra lingua non è indispensabile per lavorare sulle navi della Costa. Il requisito fondamentale è la conoscenza basilare dell’inglese. Su una cosa i dipendenti tengono però a fare chiarezza: la preparazione alle emergenze. Tutti i lavoratori prima di imbarcarsi devono sostenere a spese proprie (500 euro) il Basic Safety Training, un corso di tre giorni in cui vengono addestrati alle tecniche antincendio, al salvataggio in mare e alle operazioni di primo soccorso. A ciò si aggiungono le simulazioni di abbandono nave: procedure che ogni lavoratore deve svolgere una volta iniziato l’imbarco. Sono le stesse esercitazioni che i passeggeri saliti a Civitavecchia avrebbero svolto sabato, a 24 ore dall’inizio della crociera, proprio come prevede la legge.





giovedì 19 gennaio 2012

E' TUTTA COLPA DEL COMANDANTE ?





Sono giorni ormai che si parla del naufragio della Costa Concordia e si cerca in tutti i modi di dimostrare come la tragedia abbia potuto verificarsi solo perché al comando di quella nave c'era un incapace che è impazzito e ha commesso una serie di errori madornali, tentando infine la fuga per sottrarsi alle proprie responsabilità.

Certamente, se le cose stessero così, il problema sarebbe risolto: il comandante Schettino non comanderà una nave fino alla fine dei suoi giorni e tutti i croceristi potranno tranquillamente salire a bordo tranquilli, per godersi la loro sospirata vacanza.

Non so perché, ma la storia dell'errore umano che una volta rimosso risolverà tutti i problemi mi sembra talmente semplice da suonarmi fasulla.

Per prima cosa, navi come la Costa Concordia non sono navi. Sono enormi centri commerciali galleggianti, che imbarcano a bordo una quantità di persone talmente spropositata da metterle intrinsecamente già in pericolo solo per il fatto stesso di trovarsi tutte nello stesso posto. Il naufragio della nave è lì a dimostrarlo: molti naufraghi si sono lamentati del fatto che non c'era personale ad aiutarli. Tutti fuggiti? Non penso proprio. Forse, più semplicemente, non erano abbastanza: queste sono navi moderne e la tecnologia ha sostituito il fattore umano. Va tutto bene, finché non arriva il momento in cui il computer non ti può aiutare ad evacuare.

Il capro espiatorio serve a far sì che non si parli di tutti i problemi veri che il diastro ha messo a nudo.

Se la colpa è solo del capitano che è incompetente e pavido, perché mai l'amministratore di Costa Crociere si è sentito in dovere di assicurare che le loro navi sono sicure? Avrei trovato molto più logico che assicurasse i potenziali clienti che i comandanti delle altre navi della compagnia non sono degli incapaci come lui.

Altra cosa che suona falsa come Giuda è quell'assicurazione - fatta tra le lacrime - che lo scopo della compagnia è l'etica e la sicurezza. Pensavo che il loro scopo fosse il guadagno.

Il vero problema non è che un incompetente era al comando di quella nave.
Il vero problema è che esistono navi come quella.